Luca De Lipsis dedica ai lettori di "Gazzetta", per l'estate, il romanzo breve "Iatros il Dio della coscienza" che pubblichiamo a puntate, da oggi, ogni sabato

Luca De Lipsis dedica ai lettori di "Gazzetta", per l'estate, il romanzo breve "Iatros il Dio della coscienza" che pubblichiamo a puntate, da oggi, ogni sabato

Una storia avvincente che coinvolge medici e personale infermieristico che si recano in Asia, in paesi poveri, per prestare soccorso ed assistenza. Lì però ci sono altri medici che prestano ai criminali della zona la loro opera per l'espianto di organi a persone che vengono rapite per essere sottoposte ai prelievi ordinati da malati facoltosi

Con l'arrivo dell'estate e la voglia di fare poco o nulla sopratutto nelle ore più calde, ecco che, come lo scorso anno, ci raggiunge il racconto di Luca De Lipsis, medico ed amministratore cittadino, autore oramai noto e molto stimato, che ha voluto dedicare ai lettori di "Gazzetta" il romanzo breve "Iatros il Dio della coscienza".
Questo romanzo lo pubblicheremo a puntate, come abbiamo sempre fatto e lo faremo il sabato.
L'auspicio di "Gazzetta" è che anche quest'anno la narrazione di De Lipsis sarà sostenuta dal largo consenso dei lettori. Ce lo auguriamo ma ne siamo anche certi.
Buona lettura e buona estate.

La sintesi
"Iatros il Dio della coscienza" è una storia che si muove tra fantastico e reale, trovando nella prima sfera le soluzioni alle crude problematiche della seconda, alla maniera dei supereroi, il mondo al quale la storia è ispirata. Il genere è un "medico-fantasy" che abbraccia tematiche oscure e reali come il traffico di organi umani ad opera di un'organizzazione criminale che sfrutta lo stato di estrema povertà del terzo mondo.

Il racconto a grandi linee
Fioravante Guidoni, il protagonista della storia, è un giovane medico napoletano che lavora per un’associazione di volontariato operante in zone disagiate dell’Asia.
Durante la sua missione umanitaria, il medico si troverà a dover affrontare un’organizzazione terroristica dedita al commercio illecito di organi prelevati attraverso l’assassinio di esseri umani.
A causa di una mutazione genetica che subisce durante un incidente accaduto poco prima del suo sequestro, Guidoni acquisisce dei poteri sovrannaturali (come la capacità di narcotizzare e paralizzare i nemici con un semplice contatto) grazie ai quali, con la collaborazione di un popolo indigeno a lui fedele, riuscirà a fermare i malvagi meccanismi dell’Organizzazione criminale e ad uccidere i suoi capi.

