Solenne celebrazione dell'Ottantesimo anniversario dalla nascita della Repubblica Italiana. L'unità nazionale è un impegno morale e politico che impone di sostenere i territori più fragili e di garantire a ogni cittadino le stesse possibilità

L'Italia siamo noi. Quell'Italia costruita dalle tre culture, cattolica, laica e marxista, che pur nella diversità delle posizioni seppero incontrarsi e avviare un dialogo che portò alla nostra Costituzione entrata in vigore nel 1948 hanno commentato Mastella e Lombardi alla Festa del 2 giugno sempre poco partecipata dai beneventani

Gli 80 anni dal voto popolare, per la prima volta in Italia a suffragio universale, quindi con la partecipazione anche delle donne, che indicò la nascita della Repubblica Italiana, bocciando la Monarchia, resasi complice del Fascismo e fuggita nel 1943 vergognosamente da Roma davanti alla minaccia tedesca, sono stati celebrati a Benevento in questo 2 giugno, come da tradizione e da protocollo, davanti al Monumento ai Caduti. In considerazione della cifra tonda raggiunta dall'evento fondante le nostre Istituzioni democratiche, il programma, curato dal prefetto Raffaela Moscarella, è stato ampliato tanto che l'evento celebrativo si articola in più momenti, che prevedono anche il trasferimento delle autorità a Montefalcone Valfortore per un incontro con i sindaci e i cittadini dell'area fortorina e quindi il ritorno nel capoluogo per gli ulteriori due momenti: La Calata del Tricolore dal Palazzo del Governo alle 19.30 con l'intervento dei Reparti dei Vigili del fuoco e quindi nella Cassa Armonica nella Villa Comunale con l'esibizione musicale della Fanfara dei Carabinieri e la consegna delle onorificenze dell'Ordine "Al Merito della Repubblica Italiana".
Nonostante il solenne anniversario, la partecipazione popolare ai piedi del Monumento di Pubblio Morbiducci è stata in verità scarsa, ma questa è una costante molto criticabile che segnaliamo ogni volta su questo giornale, complice, diciamo così, il gran caldo e il lungo ponte che ha evidentemente invogliato molte famiglie ad una gita lunga al mare.
Nonostante ciò, la cerimonia è stata al solito molto intensa, soprattutto quando in onore ai Caduti di tutte le Guerre è risuonato il Silenzio, eseguito con maestria da un allievo del Conservatorio Statale di Musica "Nicola Sala", che come da tradizione ha partecipato alla cerimonia.
Lo schieramento di un picchetto interforze con la partecipazione dei Carabinieri, degli agenti della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, della Polizia Penitenziaria, integrato dai Vigili del Fuoco, dal personale del Volontariato, del 118 e della Polizia Municipale, ha reso gli onori ai Labari del Comune Medaglia d'oro e della Provincia, e al prefetto che ha passato in rassegna, scortata dal colonnello comandante provinciale dei Carabinieri, Marco Keten, anche le Associazioni Combattentistiche, d'Arma e di Volontariato schierate con i propri Gonfaloni, mentre i ragazzi del Conservatorio facevano risuonare "La leggenda del Piave".
Al palco d'onore sono stati presenti il senatore Domenico Matera, il deputato Francesco Maria Rubano, i consiglieri regionali Pellegrino Mastella e Fernando Errico, molti sindaci con la fascia tricolore, i comandanti dei Corpi delle Forze dell'ordine e dei Vigili del Fuoco, il vescovo di Cerreto Sannita-Telese Terme-Sant'Agata dei Goti, monsignor Giuseppe Mazzafaro e l'amministratore dell'Arcidiocesi, monsignor Francesco Iampietro che ha benedetto la Corona d’alloro.
Dopo la Cerimonia dell'Alzabandiera con l'Inno d’Italia, sempre eseguito dai ragazzi del Conservatorio e cantato a squarciagola dai picchetti presenti, la Corona, poi scortata da due agenti di Polizia di Stato, accompagnata dal prefetto, dal colonnello Keten, dal sindaco di Benevento Clemente Mastella e dal presidente della Provincia Nino Lombardi, è stata deposta davanti al Monumento ai Caduti mentre due Carabinieri in alta uniforme rendevano il saluto.
E' stato quindi letto dal prefetto Moscarella il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, indirizzato ai prefetti per il 2 giugno. Mattarella ha ricordato che in quella giornata del 1946 "il voto del popolo italiano segnò, dopo il ventennio fascista, la tragedia bellica, la lotta di Liberazione, una svolta nella storia del Paese, ponendo le basi per edificare, sulle solide fondamenta della Costituzione, un nuovo patto civile, ispirato ai principi di libertà, uguaglianza e solidarietà, spinto da una intensa sete di pace".
Il presidente ha sottolineato che "la Repubblica nacque da un corale e sincero esercizio di democrazia.
