Un legame forte, che rimane nel tempo, il culto nella chiesa dell'Annunziata, a partire dal secolo scorso, di Santa Rita da Cascia, la santa agostiniana molto cara a papa Leone XIV

Il rettore monsignor Mario Iadanza ringrazia il parroco della nuova chiesa alla Pacevecchia, don Teodoro Rapuano, per aver voluto perpetuare la tradizione. La Santa degli impossibili a ciascuno di noi dice qualcosa con il solo fine di portarci a quel Crocifisso che lei mostra costantemente

E' un legame forte che rimane nel tempo il culto in questa chiesa, dal secolo scorso, di Santa Rita, la santa agostiniana molto cara a papa Leone XIV.
Grazie dunque a don Teodoro Rapuano, parroco della nuova chiesa che sta a guardia della città alla Pacevecchia, intitolata alla santa, che ha inteso proseguire nella tradizione e celebrare qui l'Eucarestia.
E' quanto ha detto mons. Mario Iadanza, rettore della chiesa dell'Annunziata dove, sin dall'inizio del Novecento, era praticato il culto per la Santa degli impossibili.
La statua, quella originale in carta pesta ed arti in argilla, è conservata nella chiesa alla Pacevecchia.
Quella che sull'auto è giunta qui stasera, è in vetroresina e quindi resistente ai disagi del trasporto ed eventualmente delle avversità atmosferiche. 
In questa chiesa, è stata celebrata la Santa Messa e la benedizione delle rose.
Poi la statua, in forma privata, è tornata nella sua attuale sede.
La processione non si è tenuta più in prosieguo, come negli anni passati, ma ci sarà domani sera nel territorio parrocchiale.
La Messa ha inizio, ha detto monsignor Iadanza che l'ha celebrata, con rito penitenziale invitando al perdono reciproco.
Attenzione però perché solo da mani pulite può venire la vera lode al Signore e sono quelle le sole lodi che egli gradisce.
Monsignor Idanza a proposito ha anche sottolineato il forte no alle forti beghe anche familiari, ai cosiddetti fratelli coltelli, agli odi più forti ed inveterati.
E' l'amore che ci viene da Dio che deve invece circolare nelle nostre comunità.
Celebriamo qui la memoria liturgica di Santa Rita, che cade domani, che è la vittoria dell'amore.
Rita è stata testimone dell'amore di Cristo ed è lei che deve portarci a Gesù. Guai se ci fermiamo a lei perché la nostra così diventa idolatria.
Rita è una mistica e come tale vive la passione di Cristo cui ci conduce.
Don Mario Iadanza ha quindi insistito sulla necessità della pace nel mondo.
L'ultima guerra mondiale ha prodotto 150 milioni di morti e questo porta l'apostasia di Dio.
Ed allora siamo liberi e riscopriamo la nostra funzione di figli, una parola che in latino vuol dire proprio, libero.
Santa Rita è stata una donna, ma anche una moglie, una mamma che ha avuto anche grandi problematiche con suo marito.
Oggi la violenza da lei subita sarebbe stata denunciata ai magistrati ma lei riuscì a cambiarlo il consorte.
I tempi in cui visse la santa furono terribili ed anche all'interno della Chiesa stessa era questo il clima.
E dunque riflettiamo quando diciamo che i tempi di una volta sono stati migliori di quelli che viviamo oggi.
Santa Rita, ha concluso monsignor Iadanza all'Omelia, a ciascuno di noi dice qualcosa con il fine di portarci a quel Crocifisso che lei mostra costantemente.
Don Mario Iadanza ha quindi ringraziato i parrocchiani di don Teodoro che hanno riempito la chiesa, una chiesa che è tenuta aperta la domenica mattina con la Santa Messa che è seguita da un gruppo non molto numeroso di fedeli della zona.
Per finire diciamo che le parti salienti della celebrazione eucaristica sono state sottolineate, all'organo, da Argemino Parente (nella settima foto in basso).
Non rinunciamo, per concludere, alla sottolineatura che, inascoltati, facciamo ogni anno.
Anche stavolta nessuno si è curato di tenere pulita la piazza (nell'ultima foto in basso).
Qui la politica c'entra poco o niente.
Ci sono tanti dipendenti del Comune.
Possibile che nessuno sapesse di questo evento e non abbia mandato qualcuno a pulire per rendere più decoroso ed accogliente questo luogo?

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