Si completa il quadro degli scultori calabresi, attivi a Benevento, parlando di Michelangelo Parlato, artista che ha avuto con la nostra città un rapporto non occasionale, ma prolungato nel tempo

Si completa il quadro degli scultori calabresi, attivi a Benevento, parlando di Michelangelo Parlato, artista che ha avuto con la nostra città un rapporto non occasionale, ma prolungato nel tempo

I suoi primi lavori nel 1936 li troviamo sul campanile di Santa Sofia. Dello stesso periodo un busto di Giuseppe Alberti e poi altre due sculture all'ingresso della Villa Comunale ma l'opera più importante e anche la più visibile, è di certo il monumento a Leonardo Bianchi, attualmente collocato su via Tonina Ferrelli dopo un primo posizionamento a piazza Risorgimento

Negli articoli precedenti abbiamo parlato di alcune opere realizzate da artisti di origini calabresi: Michele Guerrisi, autore della statua della Sapienza davanti alla Scuola di San Filippo e Saverio Gatto, autore dei due lavoratori sulla facciata dell'ex Palazzo Inail a piazza Risorgimento.
A questo punto, per completare il quadro degli scultori calabresi, attivi a Benevento, non rimane che parlare di Michelangelo Parlato, scultore che ha avuto con la nostra città un rapporto non occasionale, ma più prolungato nel tempo.
Michelangelo Parlato era nato nel 1894 a Polistena, importante centro in provincia di Reggio Calabria, cittadina che ha il primato di aver dato i natali a molti scultori.
Il più famoso è di certo Francesco Jerace, uno dei maggiori scultori italiani, attivo tra Otto e Novecento.
Ma erano artisti anche il fratello Gaetano e Vincenzo.
Sempre di Polistena bisogna ricordare Giuseppe Renda, Alfonso Cannata, Marino Tigeri e i fratelli Giuseppe e Rosario Scerbo.
Michelangelo Parlato (nella sesta foto in basso) fu il primo di dieci figli e, con il nome che gli fu dato, il destino era pressoché segnato.
In un paese di scultori anche lui prese presto quella strada e, come diversi suoi compaesani, fu a Napoli che si formò, all'Accademia di Belle Arti, e dove poi, sempre nella città partenope, avviò la carriera lavorativa.
I rapporti tra Michelangelo Parlato e la città di Benevento furono molteplici.
I suoi primi lavori li troviamo sul campanile di Santa Sofia (nella settima foto in basso).
Si tratta dei due pannelli geografici, ancora in loco, che delineano l'antico Sannio e il principato longobardo di Benevento.
Furono realizzati nel 1936, in collaborazione con Alfredo Zazo.
Sempre a questo periodo risale il primo bronzo beneventano: Un busto di Giuseppe Alberti (nella decima foto in basso), che subì alcuni danni marginali nei bombardamenti del 1943, tuttora conservato nel Museo della ditta, di fronte alla Stazione Centrale.
Nell'immediato dopoguerra ci furono nuove commissioni per Michelangelo Parlato.
Gli furono commissionati due busti in marmo che dovevano essere collocati nella Villa Comunale.
Il primo fu quello di Antonio Mellusi (nella nona foto in basso), posto proprio all’ingresso principale della Villa. Fu inaugurato nel 1947.
Tre anni dopo, nel 1950, vicino alla rotonda, fu collocato un altro suo busto di marmo, questa volta raffigurante il generale Federico Torre (nella ottava foto in basso), uno dei principali eroi risorgimentali di Benevento.
L'opera più importante e anche la più visibile, è di certo il monumento a Leonardo Bianchi  (nella foto di apertura e poi nella quarta e quinta foto in basso), attualmente collocato su via Tonina Ferrelli, quasi all’intersezione con il viale degli Atlantici.
In realtà, il monumento era destinato a piazza Risorgimento e lì ci fu la prima collocazione (nella undicesima foto in basso).
Posizionato su un alto piedistallo di marmo e travertino, sorgeva giusto al centro della piazza e fu inaugurato il 1° luglio del 1950 dal presidente della repubblica Luigi Einaudi.
Quel giorno la città ricevette per la prima volta la visita di un presidente, invitato in città per la inaugurazione della Seconda Fiera Campionaria Città di Benevento.
Visto che era qui, gli fecero inaugurare anche questo monumento, che sorgeva proprio al centro della fiera, fiera che coinvolgeva appunto la piazza ma anche gli edifici scolastici circostanti.
All'inaugurazione erano presenti il sindaco Vincenzo Cardone, il prefetto, gli onorevoli Bosco Lucarelli e Raffaele De Caro, e tante altre personalità, tra le quali anche un giovane Giulio Andreotti.
Il discorso introduttivo fu tenuto da Luigi Ferrannini (nella seconda foto in basso), uno dei maggiori luminari della scienza medica in città.
La scelta non fu casuale perché, per chi non lo sapesse, Leonardo Bianchi era stato anch’egli un celebre neurologo e psichiatra, di fama internazionale.
Era nato a San Bartolomeo in Galdo il 5 aprile 1848 e morì a Napoli il 13 febbraio 1927.
Oltre ad essere stato un pioniere della neurologia e della psichiatria in Italia, aveva intrapreso anche la carriera politica.
Era stato eletto deputato per sei legislature, tra il 1892 e il 1913.
In questo periodo, esattamente nel 1905, ricoprì anche la carica di ministro della Pubblica Istruzione.
Fu poi senatore del Regno, tra il 1919 e il 1921.
Val la pena di ricordare che Bianchi è stato anche presidente della provincia di Benevento, tra il 1910 e il 1914.
Tra le altre cose, fu lui che presiedette alle celebrazioni per i cinquant’anni della istituzione della Provincia di Benevento, il 25 ottobre 1910, così come anche le manifestazioni per i cinquant’anni della nascita dello Stato italiano. 
A Leonardo Bianchi la città ha dedicato non solo questo monumento, ma anche l'intitolazione di una strada.
Si tratta di una traversa del viale Principe di Napoli, sulla destra andando alla stazione.
Dopo la prima collocazione a piazza Risorgimento, la statua, qualche anno dopo, per motivi che ignoriamo, fu spostata da piazza Risorgimento alla nuova strada, da poco realizzata, di collegamento tra il viale degli Atlantici e il viale Antonio Mellusi.
La strada fu intitola alla giovane Tonina Ferrelli, vittima civile della Seconda Guerra Mondiale.
Da allora, questo monumento è diventato uno dei simboli di Benevento, segnando con la sua presenza monumentale la nuova città borghese che si andava sempre più concentrando in questa area.
Questo monumento è stato una delle ultime opere di Michelangelo Parlato, visto che solo due anni dopo, nel 1952, a Napoli aveva termine la sua vita, a soli 58 anni.

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