Ne fu protagonista il popolo italiano che affluì con straordinaria partecipazione e compostezza ai seggi, per la scelta dell'ordinamento dello Stato e l'elezione dell'Assemblea costituente. Ne furono protagoniste, in particolare, le donne, chiamate per la prima volta alle urne nella storia d'Italia, per le elezioni amministrative nel corso di quell’anno e per le consultazioni del 2 giugno".
Infine, il presidente, nel sollecitare ancora una volta la memoria di quei momenti rifondativi del nostro Paese dopo la catastrofe della guerra, ha raccomandato la fedeltà "agli ideali repubblicani, proiettati nell'orizzonte europeo" e lo ha fatto "richiamando i volti e la passione civile di tanti cittadini, di tante donne e uomini delle istituzioni, che generosamente, in ottant'anni di vita della Repubblica, nei ruoli e nelle circostanze più diverse, hanno contribuito al suo sviluppo".
Quindi c'è stata la lettura del messaggio del ministro della Difesa, Guido Crosetto, da parte del colonnello Keten, il quale ha detto che questo 2 giugno non è un giorno qualsiasi: "Celebriamo la Festa della Repubblica, il giorno in cui gli italiani, con una scelta libre e coraggiosa, decisero di affidare il futuro del Paese alla libertà, alla democrazia, alla partecipazione, ai diritti fondamentali, al rispetto della dignità della persona e all’equilibrio tra i poteri dello Stato. Principi che, da ottant’anni a questa parte, hanno trovato e trovano fondamento e tutela nella nostra Costituzione e nella nostra Repubblica.
Quel 2 giugno 1946 segnò l'inizio di una nuova stagione della nostra storia.
L'Italia, uscita da una guerra mondiale devastante e da una terribile dittatura, nonché dalle ferite più profonde che quei lutti avevano arrecato, trovò la forza di rialzarsi scegliendo la libertà, la responsabilità e la fiducia nelle istituzioni democratiche.
Per la prima volta, non solo tantissimi cittadini italiani, ma anche quasi tredici milioni di donne italiane, furono chiamate a votare, e ventuno di loro entrarono nell'Assemblea Costituente, contribuendo a costruire le basi della nostra Repubblica".
Ha quindi preso la parola, come da protocollo, il sindaco del capoluogo, che ha innanzitutto voluto rendere omaggio alle donne che per la prima volta ebbero il diritto al voto (c'è una tradizionale correzione da fare: il primo voto alle donne non fu concesso il 2 giugno del 1946 ma qualche mese prima, alle elezioni amministrative, con decreto del marzo 1945), ricordando il volto di quella ragazza sorridente che apparve su "Il Corriere della sera" (in verità apparve su "Tempo", una fortunata rivista dell'epoca, e aveva come sfondo il "Corriere della Sera").
Poi Mastella, citando Italo Calvino, Alcide De Gasperi e Francesco De Gregori, ha ricordato un celebre verso di quest’ultimo: "L'Italia siamo noi".
Quell'Italia costruita dalle tre culture, cattolica, laica e marxista, che, ha detto Mastella, pur nella diversità delle posizioni seppero incontrarsi e seppero avviare un dialogo che portò alla nostra Costituzione entrata in vigore nel 1948.
Una Costituzione che, ha continuato Mastella, riconobbe cinque diritti fondamentali per tutti i cittadini: sanità, istruzione, sciopero, libertà dei partiti politici, eguaglianza. Mastella ha quindi sottolineato che oggi il nostro Paese deve essere impegnato in un grande progetto, quello della "radicanza", cioè quello del lavoro a favore dei giovani per restare nelle proprie terre d’origine senza dover cercare lavoro altrove.
Ha concluso invocando la pace e invitando a lavorare affinché l'Intelligenza artificiale non abbatta la preminenza della ragione e dell’umanità.
Ha terminato la cerimonia il presidente Lombardi, che ha voluto anche lui rendere omaggio alle donne e al loro voto, che poi portò tante donne, personalità eminenti, all'interno dell'Assemblea Costituente.
Quello slancio civile, ha continuato Lombardi, animò e sostenne il grande cammino democratico e la sua visione alta dell'uomo e della società, dove si incontrano diritti e doveri, persona e comunità. Proprio per il concetto di eguaglianza di tutti i cittadini, ha continuato il presidente, non possono e non devono esistere territori privilegiati e territori dimenticati. Nord e Sud sono parti essenziali della stessa comunità nazionale e meritano uguali opportunità di crescita, sviluppo e dignità.
L'unità nazionale è un impegno morale e politico che impone di colmare i divari, di sostenere i territori più fragili e di garantire a ogni cittadino le stesse possibilità di crescita e di realizzazione.
Le infrastrutture materiali e immateriali debbono trovare il loro completamento, ha invocato il presidente, così come l'assistenza sanitaria.
In Europa, l'Italia deve costruire un futuro all'altezza delle aspirazioni delle nuove generazioni, alle quali dico: "Siate esigenti e coraggiose come chi, ottanta anni fa, costruì il nostro Paese".

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