Con la voce rotta dal pianto il sindaco Clemente Mastella ha rivelato all'assemblea dei fedeli stipati della Basilica della Madonna delle Grazie: Anche io sono ammalato. Spero di farcela...
Un forte momento emozionale ha concluso la celebrazione della Santa Messa dedicata alla Madonna delle Grazie, patrona del Sannio e co-patrona della città di Benevento, celebrazione che per la prima volta ha visto presiederla l'arcivescovo Michele Autuoro.
Tra l'altro l'arcivescovo ha concluso la sua omelia dispensando a tutti auguri di vita pastorale che sia un dono per gli altri e soprattutto per gli ammalati.
Quando ha preso la parola il sindaco Clemente Mastella ha chiuso proprio riprendendo l'invito di monsignor Autuoro riferito ai malati e con la voce rotta dal pianto ha detto: Anche io sono ammalato.
Spero di farcela.
Un brivido di commozione ha pervaso l'intera assemblea dei fedeli che si è sciolta in un accorato applauso che ha accompagnato il sindaco prima tra le braccia affettuose dell'arcivescovo e poi fino al suo posto in prima fila.
Oramai lo ha detto lui, l'interessato, ma ai più era nota questa seria ed importante problematica sanitaria che sta attraversando da un po' il sindaco Mastella.
Anche noi gli auguriamo di farcela, anzi ne siamo convinti.
La Messa è stata aperta da padre Antonio Tremigliozzi, ministro provinciale dei Frati Minori Sannio e Irpinia, il quale ha ricordato che papa Giovanni Paolo II, quando venne a Benevento, disse che la Madonna delle Grazie era un faro di attrazione di tutti i fedeli a partire dal 1836 quando la si invocò durante la epidemia di colera. Poi fu incoronata protettrice del Sannio e successivamente, nel 1954, eletta patrona del Sannio a cui affidiamo questa nostra Chiesa.
Padre Tremigliozzi ha anche ricordato che l'arcivescovo, in forma privata, il primo giorno della sua venuta a Benevento, prima di incontrare i giornalisti nella Sala del Centenario, si è recato a pregare nella Basilica della Madonna delle Grazie.
Un ringraziamento pare Antonio ha rivolto anche al Coro "Mater Misericordiae" diretto da Daniela Polito con all'organo Saverio Filomeno Coletta.
Ai frati che custodiscono la Basilica della Madonna delle Grazie, ha detto l'arcivescovo Autuoro, un forte ringraziamento. Grazie anche per l'accoglienza che mi avete riservato lo scorso 28 giugno. Abbiamo reso la città di Benevento la più calda del sud Italia tanto è stata colorata d'affetto.
Ho scelto di entrare a Benevento il 28 giugno proprio per essere qui con voi alla festa della vostra Patrona rappresentata nella statua il cui volto è stato disegnato da Giovanni Merigliano da Nola nel XVI secolo.
La storia è una matrice che ci nutre ed infatti tutte le uscite della Madonna delle Grazie dal suo tempio, si sono svolte in occasioni particolari relative a momenti difficili, alle grandi calamità, come precisò l'arcivescovo Orsini poi papa Benedetto XIII.
Oggi rinnoviamo il voto fatto dai nostri padri nel 1836 e ricordiamo che il 28 aprile del 1911 la Madonna delle Grazie fu assunta come titolare della nuova provincia dei Frati Minori Sannio-Irpinia, frati che da oltre un secolo, dunque, custodiscono questo Santuario.
In queste sere della festa, sono venuto a piedi dalla Curia fino a qui, alla Basilica ed ho visto sempre grandi folle.
Ci troviamo peraltro nell'anno giubilare per l'800esimo anniversario dalla morte di San Francesco e Maria è come un palazzo tabernacolo e madre di Dio.
Il vescovo ha anche incitato a non rassegnarsi perché questo anestetizza il bene comune.
Il Sannio non è un territorio marginale o dimenticato ma visitato dalla grazia.
Pensiamo anche alle potenzialità dell'Intelligenza Artificiale ma questo banchetto suntuoso è senza vino, ha detto monsignor Autuoro.
Manca il vino della stabilità lavorativa e l'audacia verso i malati per fare in modo che nessuno sia lasciato solo dinanzi alla sofferenza ed alla morte.
Il Signore crea il vino dal nulla ma esige l'acqua che è rappresentata dal nostro impegno.
Gesù trasformerà il vino buono nella speranza.
Benevento ed il Sannio rinnovano quest'oggi il voto dei padri.
La Madonna delle Grazie disarmi i cuori dei potenti.
Il vescovo ha concluso citando il karma di un gruppo musicale di ispirazione cattolica della fine degli anni Sessanta, "Gen Rosso".
Al termine dell'Omelia c'è quindi stata la cerimonia dell'offerta del cero da parte del Comune di Benevento che arderà fino al prossimo anno.
Quindi la parola è passata al sindaco Mastella che ha ricordato come dieci anni fa egli ebbe la consacrazione popolare che affidai alla Madonna delle Grazie.
Per me fu un gesto istintivo come lo era stato per tanti altri motivi per i miei genitori.
Non c'è oggi attenuazione come prima e non solo applicativa delle generazioni.
E' una forma con la quale ci si affida alla mamma anche quando la risposta non è miracolistica.
La Madonna è una presenza silenziosa peraltro citata nel Vangelo solo sette volte.
Immaginando una teatralità, cerco di capire anche come potesse essere il cenacolo di Gesù con la irruenza di Pietro e la gentilezza di Giovanni.
Ringrazio ha ancora detto Mastella, i frati francescani a partire da padre Sabino Iannuzzi (oggi vescovo di Castellaneta ndr) e padre Antonio Tremigliozzi.
Ringrazio anche il mio popolo, nel bene e nel male.
La Madonna è come la mamma e ad essa ci rivolgiamo nell'anelito del soccorso.
Poi il sindaco ha parlato del grave gesto scismatico posto in essere in Svizzera dai lefebvriani nel giorno in cui al nostro arcivescovo il Papa Leone XIV imponeva il pallio.
E' una brutta storia quella dei vescovi scismatici e mi auguro che si recuperi il dialogo e non ci siano gesti anti Concilio (e qui il sindaco si è fermato colto dall'emozione) anche perché guardo a quella notte dove anche la luna sembrava accompagnare proprio il Concilio che noi giovani di allora abbiamo studiato (si è trattato del cosiddetto discorso alla luna di papa Giovanni XXIII fatto da piazza San Pietro e rivolto ai piccoli ndr).
Quella è la Chiesa di poveri per i poveri.
E dunque a maggior ragione ci sentiamo oggi vicini a voi, ha detto infine il sindaco.
Senza quel Concilio sarebbe tutto più difficile.
Auguri di buona vita pastorale e che sia dono per gli altri.
Poi, richiamando quanto detto dall'arcivescovo a proposito dei malati da curare assistendoli nella sofferenza e nella morte, Mastella, come detto innanzi, ha dichiarato: Anche io sono malato.
Spero di farcela.
(a seguire una parte delle foto tra un po' tutte le altre)