Capitolo 1
L’aereo era appena decollato da Napoli. Destinazione Gohar, uno dei Paesi più poveri dell’Asia meridionale. Il sovraffollamento della popolazione, la mancanza di investimenti, la corruzione dilagante e le continue lotte intestine lo rendevano inospitale e pericoloso.
Il dottore Fioravante Guidoni, per gli amici Fiore, osservava dal finestrino del velivolo le bellezze della città: La lingua di spiaggia bianchissima che digradava nel mare azzurro, il Monastero di San Martino che si ergeva solenne sulla città sottostante, la collina di Posillipo con le sue tredici rampe ed il pennacchio del Vesuvio, un puntino che appariva sempre più lontano e indefinito man mano che l’aereo prendeva quota.
Con un velo di tristezza calato sugli occhi, pensava a chissà quando sarebbe potuto tornare in Italia.
Il responsabile dell’Associazione Medici Fuori Confine, Luigi Gadrone, lo aveva pregato affinché partisse per quella terra lontana a prestare la propria assistenza alla popolazione asiatica, afflitta dalla carestia e dalle malattie.
Lui, 45enne scapolo, medico-rianimatore, una delle specializzazioni più ricercate, non aveva potuto rifiutare la richiesta del capo. Era abituato a missioni estreme. Ne aveva eseguite numerose. Anche in Italia. Sull’isola di Lampedusa aveva svolto il suo ultimo incarico, come medico turnista nei centri di prima accoglienza per i clandestini che cercavano di arrivare in Italia via mare. Il suo compito era di verificare le condizioni cliniche di questi disperati, e smistare i casi più gravi verso gli ospedali dell’isola dopo una prima stabilizzazione clinica.
In quella circostanza aveva conosciuto i dottori Dario Recci e Roberto Tomacielli i quali, dismessi i panni di valenti chirurghi, facevano parte del team sanitario imbarcato sulle navi delle Organizzazioni Umanitarie.
Erano esperienze che lo avevano formato da un punto di vista umano ma anche sanitario. Spesso, i medici dell’Associazione si trovavano a dover curare pazienti in grave stato di disidratazione o affetti da polmoniti e malattie gastrointestinali, conseguenze delle pessime condizioni di viaggio. Casi più gravi di ragazzi denutriti, donne gravide, anziani portatori di malattie croniche invalidanti aumentavano il numero di quelle migliaia di vittime e di disperati in fuga verso l’Eldorado europeo, naufragati come le loro vane speranze di una vita migliore.
I medici dell’Associazione, animati da una sensibilità fuori del comune, non si tiravano mai indietro di fronte alle disposizioni calate dall’alto. Dedicare il proprio tempo e le proprie conoscenze a salvare vite umane, denunciando la violenza e l’abuso di potere, era diventata la loro missione. Guidoni, con quest’ultimo impegno si stava avventurando assieme ai colleghi in una nuova realtà, altrettanto disperata, dove alla fame si aggiungevano sanguinarie lotte intestine.
Appena sorvolarono le nuvole, rivolse lo sguardo verso l’infermiera Gisella Grandoli, che tutti chiamavano Gisy e scorse nei suoi occhi lo stesso senso di malinconia che lo aveva accompagnato fin dalla prima virata dell’aereo.
Sul sedile interno, Rita Gentili, un’altra infermiera dell’Associazione, si era assopita, subito dopo i preliminari del noiosissimo imbarco.
Dario Recci e Roberto Tomacielli erano seduti due file più avanti e discutevano sommessamente sulla strumentistica che avevano a disposizione e di come avrebbero potuto minimizzare i rischi infettivi riconducibili alle pessime condizioni igieniche nelle quali versava l’ospedale del villaggio.
Ad accompagnare la missione sanitaria c’era anche Alfredo Salzani, fotografo freelance, con la sua amatissima Canon digitale a tracolla, la fedele compagna di ventura di altri viaggi effettuati in zone di guerra o in luoghi sperduti nella natura.
Come passerai le prossime tredici ore di volo? domandò Grandoli a Guidoni stringendogli la mano.
Non saprei, i due film che proietteranno secondo me sono un po’ noiosi; al massimo proverò a leggere le guide turistiche che mi sono portato... Riguardano proprio il Gohar: Bisogna conoscere i luoghi dove ci hanno spedito.
