Con l'intento di far conoscere momenti dolorosi della nostra storia che hanno compreso anche le stragi di mafia si è svolto il convegno sul tema "Combattere il male. Difendere il Bene" voluto dal questore Giovanni Leuci

Con l'intento di far conoscere momenti dolorosi della nostra storia che hanno compreso anche le stragi di mafia si è svolto il convegno sul tema "Combattere il male. Difendere il Bene" voluto dal questore Giovanni Leuci

Parte dell'emersione criminale è dovuta evidentemente anche all'attiva presenza della Polizia di Stato ha detto Antonella Marandola, docente di Diritto Processuale Penale. Calogero Germanà ha raccontato, alla Camilleri, l'attentato mafioso a Mazara del Vallo a cui sfuggì miracolosamente nel 1992. Contro di lui fucilate e colpi di kalashnikov

L'occasione colta dal questore Giovanni Leuci (nella terza foto in basso è con il questore emerito di Benevento, Raffaele Aiello) è stata quella della festività di San Michele Arcangelo, patrono della Polizia di Stato, per lo svolgimento di un convegno dal titolo "Combattere il male - Difendere il Bene" che si è svolto all'Auditorium Sant'Agostino.
Previsti gli interventi di Calogero Germanà (nella seconda foto in basso è con la moglie), dirigente superiore della Polizia di Stato in quiescenza e di Antonella Marandola, docente di Diritto Processuale Penale all'Università degli Studi del Sannio.
L'incontro è stato moderato da Orlando Piantadosi, giornalista dell'Ansa Napoli.
Prima che il convegno avesse inizio, abbiamo parlato di questo tema con Antonella Marandola (nella foto d'apertura è al centro con a sinistra il prefetto Raffaela Moscarella ed a destra il presidente della Provincia, Nino Lombardi), stimata docente all'Unisannio ma anche raffinato giurista presente in importanti organismi nazionali dove la riforma costante del nostro ordinamento, per tenerlo quanto più è possibile attinente ai mutamenti di una società che appare ed è bisognevole di essere sempre più tutelata, è costantemente analizzata e studiata.
Combattere il male e sostenere il bene, le abbiamo detto, appare essere una frase scontata e che non ha bisogno di essere sottolineata da ulteriori riflessioni. Invece, evidentemente, non è così in quanto non l'abbiamo fatta completamente nostra.
Questa giornata, ci ha risposto preliminarmente Marandola, è rappresentata da Unisannio che, sul territorio è una istituzione attiva.
Essa intende fornire una rassegna storica di quello che è stato il portato di questo Paese e quanto tutti noi dobbiamo alle vittime della mafia, della camorra.
Parliamo, dunque, di una società che ha sofferto della esistenza di fenomeni criminali per mettere però in evidenza la costante presenza delle forze dell'ordine, in particolare della Polizia di Stato che, quotidianamente nel passato ed attivamente nel presente, offre evidentemente un suo contributo per garantirci la libertà e la sicurezza.
L'intenzione, infatti, è quella di festeggiare la Polizia di fronte anche alle nuove forme di criminalità e il riferimento va alla violenza di genere, 
che oggi vede in questa struttura dello Stato un Corpo attivo molto presente, ha proseguito Marandola.
Parte di questa emersione criminale è dovuta evidentemente anche all'attiva presenza della Polizia che è stata la prima istituzione che se ne è fatta carico e dall'altro, come ben ha detto lei, profondere in noi tutti una idea di libertà sociale, di comunità attiva in cui vige evidentemente una parità tra le persone e non ci sia una sudditanza e una situazione verosimilmente di soggiogazione come è stato per il passato.
Vogliamo ricordare come Università tutte le vittime di mafia e tutto l'impianto normativo che va dalla morte di Piersanti Mattarella per passare a Pio La Torre, hanno dato luogo a quelle che sono le misure di prevenzione, una forma di garanzia, di strumenti, che la Polizia oggi ha in dotazione ma anche con un pensiero futuro, vale a dire che al mutamento della criminalità si devono adeguare gli strumenti normativi che consentano alla polizia di bene agire.
Il riferimento va al mandato di arresto europeo, all'ordine di indagine e non da ultimo sicuramente alla confisca ed al congelamento dei beni all'estero con strumenti di salvaguardia anche del mercato economico.
