Gli spazi urbani aperti, i lungo fiume, i percorsi lineari ciclo pedonali, i parchi, le piazze, rappresentano le direttrici civiche del futuro

Gli spazi urbani aperti, i lungo fiume, i percorsi lineari ciclo pedonali, i parchi, le piazze, rappresentano le direttrici civiche del futuro

E' giusto quindi interrogarci su come trasformare tenendo conto dell'ecologia, del clima e del benessere; come adattare gli usi degli spazi alla città pubblica gratuita e non escludente. Non sempre è necessario partire da zero. Gli esempi di Ancona, Roma e Benevento sono da considerare

L'idea di rigenerare gli spazi urbani aperti anche con le scenografie di Dante Ferretti, premio Oscar, come nel "parco del mito delle streghe" di Benevento evidenzia un cambio positivo di paradigma nella riarticolazione delle parti urbane della città e nella visione di lungo periodo.
E' il tema della riflessione inviataci da Vincenzo Carbone, architetto.
"Gentile direttore - scrive - gli spazi urbani aperti, i lungo fiume, i percorsi lineari ciclo pedonali, i parchi, le piazze, rappresentano le direttrici civiche del futuro.
Comprendono il "quarto spazio" (Carta, 2025), quello della socialità che sostiene la vita nel suo ritmo ordinario, come i palcoscenici e le scenografie sostengono la vita degli attori.
Le condizioni degli spazi aperti sono sempre indicatori degli effetti del clima sulle città, evidenziano il disagio del caldo o delle piogge, ne misurano la permeabilità, la vetustà o la modernità.
E' giusto quindi interrogarci su come trasformare tenendo conto dell’ecologia, del clima e del benessere; come adattare gli usi degli spazi alla città pubblica gratuita e non escludente.
Possiamo considerare gli "spazi aperti lineari" come centralità urbane capaci di raccordare natura, biodiversità e cultura; ma anche infrastrutture ecologiche di propagazione delle specie vegetali o della produzione di energia da fonti rinnovabili dall’agri solare all’eolico di nuova generazione.
Sono centralità anche i luoghi dei beni archeologici e dei monumenti.
La visione moderna fa in modo da integrare i benefici, come nel modello della "archeostazione Colosseo" della metropolitana di Roma che tiene insieme trasporti pubblici e museo archeologico sotterraneo.
Anche Walter Tocci (vicesindaco nella Giunta Rutelli), impegnato a Roma in un’idea che supera la tradizionale narrazione della "città eterna", propone una lettura del patrimonio archeologico come infrastruttura culturale e spazio pubblico capace di generare nuove forme di vita urbana e attrazione internazionale.
Non sempre è necessario partire da zero. Gli esempi di Ancona, Roma e Benevento sono da considerare.
La rigenerazione 2028 di Ancona insieme a Dante Ferretti è un modello che coniuga identità, natura, apertura internazionale. Lo si intuisce anche nell’idea del parco urbano del Cardeto sulla sommità a contatto con il Conero e le Falesie, minacciate dai cambiamenti climatici.  
Roma Capitale prova a scrivere la "visione di lungo periodo al 2050" che tiene conto del clima, l'ambiente, la cultura, le infrastrutture e l'attrattività internazionale.
Non soltanto centro storico monumentale ma città metropolitana allargata e città policentrica.
La visione di lungo periodo di Roma, si percepisce già nel progetto grande Maxxi, eccellenza museale nel quartiere Flaminio.
Tant'è che l'obiettivo non è solo ampliare il museo, ma estendere e integrare i benefici oltre il quartiere Flaminio e oltre il Tevere, partendo dalla area esterna del museo trasformata in giardini e parco verde di comunità che aiuta a migliorare il microclima.
La "città vasta policentrica" è il motore della visione integrata di lungo periodo, non solo per Roma, anche per le altre, piccole o intermedie come Benevento.
L'idea del sindaco Mastella dell’area vasta di Benevento assume carattere di modernità nel panorama urbanistico delle città intermedie.
Nel novecento molte città (italiane ed europee) tra cui Benevento, si sono estese fino a superare i limiti della città antica.
Negli ultimi decenni si sono inserite in una crescita unendosi con i comuni vicini.
Il risultato di questi due modelli, quello della città compatta originaria e quello della città contemporanea policentrica è un disegno complesso, perché contiene anche spazi aperti rurali e forestali, che in alcune città è stato governato. In altre, come Benevento, trova forma nell’idea dell’area vasta che va valorizzata.
Qual è, allora, il punto?
Se gli spazi aperti ampliano l'influenza oltre i limiti propri permettono una lettura dinamica della città e della visione dell’area vasta. Non è sbagliato quindi partire dagli spazi aperti, a volte sinuosi e a volte dritti, per un focus sulle influenze.
Il Parco del “mito delle streghe di Benevento”, ad esempio, si giova del legame con Dante Ferretti, per una scenografia permanente dentro il palcoscenico naturale dello spazio aperto esistente del lungofiume.
L'emozione della narrazione culturale, anche per la scenografia di Dante Ferretti, è sicuramente di doppio livello: ambientale e immersivo; è trasmessa all'interno e all'esterno del della città.
Questo è un positivo cambio di paradigma nel modo di riarticolare le città.
"Permettere ai corpi di muoversi liberamente" (Elena Granata, 2026) diventa il criterio e il fondamento della riarticola zione urbana che anticipa i cambiamenti anziché gestire le conseguenze.
La composizione degli spazi aperti che permette "ai corpi di muoversi liberamente", evidenzia l'importanza dell'inclusione e della sicurezza, la necessità di contrastare le isole di calore e favorire la realizzazione delle infrastrutture “verdi e blu”.
Ancora più importante è fare in modo che le persone si sentano felici di frequentare piazze, parchi e infrastrutture verdi e blu, di sostare, di respirare aria pulita e percepire “senso di completezza”.
Il "parco del mito delle streghe", il progetto del Grande Maxxi e il "parco urbano del Cardeto" di Ancona hanno l'ispirazione di far interagire architettura, cultura e natura e permettere ai corpi di muoversi liberamente".

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