Peppino De Lorenzo, questa domenica, ricorda un singolare personaggio che, scomparso solo qualche giorno fa, ha fatto parte della nostra comunità per una vita intera.
Si tratta di Felice Barone (nelle foto), per tutti "Feliciell", che, nella sua bonomia, rimarrà, comunque, a futura memoria, un punto fermo della storia del calcio cittadino.
"Nel momento della dipartita, imprevista ed inattesa, un collega giornalista, a ragione, ha scritto: "Chi ha frequentato un campo di calcio non poteva non conoscerlo".
Anche chi, come me, non è uso partecipare a competizioni sportive, del calcio, appunto, in particolare, ha conosciuto, comunque, eccome!, Felice Barone, noto ai più quale "Feliciell".
Quando, giorni fa, l'ho salutato per l'ultima volta nella chiesa dell'Addolorata al rione Libertà, non ho dato solo l'addio all'uomo, ma anche, e principalmente, ad una parte di me.
Lo conobbi per la prima volta più di 40 anni fa. Essendo coetanei, entrambi eravamo poco più che trentenni.
Comparve nel mio studio con la sorella Rita chiedendo che mia moglie divenisse suo medico.
Da quel lontano giorno, un rapporto che non si è mai interrotto fino alla morte sopraggiunta qualche giorno fa.
La natura non gli era stata, di certo, benigna, ma, tuttavia, ho sempre, rimanendone colpito, apprezzato la sua incarnata pacatezza nell'argomentare, il rispetto e la disponibilità verso tutti, la convinta conoscenza delle situazioni e delle persone.
Il calcio è stata la sua passione semplice e genuina ponendo, infatti, la dedizione per questo sport al centro della sua esistenza, sopperendo così all'ingratitudine della vita ed alla mancata poesia del vivere quotidiano.
Felice era un uomo semplice, con le sue limitazioni, ma, tuttavia, in quella chiesa, nel salutarlo, ho avvertito una solitudine profonda.
Ho sentito, d'un tratto, rivivere tutta la mia giovinezza, i miei sogni, la innata voglia di libertà, rimanendo sorpreso che quell'incontro avuto con lui, tanti anni fa, potesse lasciare un segno indelebile, quasi magico.
Molti ricordano Felice in giro per la città, fino a quando le forze l'hanno permesso, con il consueto borsone sulle spalle, mentre si avviava verso un campo sportivo.
La sua perdita non rappresenta solo la scomparsa di un uomo che, nella sua semplicità, ha dedicato la vita intera ai suoi cari, ma anche la figura genuina di chi ha saputo incarnare i veri valori dello sport con dedizione, altruismo e coraggio silenzioso.
Non ha mai infastidito alcuno dimostrandosi con tutti rispettoso ed educato.
La mia vita, intensamente vissuta, è stata colma di tutto, cadute, risalite, amicizie, momenti di sconforto, amori, passioni.
Al di sopra di tutto, però, ci sono stati i miei tanti pazienti. Ognuno mi ha lasciato un ricordo.
Ed, oggi, con immensa tristezza, saluto il mio caro ed indimenticabile Felice.
Nel concludere, ritengo doveroso e giusto rivolgere un pensiero affettuoso alla sorella, Rita, che lo ha seguito e curato annullando tante volte se stessa.
E' un esempio, quello di Rita Barone, che merita una pubblica lode nel mondo difficile che viviamo in cui, quotidianamente, assistiamo alla scomparsa di tutti i valori.
Brava, signora Rita, in questo momento, vi abbraccio e sono convinto che il nostro rapporto si intensificherà vieppiù nel ricordo di Felice.
Quel rapporto, consolidatosi in tanti anni, che ha portato noi dello studio a coniare per lei, come ella ben sa, un nomignolo, frutto, quest'ultimo, di affetto immenso".
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