Domenica 2 ottobre 1949, 77 anni or sono, Benevento dovette fare i conti con la necessità di una ennesima opera di ricostruzione. Dopo i bombardamenti alleati del 1943 arriva l'onda di piena del fiume Calore ed è devastante
Domenica 2 ottobre 1949, 77 anni or sono, Benevento dovette fare i conti con la necessità di una ennesima opera di ricostruzione.
Più volte nel corso dei secoli la città fu costretta a trovare le energie per rinascere, ma forse non era mai capitato di rimboccarsi le maniche, fare appello al coraggio e impiegare energie psicofisiche per mettersi alle spalle, per quanto possibile, nel giro di così pochi mesi le catastrofi che l’avevano profondamente e dolorosamente segnata.
Erano trascorsi infatti circa 72 mesi da quell’agosto/ottobre 1943 quando la Seconda Guerra Mondiale mise letteralmente in ginocchio Benevento.
Agli innumerevoli caduti sui fronti di guerra, si erano, infatti, aggiunte le circa 3.000 vittime civili dei bombardamenti del 1943 condotti dalla flotta aerea alleata (dunque prima e dopo l’Armistizio di Cassibile e la fine delle ostilità con gli americani, gli inglesi, i francesi) e delle rappresaglie dei nazisti in ritirata.
Mentre i tedeschi si accanirono contro la popolazione, anche gli ex nemici alleati non si limitarono a colpire obiettivi militari e strategici (come la rete ferroviaria), ma innaffiarono di bombe “stupide” anche gli agglomerati di case, le chiese e i monumenti.
Nella sola Benevento, insignita nel 1967 della Medaglia d’Oro al Valor Civile dal presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, il 60% del patrimonio abitativo (pari a 1.721 unità) andò perduto, insieme al Duomo.
In lire del 1943, i danni per l’industria furono pari a 209 milioni, per il commercio a 305, per l’agricoltura a 13.
Verrebbe da dire che là dove non arrivarono i bombardieri anglo-americani, ci pensarono i tedeschi.
Alcune iniziative imprenditoriali, anche importanti e di qualità, non poterono più riavviarsi dopo la fine del conflitto perché le truppe di Hitler provvidero a fare piazza pulita di molti opifici. Insomma, sui 139 chilometri di strada ferrata che attraversavano il Sannio circa la metà fu resa inservibile e lo stesso accade per le infrastrutture stradali.
A tale disastro, dovuto alla follia degli uomini, a cominciare ovviamente da quegli stessi italiani che avevano voluto la guerra e da quegli altri Italiani che non seppero nemmeno dire da che parte dovevamo stare pur dopo aver firmato l’Armistizio (peraltro tenuto nascosto per qualche giorno da Badoglio) se ne aggiunse, pochi anni dopo, appunto nel 1949 un altro. Furono, infatti, devastanti le conseguenze delle piogge torrenziali del 1° e 2 ottobre.
La piena del fiume Calore, che in particolare colpì il rione Ferrovia e le contrade a valle, causò 12 vittime.
I danni materiali furono quantificati, in valori di lire dell’epoca, nella seguente misura per i diversi rami di attività: 900 milioni per l’agricoltura; 650 per l’industria; 250 per il commercio e 35 per l’artigianato; un patrimonio immobiliare (sopravvissuto alla catastrofe bellica) devastato, per un totale complessivo di 6 miliardi di lire.
Insomma, la natura, all’alba del nuovo decennio, pretese quasi il triplo delle risorse servite a pagare le follie dell’uomo di sei anni prima. Il primo dopoguerra in città fu segnato, dunque, dallo sforzo immane di una doppia ricostruzione.
Il fiume Calore, dal quale con gli anni Cinquanta del secolo scorso vengono sottratte dalle sorgenti alte in Irpinia 5.000 litri d'acqua al secondo per la grande sete della Puglia, ha d'altra parte segnato la storia stessa di Benevento e non solo quella di Manfredi di Svevia Hohenstaufen che vi perse la vita, da qualche parte sulle sue rive, ma "in cò del ponte", secondo Dante, per mano di Carlo d'Angiò e di molti traditori.
Lo stesso fiume Calore tuttavia ha sofferto parecchio per mano dell'uomo "vendicatore" e "sfruttatore", come nell'estate del 2005, quando fu letteralmente prosciugato dalle fameliche idrovore prive di controlli piazzate lungo le sue rive.
Davvero l'intreccio tra la storia degli uomini e dei corsi d'acqua ai piedi del Gran Dormiente è complicato e non può essere descritto e tanto meno riassunto in poche parole.
Ma ricordare quelle giornate dell'ottobre di 77 anni or sono è doveroso anche perché, alcuni anni dopo, in quello stesso mese d'autunno, ma nel 2015, un altro evento alluvionale si abbattè sul Sannio, causando tre vittime e ingentissimi danni.
Del resto altri eventi alluvionali si erano verificati negli anni nel frattempo trascorsi nella città che sorge tra due fiumi e tanti torrenti. Una città che deve ancora trovare un punto d'equilibrio e di convivenza con l'acqua.