Il ricordo di Reparata la materassaia e di suo marito Rizzo nell'articolo di Peppino De Lorenzo, letto da tantissima gente, ha risvegliato in me la tenerezza di quei luoghi e di quel palazzo a via Verrusio abitato da miei familiari
Caro direttore, ci scrive Francesco Agozzino (foto), ho letto con molto interesse ed anche con una certa emozione l’articolo pubblicato domenica scorsa su "Gazzetta di Benevento", a firma di Peppino De Lorenzo, sulla, a giudicare dal grande interesse dei lettori, ancora indimenticata signora Reparata Emanuele e sul di lei marito Raffaele Rizzo.
Con il suo permesso, al riguardo desidererei aggiungere qualche elemento estrapolato dai ricordi della mia infanzia.
Infatti, in quel palazzo di via Mario Verrusio con il pozzo nel cortile interno recante le scritte in latino, abitavano una carissima zia nubile di mia madre, Candida Maiatico ed inoltre un altro suo zio, fratello di Candida, Giuseppe Maiatico, padre di Mario Maiatico, che fu notaio a Marino (Roma).
Mia nonna materna, Concetta Maiatico, era la sorella dei due prima citati ed io da piccolo andavo spesso sia con mia mamma che con mia nonna in quel palazzotto, dove ho trascorso una parte indimenticabile della mia infanzia.
Ricordo, sia pur vagamente, Antonio Impronta ed il fatto che i due coniugi su menzionati, senza figli, lo avessero di fatto "adottato". Ricordo il pollaio di Reparata, da cui provenivano le uova freschissime che ogni tanto ella regalava a mia madre ed a mia nonna. Ricordo inoltre quando Reparata veniva a cardare la lana a casa di mia nonna, la quale aveva ancora i materassi di lana e della sua abilità nel renderla morbida e vaporosa, e non più infeltrita.
Ma forse il ricordo più bello è quello legato al signor Raffaele, marito di Reparata.
Da piccolo mi piaceva molto viaggiare in carrozza a cavallo ed ogni volta che andavamo a trovare i parenti in via Mario Verrusio, tormentavo mia madre affinchè sulla via del ritorno a casa prendessimo una delle carrozze che all’epoca stazionavano davanti al Duomo.
Ovviamente, data l'amicizia preferivamo prendere quella del signor Raffaele e durante il tragitto quest'ultimo mi faceva sedere a cassetta accanto a lui e mi spiegava, con infinita pazienza, come usare le redini ed alcune volte me le faceva anche brevemente tenere, stando però sempre attento a che non facessi niente di sbagliato.
Come un flash, leggendo l’articolo di De Lorenzo, mi è venuto alla mente che a volte la carrozza senza cavallo era posteggiata, con le stanghe ripiegate, nel cortile interno di quel palazzotto in via Mario Verrusio.
Mentre mia madre o mia nonna chiacchieravano con i loro congiunti, io ho trascorso ore a fantasticare, seduto in quella carrozza vuota, immaginando di diventare un provetto "vetturino".
Fantasie di un bambino!
Stamane, spinto dalla nostalgia, sono stato di nuovo, dopo tantissimi anni, in via Verrusio per rivedere quel palazzotto (vedi le 3 foto allegate).
Al momento attuale il fabbricato è in corso di ristrutturazione e non è stato possibile entrare nel cortile interno, dove vi è il pozzo con le scritte in latino. In cima al portale, alla base della raggiera in ferro battuto campeggiano due lettere: M.M., indicanti Mario Maiatico, mio bisnonno.
Grazie a De Lorenzo per aver risvegliato i più bei ricordi della mia fanciullezza!
Che persone erano quelle!, conclude la bella nota di Agozzino.