Decima edizione del festival Utopian Hours, "il futuro urbano delle città" su clima, rigenerazione e inclusione
Vincenzo Carbone, architetto, ha inviato alcune sue riflessioni ponendo in primo piano le best pratices delle città.
"Gentile direttore - scrive - si è svolto a Rotterdam, città olandese dei Paesi Bassi, a fine maggio, la decima edizione del festival Utopian Hours, "il futuro urbano delle città" su clima, rigenerazione e inclusione.
Come sappiamo, la transizione energetica è innanzitutto azione di contrasto al cambiamento climatico e naturalmente, ha costi elevati che incidono sulla finanza dei Paesi che è già gravata dalle tensioni geopolitiche.
A cascata le tensioni geopolitiche incidono su città, comunità e famiglie, determinando uno shock energetico, notizia di apertura ogni giorno dei telegiornali.
Rotterdam rappresenta il primo focus sul futuro delle città.
A ottobre si terrà quello conclusivo dell'anno, nella Torino post-industriale dell'eccellenza italiana del disegn delle auto.
La storia di Rotterdam mette in evidenza come una comunità coesa, che convive dal Medioevo con la gestione delle acque, abbia saputo superare gli ostacoli dovuti alla condizione di vivere sotto il livello del mare.
Appartiene alla schiera di città che producono energia eolica e solare, contribuendo così a ridurre le emissioni di anidride carbonica, causa del cambiamento climatico e dell’innalzamento del livello dei mari, primo problema dei Paesi Bassi.
Il futuro urbano delle città dipende, quindi, da come le "governance", del Mediterraneo, affronteranno il cambiamento: a tracciare questa strada, e a dare forza alle comunità sarà l’inclusione e la coesione.
Questo si ricava da riflessioni e formidabili narrazioni: Rotterdam è una, ma ce ne sono altre e, soprattutto, c'è quella letteraria di Calvino.
Le sue narrazioni si confermano di sorprendente attualità per comprendere le metamorfosi di oggi, dalla citta degli scarti e dei rifiuti invisibili di Leonia alla metafora "del ponte".
La metafora è la conferma dell'importanza della coesione, perché il ponte antico, opera d'arte stradale, è sostenuto da un arco di "conci di pietra" che resiste ai pesi per il mutuo contrasto tra i conci. Il mutuo contrasto è la coesione.
E' saggio allora evidenziare una line-up dei risultati, sapendo che le difficoltà maggiori sono delle città intermedie.
Alcune città del Mediterraneo hanno raggiunto molti risultati, come quelle della Spagna, che sono già alla terza trasformazione urbanistica dopo il franchismo.
Oggi sono alla guida della transizione per mix di asset energetici, anche se gli eventi estremi continuano a causare danni.
Il progetto di Malaga, ad esempio, si basa su tre pilastri: pannelli fotovoltaici, desalinizzazione e comunità energetica urbana.
E' una responsabilità impegnativa anche per la "governance" e gli abitanti, per la modifica al paesaggio andaluso e l'abbattimento degli olivi.
La trasformazione della città di Gaudi (Barcellona) a 100 anni dalla sua morte è, invece, nel segno della rigenerazione dei quartieri, liberando tantissimo spazio dall’asfalto e riconsegnandolo agli abitanti sotto forma di "giardini della pioggia".
In Italia molte grandi città, innanzitutto Roma, hanno avviato innovazione superando le separazioni tra urbanistica, ambiente, infrastrutture e cultura, a favore della visione del futuro.
E' importante che le città italiane, considerino la visione del futuro come avanguardia multidisciplinare, dove la sfida non è più la tradizionale urbanistica ma trasformare la visione in capacità concreta di attuazione.
Al di là di ciò, due città, dell’alto Adriatico, Venezia e Rimini stimolano riflessioni conclusive.
L'erosione delle spiagge e le piogge sulle Marche e Romagna, fino alla riserva naturale di Cervia e il Po, hanno evidenziato la fragilità dell’ecosistema.
Le paratoie del Mose di Venezia, per anni criticate e osteggiate, sono strumenti d'ingegneria idraulica che hanno salvato la laguna per ben 100 volte dal 2020 e, il numero di volte attivate, forse maggiore delle chiuse dei Paesi Bassi, fa comprendere che le criticità non sono superate.
Non è a caso che proprio la laguna è la sede del "Venice climate week".
Oggi, le dighe mobili di Venezia sono riferimenti, ad esempio, anche a Manhattan nella sfida all’acqua, sebbene Manhattan continui ad erodere spiaggia per i suoi grattacieli e a meravigliarci per i tanti progetti iconici.
L'ultimo è "High Line di New York", parco pubblico sulla ferrovia sopraelevata abbandonata in mezzo ai grattacieli, dove si trovano giardini sospesi, installazioni artistiche, punti panoramici, aree per jogging e spettacoli.
Il parco è amato da tutti.
Dimostra che l'intervento di rigenerazione nei contesti urbani abitati, in America o in Europa, è sempre importante, perché rigenerare comporta insieme nuovo uso del luogo e miglioramento della vita degli abitanti che lo utilizzano.
Anche Rimini è alla terza trasformazione urbanistica, e sperimenta l'idea della "città spugna sotterranea".
La sfida ai danni delle piogge è al momento vinta, ma rimane da risolvere l'erosione delle coste.
Il lungomare è la nuova dorsale urbana attrezzata, dove piste ciclabili, belvederi e dune verdi, compongono la trama delle vertebre e delle connessioni trasversali verdi e blu.
I belvederi contengono cisterne interrate per la raccolta dell'acqua.
Le cisterne interrate sono le infrastrutture della "città spugna", la città sotterranea che salva la vita alle persone della città in superficie.
L'insieme delle città del Bacino del Mediterraneo richiede un'Europa protagonista nella protezione dal cambiamento climatico".