Oggi, il nuovo arcivescovo, Michele Autuoro, farà il suo ingresso nella nostra città. Peppino De Lorenzo coglie l'occasione per ricordare un altro pastore che giunse, qui a Benevento, esattamente 90 anni fa, Agostino Mancinelli

Oggi, il nuovo arcivescovo, Michele Autuoro, farà il suo ingresso nella nostra città. Peppino De Lorenzo coglie l'occasione per ricordare un altro pastore che giunse, qui a Benevento, esattamente 90 anni fa, Agostino Mancinelli

A Benevento riposano anche la diletta madre, Angela Sartori e sua sorella Irene che seguirono sempre il loro congiunto per tutta la vita e quindi anche nella nostra città ove, in ultimo, si spensero. I beneventani lo ricordano per il suo impegno nell'alluvione del 1949 e nel restauro del Duomo

Oggi, il nuovo arcivescovo, Michele Autuoro, farà il suo ingresso nella nostra città.
Peppino De Lorenzo coglie l'occasione per ricordare un altro pastore che giunse, qui a Benevento, esattamente 90 anni fa, nel 1936, e che, nel corso di 25 anni di vita apostolica nel Sannio, si tovò ad affrontare momenti difficili che interessarono la nostra comunità.
Si tratta di Agostino Mancinelli.
Senza, è ovvio, nulla togliere agli altri vescovi che si sono succeduti in questi decenni, che hanno, comunque, lasciato tracce indelebili del loro passaggio nella nostra terra.
L'ultimo, in ordine di tempo, Felice Accrocca, che tutti continuiamo a ricordare con devozione mai sopita.
"La figura di Agostino Mancinelli (nella foto di apertura), a distanza di 64 anni dalla morte, avvenuta in Benevento il primo giorno dell'anno 1962, rimane sempre affettuosamente cara a tanti nostri concittadini per avere lui saputo interpretare, nel corso del suo apostolato, da venerato Pastore, le aspettative dei cittadini ed essere, nel contempo, vicino all'anima del popolo per 25 anni di vita apostolica svolta nella nostra città.
L'arcivescovo Mancinelli, sebbene nativo di Pontecorvo, ove venne alla luce il 4 luglio 1882, a ben ragione, può essere considerato un sannita di adozione dal momento che fu, qui a Benevento, che svolse grande parte della sua vita apostolica e nella nostra terra, oggi, riposano i suoi resti mortali inumati in una cripta del Duomo per la cui riedificazione, dopo gli eventi bellici, tanto si prodigò.
Sia concesso ricordare, in questa occasione, rievocando la sua figura, un episodio oltremodo significativo che rende vieppiù evidente il profondo legame che lui ebbe alla terra sannita.
Anche a Benevento riposano la diletta madre, Angela Sartori e sua sorella Irene che seguirono sempre il loro congiunto per tutta la vita e, quindi, anche nella nostra città ove, in ultimo, si spensero.
Le tappe fondamentali della vita di Agostino Mancinelli vanno presto delineate.
A Valstagna trascorse la prima giovinezza ed a Treviso ed a Thiene compì gli studi liceali.
Nel seminario di Padova, il 30 luglio 1905, indossò l'abito talare, mentre, ad Asiago, salì l'altare.
A Padova, il giovane Mancinelli fu parroco della Cattedrale, predicatore forbito e docente all'Istituto Santa Croce.
Indi, lo si vede rettore del seminario di Città di Castello, teologo della Cattedrale, nonchè Esaminatore Prosinodale.
Fu il 30 giugno 1931 che Mancinelli divenne vescovo, sotto il pontificato di Pio XI.
A Benevento, giunse nel 1936, esattamente 90 anni fa, dopo che, nel dicembre dell'anno precedente, il cardinale Piazza passava alla Chiesa Patriarcale di Venezia.
Nella nostra città, in quella occasione, il popolo attese con vivo e palpitante interesse di conoscere il successore del cardinale Piazza.
Lo stesso interesse con cui, in queste settimane, ha aspettato l'arrivo odierno di Michele Autuoro (nella prima foto in basso).
E fu così che, in un breve lasso di tempo, l'arcivescovo Mancinelli diede modo di fare conoscere l'altezza del suo animo ed i suoi eletti sentimenti.