Io ci rinuncio. Mi è bastato seguire il telegiornale di ieri. Proprio due giorni fa c’è stato un attacco terroristico contro gli abitanti della zona, una trentina di chilometri più al nord della nostra postazione. Sembra ci siano stati più di trenta morti e una decina di rapimenti. L’unica notizia confortante è che nessun membro dell’Associazione è stato coinvolto.
Questo mi conforta poco. Shaari è comunque un villaggio ad alta pericolosità, sorvegliato costantemente dal Corpo Brigata Nazionale, il Cbn, l’esercito governativo che dovrebbe proteggerci da qualsiasi attacco.
Tu ci credi?
Più che altro ci spero. Lavoriamo per loro. In fondo riusciamo a limitare i decessi di quei poveri cristi.
Chi vuoi che tuteli degli sfigati come noi? Se lo volessero, ci darebbero più protezione, o quanto meno ci farebbero lavorare in posti più sicuri. I soldati del governo hanno tutto l’interesse a salvare la loro pelle piuttosto che la nostra e sono sicura che alcuni di loro sono anche collusi con la criminalità locale.
Però Gadrone mi ha assicurato che si metteranno a nostra disposizione e che faranno di tutto per tutelare la nostra incolumità.
Gadrone... Gadrone, uno stronzo che se ne sta seduto tranquillo nel suo ufficio al centro di Roma... Organizza, dispone, convoca tutti noi e ci manda allo sbaraglio. Mai una volta che avesse mosso le chiappe pure lui per seguirci in queste missioni.
Ragazzi, non parlate male di Luigi, intervenne Rita che si era appena risvegliata dalla pennichella. Lo sapete che il capo deve stare sempre dietro alle trincee altrimenti, se gli succedesse qualcosa, come potrebbe andare avanti l’Associazione? Lui è così bravo ed affascinante... Sarebbe un peccato se perisse in qualche attentato.
Grandoli la guardò sgomenta e le diede uno scappellotto amichevole sulla spalla poi, rivolgendosi a Guidoni, sussurrò: Dice così perché è innamorata di Gadrone. Vorrebbe avere una storia con lui e penso che Luigi glielo abbia fatto anche credere.
Ma secondo te è così affascinante il capo? chiese Guidoni sorridendo.
Mai quanto te, rispose Grandoli prima di regalargli un tenero bacio sulle guance.
L’aereo con il suo carico di esseri umani, di materiali e di viveri percorreva “corridoi” riservati ai velivoli militari, frutto di un accordo tra l’Italia e il Paese ospitante, un requisito che lo svincolava dall’assegnazione di una banda oraria e gli garantiva una pista di decollo e di atterraggio riservata.
I motori erano silenziosi e all’interno, in una totale tranquillità, ogni passeggero era munito di uno schermo personale su cui guardare i film in programmazione.
Chi non era interessato alla visione mangiava il proprio pasto. Altri dormivano placidamente con le mascherine calate davanti agli occhi. I passeggeri erano in totale una cinquantina, tra personale militare, di volo e sanitario.
Il silenzio fu interrotto dalla voce penetrante di Salzani.
Ehi voi, se non avete di meglio da fare, vi voglio fare vedere il mio ultimo libro di fotografie. È uscito il mese scorso e già sta vendendo tanto.
Grazie Alfredo ma questo volo mi sta spossando. Non riesco neanche più a tenere gli occhi sullo schermo, disse Grandoli freddamente.
Guidoni invece fu incuriosito dalla proposta e prese il libro, che cominciò a sfogliare.
Dove hai scattato queste immagini?
Sono stato in Sudafrica, l’anno scorso, per un’altra missione sanitaria nelle favelas di Johannesburg. E queste foto di bambini malnutriti che giocano nella polvere e mi guardano con quegli occhietti vividi sono la testimonianza del loro stato di indigenza.
Guidoni guardava commosso gli scatti del fotoreporter pensando tra sé e sé quanto dovesse essere dura la vita in quelle condizioni, dove il diritto alla cura era riservato solo ai pochi abitanti benestanti. In tutte le emergenze sanitarie, l’Associazione rappresentava quindi l’unica ancora di salvezza, un baluardo di equità e di giustizia di cui lui era un indispensabile rappresentante, condividendone tutti i punti della mission. Aveva sfogliato gran parte del manoscritto quando fu distratto dall’arrivo di Tomacielli.
Ragazzi, il pilota dice che tra trenta minuti inizierà la discesa. Siamo quasi arrivati. Ad attenderci ci sarà il comandante Falcon in persona, capo del Cbn. Lui ed i suoi uomini ci scorteranno fino a destinazione.
