Quanto si è verificato in questi ultimi mesi in città che ha permesso di scoprire un malaffare di una gravità inaudita, giustamente, ha invogliato il cittadino a non credere più nella politica
In occasione delle intitotazioni di luoghi pubblici a quanti, nei vari settori, nel corso della vita si siano distinti, in questi giorni, giustamente, si è avuto il ricordo di Alfredo Covelli, che fu noto politico negli anni del dopoguerra, fondando il Partito Nazionale Monarchico.
Per tale motivo, questa domenica, Peppino De Lorenzo ritorna a parlare di lui al fine di rinverdirne la memoria ai tanti giovani di oggi che non lo hanno conosciuto.
"Quanto si è verificato, in questi ultimi mesi, in città che ha permesso di scoprire un malaffare di una gravità inaudita, giustamente, il cittadino è invogliato a non credere più nella politica.
Epperò, non bisogna dimenticare che il nostro territorio abbia avuto anche rappresentanti delle istituzioni degni di rispetto.
Per questo, ricordo, ancora una volta, fra i tanti, Alfredo Covelli che i giovani di oggi non hanno conosciuto.
Giorni fa, nel corso di una solenne cerimonia, il vice presidente del Consiglio dei Ministri, nonchè titolare del Dicastero degli Esteri, Antonio Tajani, con quello dell'Interno, Matteo Piantedosi, a Bonito, città natale di Alfredo Covelli, hanno partecipato alla intitolazione di una strada a quest'ultimo.
Nelle stesse ore, qui da noi, si è deciso di dedicargli uno spazio pubblico della città di Benevento.
Alfredo Covelli (nella foto di apertura) fu una figura storica dei monarchici aderenti al partito sorto dopo il secondo conflitto mondiale che fu da lui fondato.
Nei banchi del Parlamento di quel tempo, diversamente da oggi, sedevano Almirante, Togliatti, Jotti, Moro, De Gasperi, Amendola, Fanfani e tanti altri di spessore politico e culturale.
E perchè no, ad onore di onestà intellettuale, per il facile eloquio, Antonio Guarra, Raffaele De Caro, Giovan Battista Bosco Lucarelli.
Il nome di Alfredo Covelli, per i maturi di oggi, di sicuro, è ricordato tra i più noti politici degli anni della rinascita, dopo il secondo conflitto mondiale.
I giovani, invece, manzionianamente, si chiederanno: "Chi è costui?".
Eppure, con merito, Alfredo Covelli, in quel periodo, fu una figura di rilievo nel mondo politico, dopo avere fondato il Partito Nazionale Monarchico che aveva quale simbolo "Stella e Corona" (nella prima foto in basso).
Nacque a Bonito, ai confini con il territorio di Apice, nel 1914, ma, ed a ragione, fu sannita a tutti gli effetti.
Infatti, da giovane, fu allievo del Convitto Nazionale, in piazza Roma, e, poi, laureatosi in Lettere, Giurisprudenza e Scienze Politiche, per vari anni, insegnò latino e greco al Liceo Classico "Pietro Giannone".
Siamo, per incarnata abitudine, molte volte usi ad identificare la città con luoghi comuni e commenti negativi.
Tuttavia, il nostro territorio presenta ed ha sempre avuto uomini eccellenti nei vari settori, con una popolazione che, nonostante le pecche, è meravigliosa.
Ricordo, ero ragazzo, le venute di Covelli a Benevento.
I discorsi, all'epoca, non essendoci gli odierni mezzi di comunicazione, si tenevano a piazza Roma.
Quest'ultima, puntualmente ogni volta, era gremita sino all'inverosimile per ascoltarlo.
Era uno spettacolo che, poi, non ho più visto.
I cittadini partecipavano in massa, indipendentemente dall'ideologia politica. Situazione identica si verificava con l'arrivo di Giorgio Almirante.
Eloquio, quello di Covelli, fluido, ove c'era sempre il riferimento puntuale alla difesa dei valori della Patria ed il profondo rispetto della persona umana.
Appare veramente assurdo riuscire a porre in cristallina evidenza il trasporto che, con le sue parole, Covelli riusciva a trasmettere in quanti lo ascoltavano.
Nel corso dei suoi arrivi, qui a Benevento, sicuramente, mentre si rivolgeva, in piazza Roma, alla marea dei beneventani che lo ammiravano, avrà spesso rivolto il suo sguardo a quel Convitto Nazionale che lo aveva accolto ragazzo, preparandolo alla vita.
Da quelle mura, infatti, si realizzò tutta la sua formazione che, poi, lo condusse ad occupare ruoli di elevato prestigio a livello nazionale.
Si fa, per questo, non poca fatica a paragonare i politici di oggi con quelli di ieri non essendoci alcuna possibilità di confronto.
Ma tant'è!
Quando Covelli si spense, il giorno di Natale del 1998, dopo una vita improntata ad onestà, rettitudine e coerenza nei suoi ideali politici, condivisibili o meno, fu sepolto nel suo paesello natale, Bonito, cui era rimasto sempre legato.
Mi sia concesso, a margine, un ricordo personale.
Anche di lui mi rimane un dono che, gelosamente, conservo.
Covelli, nel 1945, sposò Elvira Riola, figlia di un noto avvocato dell'epoca, Riola appunto, nipote di Arturo Bocchini, capo della Polizia nel regime fascista.
In casa, ho sempre sentito parlare di Covelli, in quanto sua moglie era cugina di mia suocera.
Per questo, alle mie nozze, Alfredo Covelli fece pervenire a me e mia moglie, giovani sposi, il pensiero che appare nella seconda foto in basso.
Lo conservo e, oggi, nel momento in cui lui viene ricordato, mi sono soffermato su quel suo dono, un macinapepe in argento e, guardando quest'ultimo, ho rivisto Covelli in piazza Roma gremita.
Uno spettacolo, ripeto, indimenticabile, che solo Covelli ed Almirante riuscivano a concretizzare, sicuri della loro capacità oratoria e della conoscenza della lingua madre.
I politici di oggi hanno la presunzione di governarci.
Certamente nel nome del popolo italiano che li ha votati".