In una mostra che esalta la “comunicazione” dell’imperialismo traianeo non poteva certo mancare l’Arco di Traiano di Benevento. Ed infatti a Washington l’Arco c’è. Ma la sorpresa, non da poco, è il come...
Abbiamo di recente parlato su questo giornale della statua di Traiano collocata sotto la Rocca dei Rettori.
Abbiamo ovviamente ricordato che si tratta di una copia in bronzo di un originale in marmo, comunemente chiamato “Traiano di Minturno”, che è conservato nel Museo Archeologico di Napoli.
Abbiamo di recente scoperto, grazie ad Internet, che questa statua, con altri pezzi provenienti sempre da Napoli, è in tournée in America. In pratica è il pezzo forte di una mostra allestita nell’atrio dell’ambasciata italiana a Washington. Il titolo della mostra è “Art and Life in Imperial Rome. Trajan and his Time” (Arte e vita nell'antica Roma. Traiano e il suo tempo).
La mostra è stata inaugurata il 25 settembre scorso e resterà aperta fino al prossimo 31 gennaio.
Questa mostra ha anche un contenuto “ideologico”: E' stata allestita per i 250 anni della “Dichiarazione d’Indipendenza Americana” (1776), e però non sfugge il confronto tra l’imperialismo americano e quello che fu il suo antecedente storicamente più diretto: l’Impero Romano, che proprio con Traiano raggiunse la sua massima espansione e potenza.
La mostra non è al suo primo allestimento. Da novembre 2025 a gennaio 2026 fu esposta al Museum of Fine Arts di Houston e da marzo ad agosto al Saint Louis Art Museum.
Questo di Washington è quindi il terzo allestimento, curato da Piero Sartogo, architetto, che ha saputo sposare il formalismo dello spazio diplomatico con la suggestione dell’arte antica, quasi come un combinato dovuto tra contenitore e contenuto.
Dal sito dell’ambasciata italiana negli Stati Uniti, leggiamo: “Traiano comprese, come pochi altri sovrani prima o dopo di lui, il potere dell'immagine visiva. Attraverso statue colossali, busti-ritratto diffusi in tutto l'impero e i rilievi che si snodano a spirale lungo la sua celebre Colonna, egli costruì un'identità pubblica coerente e incisiva: quella dell'imperatore-soldato, del costruttore, del benefattore. Le opere presenti in questa mostra non sono soltanto oggetti di grande bellezza: sono strumenti di comunicazione, concepiti per proiettare autorità e ispirare lealtà in un mondo che si estendeva dalla Scozia alla Mesopotamia.”
Ora, appare ovvio, che in una mostra che esalta la “comunicazione” dell’imperialismo traianeo non poteva certo mancare l’Arco di Traiano di Benevento. Ed infatti l’Arco c’è. Ma la sorpresa, non da poco, è il come.
Guardando le foto di questa mostra, si fa quasi fatica a riconoscere la sagoma del monumento, alla quale il nostro occhio è abituato da una vita. Perché il modello 3D (possiamo chiamarlo solo così) riproduce sì le immagini dell’Arco ma non ne rispetta l’architettura di base, trasformando le masse in una silhouette di inedito disegno. Sembra più un portale rinascimentale che un arco romano.
In effetti, superato lo shock iniziale, ci si può anche chiedere se l’operazione di restituzione 3D possa funzionare o meno sul piano della rappresentazione e della comunicazione. Forse sul piano della rappresentazione non funziona, ma su quello comunicativo c’è da riflettere. Innanzitutto questa forma inaspettata ti costringe a guardare il monumento con sguardo nuovo. Ti costringere a riflettere su ciò che c’è e su ciò che manca, e soprattutto se il racconto figurativo è salvo o meno. Già lo sforzo di fare tutto ciò, ha attivato il meccanismo comunicativo.
Ma veniamo alla praticità di questa forma espositiva. In effetti si tratta di una soluzione rapida e anche economica, capace di restituire il senso didattico di un racconto tanto in uno spazio museale quanto in uno fieristico, in una scuola o altrove.
Ovviamente, trovandoci in America, non potevano mancare le tecnologie più aggiornate, tanto che sul sito web è scritto che “l’esposizione include installazioni interattive e un sistema di intelligenza artificiale che permette ai visitatori di "dialogare" con l'imperatore Traiano”.
E magari sarà lo stesso che Traiano che racconta la sua vita utilizzando le immagini del nostro Arco e le spiega con tono aulico e imperiale.
Di certo i tempi cambiano. Torna alla mente un’operazione molto diversa.
Nel 1989, in occasione delle celebrazioni che si tennero in Francia per i 200 anni della Rivoluzione Francese, sugli Champs-Élysées a Parigi vennero riprodotti, in scala 1:1, cioè a grandezza naturale, le immagini di alcuni dei più celebri archi trionfali esistenti, a fare da simbolica parata al loro Arco di Trionfo.
In fondo si trattava solo di una gigantografia, nulla di più, come quelle che oggi sono utilizzate sui ponteggi dei cantieri. Eppure ricordo che all’epoca si diede grande enfasi a questa operazione, che comprendeva anche il nostro Arco di Traiano, quasi fosse il suggello di uno splendido futuro turistico per la nostra città.
Invece in questo caso, delle mostre americane con il nostro arco “stilizzato” nessuno ne ha parlato o anche solo accennato, fosse pure per criticarle. Segno che i tempi, in questi circa quarant’anni, sono davvero cambiati.