Quanto onore! Falcon in persona, rispose scherzando Grandoli. Poi rivolta a Guidoni disse: Forse hai ragione, in fondo ci tengono alla nostra salute.
Noi portiamo il nostro bagaglio di conoscenze e di viveri; loro hanno bisogno di questo aiuto. Ecco perché veglieranno su di noi come angeli custodi, rispose Tomacielli, proprio quando la voce del comandante di volo comunicava che l’arrivo era imminente.
L’aereo scese disegnando una lenta curva verso una sottile lingua di terra asfaltata, circondata da una fitta vegetazione. L’atterraggio avvenne senza inconvenienti. Come da tradizione, i presenti applaudirono il comandante per il buon esito della manovra.
Appena scesi dal velivolo, i passeggeri videro un drappello di militari che sostava davanti a un discreto numero di autoblinde e Jeep dell’esercito parcheggiate in fila indiana. Uno di essi, un uomo di mezza età dal fisico atletico e possente, vestito in tuta mimetica governativa, con un grosso fucile militare a tracolla, gli venne incontro con passo sicuro. Era il comandante Falcon.
Il primo a stringergli la mano fu Tomacielli, il capo della missione. I due si presentarono.
Avete viaggiato bene? domandò Falcon.
Il volo è stato confortevole e siamo stati trattati benissimo dal personale di bordo, rispose il medico di rimando.
Mi fa piacere! disse il comandante. Cercheremo di fare altrettanto. Io e le mie truppe vi scorteremo verso il campo medico di Shaari. Questa è una zona molto pericolosa.
Abbiamo letto i giornali, si intromise Guidoni, sappiamo che proprio tre giorni fa è stato assaltato un villaggio vicino Shaari e che ci sono state parecchie vittime. Fortunatamente, nessuno dell’Associazione è rimasto coinvolto.
Falcon scosse il capo e confermò la notizia, aggiungendo particolari inquietanti.
Purtroppo in questo maledettissimo Paese è nato un gruppo terroristico, chiamato la Grande Organizzazione, il cui capo, inafferrabile, è un mercenario senza identità e scrupoli che con i suoi accoliti assalta i villaggi, facendo razzie e sequestrando molti abitanti. Qui vivono più di dieci milioni di persone e noi riusciamo a malapena a proteggerne la metà. La Grande Organizzazione, purtroppo, ha parecchi infiltrati nel nostro esercito e molto spesso riesce ad anticiparne le mosse.
Qual è il fine di questi attacchi meschini? Il Gohar è uno Stato povero e la maggior parte della ricchezza risiede nella capitale, a Japur. Mi sembra improbabile che per gli ostaggi venga richiesto un riscatto in denaro, affermò Guidoni perplesso.
Falcon fece una risatina sommessa e si portò un sigaro alla bocca.
Non chiedono riscatti. Il loro fine è ancora più malvagio, ma molto remunerativo.
Di che cosa si tratta allora?
La Grande Organizzazione ha un apparato medico clandestino deputato al prelevamento degli organi dei loro ostaggi. Che poi vengono rivenduti in un mercato illegale parallelo. Gente facoltosa che si ammala e si rivolge alla Grande Organizzazione per avere un cuore o un rene sano nel più breve tempo possibile. Costoro pagano fior di quattrini per la loro salute. E vengono quasi tutti accontentati.
I medici rimasero a bocca aperta guardandosi tra loro increduli. Si sarebbero aspettati di tutto ma questa atrocità difficilmente l’avrebbero messa in conto. A maggior ragione perché cagionata da loro colleghi, venditori senza scrupoli di morte, anziché tutori della salute. Storie di questo genere sembravano partorite dalla mente di uno scrittore horror. E invece rappresentavano un ulteriore aspetto inquietante del luogo in cui Gadrone e i suoi collaboratori avrebbero dovuto operare.
Immerso in una nuvola di fumo, Falcon aggiunse: Non hanno pietà per nessuno. L’equipe medica opera all’interno di strutture sanitarie organizzatissime, molto più efficienti di quelle statali, ma vere e proprie cliniche degli orrori, dove effettuano gli interventi chirurgici di espianto. Non sappiamo dove eseguano le operazioni, potrebbero essere ovunque. Hanno numerosi edifici occulti sparsi per la nazione. Tra l’altro, l’Organizzazione avrà sicuramente saputo del vostro arrivo. Siete persone giovani, sane e forti, potreste essere ottime vittime sacrificali. Per questo ci siamo noi a proteggervi.

continua

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