Tra i personaggi che nel tempo hanno fatto emergere nel nostro territorio la propria figura, Peppino De Lorenzo si sofferma su Reparata, la mitica materassaia che, negli anni Sessanta, entrava nelle abitazioni di tanti beneventani per cardare la lana
Qualche mese fa, tra i personaggi che nel tempo hanno fatto emergere nel nostro territorio, fors'anche senza volerlo, la propria figura, Peppino De Lorenzo si soffermò su Reparata, la mitica materassaia che, negli anni Sessanta, Settanta entrava nelle case di tanti beneventani per "cardare" la lana che, con l'uso quotidiano, si era infeltrita.
De Lorenzo, nel concludere il suo ricordo, rivolse un accorato appello rivolto a qualche erede di Reparata che, leggendo le sue righe, si facesse avanti, con l'intento di meglio evidenziare, a suo dire, il ruolo insostituibile che Reparata ebbe nella storia degli artigiani del nostro territorio.
Il che si scorge, segnatamente, oggi, in cui il calore umano, in tutti i settori, è svanito nel nulla.
L'appello di Peppino De Lorenzo è stato recepito.
Di qui, quanto lui scrive.
"Dopo avere ricordato Reparata, la materassaia degli anni oramai lontani, simbolo degli artigiani del nostro territorio, al mio appello se vi fosse stato in vita qualche suo erede, aveva fatto seguito un silenzio assordante.
Il ricordo, però, avendo lei animato la mia infanzia e la prima giovinezza e non solo le mie, ma anche quelle di tanti miei coetanei, sarebbe rimasto custodito, gelosamente, nei nostri cuori.
La sua permanenza, talvolta per intere giornate, nelle nostre case per "cardare" la lana che, con l'uso quotidiano dei materassi, si era infeltrita, rappresentava sempre un rito.
All'improvviso, nel corso di un pomeriggio di qualche settimana fa, imprevista ed inattesa, una telefonata allo studio.
La mia segretaria: "Dottore, al telefono c'è un signore che gradirebbe parlarvi. Mi ha riferito di avere conosciuto, e come, Reparata, la materassaia di cui voi avete scritto, poco tempo fa, su "Gazzetta".
Non ho indugiato al fine che venissi posto in contatto con lo sconosciuto interlocutore.
"Mi scusi, dottore, così lui ha esordito, sono Giovanni Impronta. Mi ha commosso non poco il suo ricordo di Reparata, la materassaia, con la quale ho trascorso la mia fanciullezza".
Alla mia pronta disponibilità, un racconto meraviglioso con particolari che non conoscevo.
La stessa foto di Reparata (in quella di apertura), da lui, poi, fattami pervenire, mi ha permesso di rivedere il volto solare di quest'ultima, bassa di statura, con i capelli neri ed uno sguardo vivo ed indagatore.
In questo modo, nel corso di un lungo e piacevole colloquio, Impronta mi ha descritto la vita di questa donna.
Reparata Emanuele, il suo nome, nata il 27 ottobre 1897.
Abitava in via Mario Verrusio, la stradina che fiancheggia piazza Santa Maria.
Nel portone di casa sua c'era un antico pozzo con tante scritte in latino intorno. Oggi, quel pozzo è ancora nella stessa sede.
Accanto una porta ove una scala, lì posizionata, permetteva di andare al piano superiore.
Dietro un fazzoletto di terra ove Reparata teneva un pollaio. Lì, ogni mattina, si riforniva di uova fresche.
Era solita raccontare che in quell'immobile fossero vissute delle suore e che lei, spesso, è ovvio per suggestione, di notte ascoltava le loro voci.
Era sposata con Raffaele Rizzo, classe 1896 (nella prima foto in basso).
Questi possedeva una carrozza, trainata da un cavallo di razza.
Era una di quelle che, all'epoca, sostava, in attesa di passeggeri, dinanzi al Duomo (nella seconda foto in basso).
Non avevano figli e, per questo, si presero cura, sin da piccolo, del padre di Giovanni Impronta, mio odierno interlocutore, Antonio, essendo vicini di casa.
Tennero, poi, a battezzo il fratello di Giovanni, Raffaele.
Tantissime le feste di Natale e Pasqua trascorse insieme.
In sostanza, la famiglia Impronta visse per lunghi anni in sintonia con Reparata e suo marito.
Giovanni, nel farmi questo racconto, è apparso emozionato ritornando al tempo della sua fanciullezza e mi ha ringraziato per avere ricordato, a distanza di tanti anni, questi due personaggi.
Raffaele Rizzo morì nel 1982, mentre Reparata, dieci anni dopo, nel 1992 (nella terza e quarta foto in basso, i loro sepolcri nel Cimitero di Benevento).
Nel venire a conoscenza di questi meravigliosi ricordi, mi sono soffermato sulla vita che spesso riserva ad ognuno di noi le più variegate esperienze.
La figura di Reparata, oramai dimenticata, a distanza di decenni, è stata rinverdita, guarda caso, da quel fanciullo dell'epoca in cui lei era in piena attività che si deliziava nel vederla all'opera, divenendo un suo piacevole aiutante.
Allora, mentre "cardava" la lana, Reparata tutto questo non lo avrebbe mai e poi mai ipotizzato".