Piero Mancini, ex dipendente del Consorzio Bn3, mai uso a subir tacendo, scrive una lettera aperta a Pasquale Biondi, avvocato, dell'Ufficio legale della Cgil

Piero Mancini, ex dipendente del Consorzio Bn3, mai uso a subir tacendo, scrive una lettera aperta a Pasquale Biondi, avvocato, dell'Ufficio legale della Cgil

I lavoratori saranno costretti ad andare in pensione a 71 anni con la sociale, che non basterà nemmeno per sopravvivere. Un dramma personale e una catastrofe sociale di cui la Cgil è, oggettivamente, umanamente, politicamente e sindacalmente la sola responsabile

Piero Mancini, ex dipendente del Consorzio Bn3, mai uso a subir tacendo, scrive una lettera aperta a Pasquale Biondi, avvocato, dell'Ufficio legale della Cgil.
Stimatissimo avvocato, le scrivo per manifestare il timore e la confusione suscitata nei lavoratori dalla non compresa necessità di firmare il mandato per iniziare una causa contro il Governo, citandolo presso il Consiglio di Stato.
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, a ottobre 2022, ha riconosciuto ai dipendenti degli ex Consorzi da lei difesi, con eccellente professionalità, il diritto a un risarcimento da parte dello Stato italiano, quindi il governo attuale, per la mancata attuazione delle sentenze nazionali che riconoscevano illegittimi i licenziamenti.
Fissando un termine di 90 giorni per pagare tutti gli stipendi arretrati, ben 8 anni senza lavoro, e il Tfr.
Il governo, pur riconoscendo il debito, non lo ha onorato. Una cifra non di poco conto: 150-200mila euro per lavoratore.
Dopo quattro anni, di vana e snervante attesa, si ricomincia da zero? Una cinica e disumana regressione: Come nel “Gioco dell’oca”, si torna alla casella iniziale?
Il morale della maggioranza dei lavoratori, già ai minimi termini, è ulteriormente crollato. Ciò è comprensibile visto che l’età media è più vicina ai 70 che ai 60.
Purtroppo il non poco tempo, in attesa della nuova sentenza, non è il solo grande timore.
Infatti, è sicuro di vincere anche al Consiglio di Stato?
Ha dimostrato ampiamente di essere un professionista di eccellente livello, ciò però non basta per essere sicuri, al 100%, di vincere, pur potendo utilizzare a suo favore l’autorevole sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo.
In Italia, è ben noto, tutto è possibile! Parafrasando un famoso ministro: i diretti dei lavoratori valgono, ma fino a un certo punto.
Senza contare che non è mai stato un buon affare scambiare un risultato certo per uno non certo.
Oggettivamente, il dubbio è legittimo e fondato.
Come mai il sindacato ancora non riesce a chiudere positivamente una vertenza che dura da ben 16 anni?
Come mai la Cgil non è stata capace di valorizzare  e utilizzare le sue eccellenti capacità professionali?
Dopo aver vinto anche a Strasburgo, il suo compito era brillantemente terminato e il testimone passato alla Cgil che doveva solo afferrarlo e, velocemente, correre verso il traguardo e alla vittoria finale: Difendere con forza e determinazione questo tanto importante diritto acquisito.
Invece, per grave dilettantismo e superficiale sciatteria, si è molto distratta e fatto cadere il prezioso testimone. Mestamente ci costringe a tornare ai blocchi di partenza.
I lavoratori, già anziani e stanchi, molti con patologie di non poco conto, avevano riposto tutte le speranze in queste risorse. Per curarsi meglio e perché saranno costretti a andare in pensione a 71 anni con la sociale, che non basterà nemmeno per sopravvivere. Un dramma personale e una catastrofe sociale di cui la Cgil è, oggettivamente, umanamente, politicamente e sindacalmente la sola responsabile, conclude Mancini.

Ps. Mentre i riflettori erano puntati sulla nuova legge elettorale, il Governo ha stanziato 43 milioni per incrementare i già lauti stipendi di deputati, senatori e relativi vitalizi. I loro privilegi perpetuati e negati i nostri diritti. Bisogna conquistarli sindacalmente. Basta cause e tribunali!

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