Dalla prima lettera pastorale e dai primi incontri con il popolo, subito trasparì il suo programma: "Dare ai figli spirituali con l'esempio, con la dottrina e con i Santissimi Sacramenti, i mezzi di quella santificazione che costituisce il maggiore interesse e lo scopo della nostra vita".
A Benevento, Mancinelli organizzò due congressi Mariani e la festa del primo centenario del voto dei beneventani, nonchè la triplice "Peregrinatio Mariae" del 1948.
Ma il carattere e l'umiltà di Mancinelli poterono essere chiaramente evidenti nel corso della seconda guerra mondiale.
Fu, infatti, in quella occasione, che i suoi sforzi, onde aiutare chiunque avesse avuto bisogno di lui, raggiunsero una carità che, di certo, non si esagera a definire eroica.
Non si può, in questa sede, per penuria di spazio, ricordare almeno alcuni dei tanti episodi significativi che, in proposito, potrebbero essere narrati, ma basta dire solo che, segnatamente, verso i bambini, i sofferenti, gli indifesi, si rivolse tutto l'interesse dell'arcivescovo onde aiutare coloro che, più degli altri, avevano necessità ad essere soccorsi.
In queste occasioni, Mancinelli, più volte, non mancò di privare se stesso delle prime necessità.
Il 2 ottobre 1949, poi, quando un'altra calamità si abbattè su Benevento, con l'alluvione del Calore, il suo impegno fu tale che un redattore dell'Osservatore Romano ebbe modo di scrivere che "Benevento non potrà mai dimenticare quanto ha fatto l'arcivescovo Mancinelli".
Ma gli elogi vennero anche dal Papa, dal Senato della Repubblica, dalla Camera dei Deputati e da tutte le autorità del Governo.
Non meno degno di rilievo fu, poi, la partecipazione che Mancinelli offrì in occasione del disastro ferroviario del 1953.
Ma non si può anche dimenticare quanto Mancinelli fece onde rendere possibile la ricostruzione della Cattedrale che, come si sa, fu gravemente danneggiata dagli eventi bellici.
Ed anche in questa occasione fu fatto ogni sforzo al fine di ridare al Duomo quella veste che, meritatamente, costiuisce un vanto indiscusso della terra sannita.
Il caso volle, poi, che la Cattedrale aprisse le sue porte ai fedeli, per la prima volta dopo la guerra, proprio per esporre la sua salma.
Sarebbe opera davvero ardua, all'uopo, enumerare quanti furono i beneventani che, in quella dolorosa circostanza, rientrarono nella Basilica restaurata per dare l'estremo saluto al venerato Pastore.
L'arcivescovo Mancinelli proseguì la sua opera fino in ultimo, malgrado il male che lo aveva colpito e che, per cinque anni, proseguì inesorabilmente.
Biagio Musto, vescovo di Sora, nel tracciare un ricordo dell'estinto, tra l'altro, disse: "Di lui si dirà ciò che disse Bonaventura, di San Francesco: era una fiaccola accesa di amore divino; un'arpa da cui si snodavano melodie, appena, toccata dall'amore di Dio; in tutte le cose belle vedeva il bellissimo; nelle cose cercate scorgeva il suo diletto; di tutte le cose si faceva scala per arrivare al possesso di Colui che è il desiderabile totus; e dalla bontà delle creature, quasi rivoli di acque sorgive, risaliva alla bontà di Dio".
Si è convinti che il nuovo arcivescovo, che giunge, oggi, a Benevento, del quale, sin dalla notizia della nomina, sono giunti a tutti noi notizie in relazione ai suoi indiscussi meriti pastorali, saprà proseguire nel solco tracciato, qui da noi, dei suoi predecessori.
Ci siamo, volutamente, soffermati su Agostino Mancinelli, che rimase a Benevento per un quarto di secolo, fino alla morte, e, come detto, operando in un periodo particolare, ma non dimentichiamo gli altri che a lui fecero seguito: Raffaele Calabria, permanenza di 20 anni, (nella seconda foto in basso); Carlo Minchiatti, 10 anni (nella terza foto in basso); Serafino Sprovieri, 15 anni (nella quarta foto in basso); Andrea Mugione, 10 anni (quinta foto in basso); Felice Accrocca, 10 anni (nella sesta foto in basso)".

Argomenti