Per ultimo, abbiamo ancora chiesto alla docente, che cosa dobbiamo fare ancora e non lo abbiamo fatto?
Dobbiamo avere forte l'idea di comunità, ci ha risposto, della presenza di queste istituzioni alle quali ci si può riferire e riconoscere che molta della nostra serenità e benessere è dovuta a loro. Il loro lavoro è veramente parte integrante della nostra vita e lo si è dimostrato appunto sulla violenza in generale ma anche dell'ordine civile ripristinato attraverso il processo penale del nostro Stato.
Sin qui Antonella Marandola.
Nel frattempo, il convegno ha avuto inizio con il saluto portato dal rettore di Unisannio, Maria Moreno, e del questore, Giovanni Leuci (nella prima foto in basso è con il prefetto Moscarella) il quale ha sottolineato che l'occasione è anche colta per far conoscere momenti dolorosi della nostra storia che hanno compreso anche le stragi di mafia.
Abbiamo vissuto, in pratica, ha detto Leuci, una guerra civile con persone che si contrapponevano in armi fino all'assedio eversivo della mafia, appunto.
A questo punto è intervenuto Calogero Germanà che ha raccontato alla Camilleri, così ha detto, il dramma del suo attentato del 14 settembre del 1992 da parte della mafia dalla quale fortunatamente ne uscì indenne.
Dirigente Superiore della Polizia di Stato in pensione, ha ripercorso quello che accadde quel giorno che è rimasto indelebilmente fissato nella sua mente.
Qualche giorno prima del mio attentato, in sogno, ebbi la premonizione che sarei stato sparato.
Non mi sentivo affatto un superpoliziotto e facevo normalmente il mio lavoro e quindi ritenevo inverosimile quel sogno.
Verso le 11.00 a Mazara del Vallo mia moglie mi chiamò per dirmi di accompagnare mia figlia con il motorino.
Evidentemente in quel momento era già pronto il mio attentato ma non mi videro.
Nel pomeriggio, verso le 16.00, chiesi all'autista di accompagnarmi mi chiese di prendere la macchina disponibile e poi lui sarebbe giunto.
E così feci.
Camminavo tranquillamente quando sul lungomare di Tonnarello, bellissimo, sentii una macchina che mi si avvicinava ma senza cambiare marcia per superarmi.
Nel momento in cui mi affiancarono mi spararono ma riuscii a rannicchiarmi nella macchina e la rosata di fucile mi prese solo di striscio al collo.
Presi allora la mia pistola ed indirizzai verso di loro dei colpi.
Evidentemente li disorientai e questo mi consentì di recuperare qualche attimo per lasciare la macchina ed arrivare alla spiaggia.
Mi è sembrato di vivere un film.
Un testimone disse poi di aver sentito un secondo colpo di fucile, ma io non me ne ricordo.
In un primo momento sembrava se ne fossero andati.
Una famigliola che stava in spiaggia, capendo cosa stesse accadendo, mi disse di buttarmi in mare per cercare protezione.
Poi partì un colpo di kalashnikov che neanche mi colpì.
Fecero nuovamente per andare via ma poi gli assassini tornarono con la macchina che misero a ridosso del muretto della spiaggia e lì partì una raffica di mitra con il rischio di colpire anche altre persone.
Neanche mi colpirono ed andarono via definitivamente.
Una signora mi disse di entrare nella sua abitazione lì vicino e così con il telefono fisso, non esistevano ancora i cellulari, chiamai i colleghi del 113 ma il centralinista non mi credette pensando che fosse una burla.
Allora chiamai i Carabinieri col 112 e qui dissero che avevano già saputo di qualcosa.
Arrivò dunque prima una Gazzella e poi una Pantera ma venne anche mia moglie e mia cognata.
Sembrava quasi una festa.
In ospedale fui accompagnato da Carabinieri dopo aver ricevuto le scuse dei miei colleghi del centralino.
Dall'ospedale sono poi andato al commissariato.
Li conoscevamo tutti quelli che avevano attentato alla mia vita e dissi ai miei uomini di andarli a prendere.
Da quel momento passai a Roma e lì la mia vita è cambiata, ha concluso Germanà.
Sin qui la cronaca del convegno.
I festeggiamenti per il Santo Patrono e Protettore della Polizia di Stato proseguiranno domani, martedì 29 settembre, con una celebrazione eucaristica officiata dall'arcivescovo monsignor Michele Autuoro, che avrà luogo alle 9.30, all'eremo di San Michele Arcangelo a Foglianise.

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