Orazio Mascia, apprezzato oculista cittadino, alle sue non comuni capacità professionali, accoppiava doti di uomo sensibile ai problemi dell'umanità sofferente e disponibile anche al sacrificio personale pure di contribuire a lenire il dolore della gente
Peppino De Lorenzo, dopo avere ricordato, qualche settimana fa, gli oculisti Paride Finelli, Giovanni Ferrannini e Vincenzo Traglia, oggi, sofferma l'attenzione su di un altro indimenticato specialista del settore, Orazio Mascia.
"Orazio Mascia (nella foto di apertura con suoi giovani pazienti) fu anche lui un apprezzato oculista al quale erano in tanti a rivolgersi.
Il suo studio, in via Gaetano Rummo, al civico 27 (nella prima foto in basso), era sempre affollato (nella seconda foto in basso, la targa professionale così come appariva all'ingresso dello stabile).
Fu proprio in quell'edificio che Orazio Mascia, nel 1975, dette vita al "Centro oftalmico per bambini" che, per l'epoca, costituì una iniziativa molto apprezzata che si propose, mediante l'impiego di modernissime attrezzature, anche elettroniche, di rieducare, con prestigiosi risultati, la visione dei piccoli menomati di vista.
Erano, quelli, apparecchi nuovissimi e, tecnologicamente, molto avanzati, importati anche dall'America.
Il Centro era convenzionato con gli enti assistenziali dell'epoca e, quindi, accessibile anche a quanti non disponevano di agiate possibilità economiche.
Nella seduta inaugurale, Mascia tenne a precisare che la scienza oculistica, da sempre intesa quale menomazione, soprattutto lo strabismo, cioè l'anomalia dell'occhio dovuta alla maggiore contrazione di uno dei muscoli, favorita da vizi di refrazione (miopia, ipermetropia), per cui viene soppressa la visione bioculare e, conseguentemente, alterato l'apprezzamento delle distanze ed il rilievo degli oggetti, potesse avere dei miglioramenti.
Per questo, il "Centro oftalmico per bambini" venne, all'epoca, a colmare, indubbiamente, una grave carenza nel settore dell'oculistica beneventana che ebbe un prestigio tale da superare i ristretti confini provinciali.
L'anomalia oculare nei bambini si può manifestare appena nati, ma anche a distanza dalla nascita.
E, poi, considerando le modernissime attrezzature di cui era dotato, ebbe modo di attendere ad una elevata funzione sociale in quanto consentì di eliminare i non pochi ed onerosi ostacoli che, in quel momento, si frapponevano nei confronti delle famiglie meno abbienti per potere fruire, quindi, di tecniche corretive sempre più aggiornate, ma che, purtroppo, costituivano appannaggio di città più evolute socialmente e, quindi, di famiglie benestanti o più fortunate.
Orazio Mascia, apprezzato oculista cittadino, alle sue non comuni capacità professionali, accoppiava doti di uomo sensibile ai problemi dell'umanità sofferente e, quindi, disponibile anche al sacrificio personale pure di contribuire a lenire il dolore e l'angoscia di tante persone indigenti e di numerose famiglie specie se, poi, si trattava di teneri fanciulli.
Questo aspetto umano e professionale venne recepito una prima volta, si narra, una ventina di anni prima, quando una giovane donna, non vedente dalla fanciullezza per riacquistare, almeno in parte, il dono della vista, fu accompagnata, personalmente, all'estero da Orazio Mascia per essere sottoposta ad un intervento innovativo per l'epoca.
Nel Centro, tra le varie attrezzature, fu installato un tonometro elettronico con cui era possibile stabilire, con la massima precisione ed immediatamente, il valore tensionale dell'occhio.
Il Centro, che costituì una innovazione, cessò la sua operosità con la scomparsa di Orazio Mascia.
Poi, è giunta l'epoca moderna".