Indubbiamente è stato interessante il dibattito su "Officine Aree Interne" (Costanzo assiste alla manifestazione al Teatro de la Salle) promosso dal consigliere regionale, Pellegrino Mastella.
Interessante per le argomentazioni, in parte nuove e le particolari competenze dei diversi relatori.
Chi, fin dal secolo scorso, si sente impegnato su queste problematiche, dai tempi di Manlio Rossi Doria e dell'avvio della Cassa per il Mezzogiorno, deve prendere atto che in questi ultimi cinque-sei anni sono aumentati gli eventi, sia in sede politica che istituzionale, culturale ed accademica, volti a fare analisi, dibattiti ed anche proposte di opere soprattutto in campo infrastrutturale e del pubblico trasporto.
Per quanto ci riguarda come sanniti, va a questo punto fatto un apprezzamento al cosiddetto "Forum delle Aree Interne" promosso e condotto dalla Curia Arcivescovile di Benevento, per impegno di monsignor Felice Accrocca alle specifiche iniziative di riforma e sviluppo nei campi dei servizi pubblici, quali viabilità, trasporti,scuola, sanità, ritenendo che tali interventi possano fermare l’esodo, soprattutto quello giovanile.
Visto il trasferimento di monsignor Accrocca, qualcuno potrebbe credere che ormai ci si può appropriare di quel percorso culturale per proseguire dallo "studio del Forum" alla "pratica dell'Officina".
Dalla mente al braccio.
Quindi a questo punto i promotori della "Officina" potrebbero pensare che le aree interne siano macchine da riparare piuttosto che campi da coltivare.
Coltivare, raccogliere, ma anche seminare e piantare.
Certamente, lungo i Comuni e le superfici territoriali della dorsale appenninica, c'è tanto bisogno di interventi ed opere di riparazione, visti i danni arrecati con l’esodo di persone ma anche con lo sfruttamento delle risorse di quei territori.
Ed a questo punto, anche quando si parla solo di trasporti pubblici, viene alla mente una realtà che forse sfugge ai più e cioè le aree interne non sono territori ed ambienti fragili, improduttivi e sterili, come spesso si dice.
Sotto molti aspetti sono certamente più fragili e bisognose le intasate e sovraffollate aree metropolitane.
E' l'area metropolitana che sottrae risorse ai territori appenninici senza nulla restituire e compensare: e questo avviene non solo con l'acqua e l'energia elettrica.
I fabbisogni idraulici della fascia costiera non sono soddisfatti dall’acqua marina ma dall'acqua dell'Alta Irpinia e dell'Alto Sannio, a partire dalla diga di Campolattaro.
Indubbiamente è attuale e fondamentale il problema dei pubblici trasporti, però, visto che stiamo vivendo una crisi energetica incontrollabile, non possiamo dimenticare che il Sannio è una delle primarie province italiane produttrici di energie rinnovabili.
Quando si parla di opere pubbliche da fare "sul territorio" non sempre si tiene conto anche di quello che serve "al territorio", perché possa essere non solo una superficie di insediamento e di attraversamento di infrastrutture di trasporti ma anche un’area di produzione di risorse e sostanze, il cui valore serva a soddisfare innanzitutto le esigenze socio-economiche delle comunità locali.
Purtroppo, quasi sempre, le linee di trasporto pubblico lasciano ai territori attraversati soltanto i costi geoambientali.
Ce lo ricorda Gian Antonio Stella quando in un articolo sul Corriere della Sera del mese scorso scrive: "La superstrada finisce per incrementare solo il turismo mordi e fuggi"; e quindi è un'opera che, da sola, può servire poco allo sviluppo socio-economico del territorio attraversato.
C'è da sperare che nei prossimi eventi della "Officina delle Aree Interne" si parli anche di territori di produzione e non solo di attraversamento.
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