Piazza Orsini. Si chiude un ciclo iniziato da quando mia nonna materna ereditò lì una bottega dalla famiglia Delcogliano, di cui faceva parte. Va via una storia, direi mia compagna di viaggio per l'intera esistenza ricorda Peppino De Lorenzo
La tanto attesa riqualificazione di piazza Orsini, finalmente, con la speranza che non intervengano altri imprevisti ostacoli, sarà realizzata.
Nel corso di tanti anni, in reiterati interventi, Peppino De Lorenzo, che fa parte di quella folta schiera di proprietari dell'area, ha più volte scritto. Alla luce della odierna realtà, lo abbiamo invitato a descriverci la sua attuale sensazione nel vedere concretizzato un progetto portato avanti per circa 80 anni.
"Ho accettato di buon grado l'invito rivoltomi con la speranza, di certo non peregrina, di non apparire ripetitivo.
Di questo, i lettori vorranno perdonarmi.
Potrà apparire strano, veramente strano, che, nel momento in cui sto assistendo alla programmata riqualificazione di piazza Orsini, sia stato preso da una sensazione che trovo difficoltà a descrivere appieno.
E', infatti, una storia che, con varie tappe, snodatesi, l'una dopo l'altra, nel corso di decenni, mi ha accompagnato per la vita intera.
Oggi, mi sembra che, chiudendosi un ciclo, iniziato da quando mia nonna materna ereditò lì una bottega dalla famiglia Delcogliano, di cui faceva parte, vada via una storia, appunto, direi mia compagna di viaggio per l'intera esistenza.
E' doveroso precisare, intanto, che il progetto, secondo il mio modesto angolo visuale, sia bello (nella prima foto in basso).
Un plauso vada al dirigente delle Opere Pubbliche del Comune di Benevento, Antonio Iadicicco, e al suo collaboratore, Vincenzo Cefalo.
Nel corso delle ultime tappe, per la ricerca degli eredi, una modesta collaborazione è stata anche la mia.
Ebbene, i bombardamenti dell'ultimo conflitto mondiale, colpendo il Duomo, per la cui ristrutturazione, poi, tanto si prodigò l'arcivescovo Agostino Mancinelli, distrussero anche buona parte degli immobili ubicati in piazza Orsini.
A partire dagli anni Cinquanta, tanti tentativi per riqualificare l'area, tutti, sistematicamente, l'uno dopo l'altro, caduti nel nulla.
Io, crescendo, ascoltavo i discorsi in famiglia.
Fra i tanti, l'impegno dell'allora avvocato Zoppoli che, con il contributo economico di diversi proprietari, conferì mandato ad alcuni ingegneri di preparare un progetto che ipotizzasse di rifare le costruzioni edili rispettando le sagome iniziali.
Le variazioni che fecero seguito a quel progetto, che dovrei ancora avere, furono tante. Poi, il nulla.
Altri ancora dettero vita a vari tentativi, senza, però, risultati concreti.
All'epoca, nei giorni in cui i bombardamenti si intensificarono, in piazza Orsini non residuarono che cumuli di macerie.
Il caso volle che, a restare in piedi, anche se con danni rilevanti, furono solo quattro, cinque botteghe, quelle, per la precisione, ubicate in via Epifanio, la stradina che, all'epoca, divideva piazza Orsini, unendo quest'ultima al corso Garibaldi.
Accettò di prendere in fitto il locale di mia nonna, malgrado lo stato non di certo perfetto, Cosimo Tenga (nella seconda foto in basso è a destra, con Peppino De Lorenzo).
Questi era un provetto orafo legato alla nostra famiglia in quanto collaborava per le riparazioni di gioielli con l'oreficeria Babuscio.
Con Cosimo sono stato legato fino alla sua morte prematura.
Non dimenticherò mai che fu lui, a pochi giorni dalla mia laurea, a scegliere me quale medico.
Non ero ancora fidanzato con Bice, mia futura moglie.
Oggi, sono ancora il medico di fiducia della sua famiglia.
Questi erano i legami di una volta.
Con mia nonna, essendo, all'epoca l'unico nipote, addivenimmo ad un accordo.
Ogni mese che Cosimo veniva a casa a portare il fitto, una quota la nonna la concedeva a me.
Mia madre andò su tutte le furie ritenendo che, in questo modo, venissi viziato oltre misura.
Dopo alcuni giorni di accese discussioni, si decise che una parte venisse da me conservata attraverso i buoni fruttiferi postali.
Uno di questi non l'ho mai riscosso ed è conservato gelosamente (nella terza foto in basso).
L'idillio, definiamolo così, si concluse, d'improvviso, un bel mattino quando l'allora sindaco Lucio Facchiano (nella quarta foto in basso) decise, ed a ragione, di mandare le ruspe a piazza Orsini per rimuovere le macerie, rimaste lì per anni (nella quinta foto in basso, piazza Orsini come appariva prima dei bombardamenti, nella foto di apertura, invece, una immagine degli anni Sessanta).
Fu così che persi l'introito mensile e Cosimo fu costretto a trovare un altro locale.
Si spostò, con mal celata tristezza, in un vano nella piazzetta Papiniano.
La vita è strana. In piazza Orsini (nella sesta foto in basso una antica e bella immagine della piazza) la sua bottega era adiacente a quella tenuta dall'agenzia funebre Vallone, in piazzetta Papiniano, finì accanto ad un'altra, gestita dalla ditta Palombi.
Spesso, passando di lì, mi fermavo da Cosimo e tante volte lo trovato a giocare a carte con i dipendenti e lo stesso Mario Palombi. Al posto del consueto tavolo, usavano i coperchi delle bare.
Il tempo è passato e piazza Orsini riprenderà il suo antico splendore.
La somma a me spettante per l'esproprio non si pensi che sia elevata. Il tutto intorno ai 3.000 euro.
Per non interrompere la catena dei ricordi, ho deciso che investirò la stessa così come, all'epoca, fu stabilito da mia madre.
Un buono fruttifero di 1.000 euro ciascuno per i miei tre nipoti.
Ognuno di loro ritirerà la somma in occasione delle nozze.
Sarà il mio regalo. Sicuramente, io, allora, non ci sarò più".