Sono due le giornate che, a distanza di ventiquattr'ore l'una dall'altra, restituiscono il senso più profondo del nostro lavoro quotidiano
Clelia De Falco (foto), presidente della Sezione di Benevento dell'Uici, in una nota, interviene sui progetti del servizio civile portati avanti.
"Sono due le giornate che, a distanza di ventiquattr'ore l'una dall'altra - scrive - restituiscono il senso più profondo del nostro lavoro quotidiano.
Abbiamo avviato al servizio dieci giovani volontari e volontarie del Servizio Civile Universale, risultati idonei nei bandi Uici e Univoc, che da oggi affiancheranno i soci della nostra Unione nella vita di ogni giorno.
Abbiamo concluso la selezione di 33 aspiranti volontari del Servizio Civile ex articolo 40, un progetto che permetterà a 14 nostri soci di avere un volontario dedicato esclusivamente a loro: un rapporto ad personam, cucito sulle esigenze, i tempi e i desideri di ciascuno.
Non è retorica se diciamo che il Servizio Civile, per le nostre associazioni, non è un progetto tra i tanti: è la linfa che rinnova ogni anno il nostro modo di intendere l'autonomia, la relazione, la cura.
E' lo spazio in cui giovani che fino a ieri non conoscevano la cecità o l'ipovisione se non per sentito dire, imparano, giorno dopo giorno, a guardare, o meglio, a sentire, il mondo con occhi diversi.
E il cambiamento a cui assistiamo, anno dopo anno, ci commuove ancora.
Il livello culturale e morale dei nostri ragazzi cresce in modo esponenziale: arrivano incerti, spesso timorosi di sbagliare gesti o parole, e se ne vanno trasformati, capaci di leggere la fragilità come una forma di forza e la diversità come una ricchezza da custodire, non da compatire.
Il paradigma della solidarietà, in loro, si fa impatto vero.
Smettono di "aiutare" per imparare a camminare accanto.
Lo sguardo verso la disabilità cambia, si fa più limpido, più onesto, più umano, e questo, per noi che lavoriamo ogni giorno perché quello sguardo cambi nella società intera, è forse il risultato più prezioso di tutti.
Per questo, ogni volta che un anno di servizio si chiude, viviamo qualcosa che assomiglia a un piccolo lutto. Perché questi ragazzi non sono passati semplicemente in un ufficio.
Hanno varcato, ogni giorno, la soglia più delicata che esista... la porta di casa dei nostri soci.
Sono entrati nelle cucine dove si beve il primo caffè della mattina, si sono seduti sui divani dove si ascolta la radio o la tivvu la sera, hanno imparato a conoscere gli odori, i rumori, i passi di case che non erano le loro e che, un giorno dopo l'altro, sono diventate un po' anche il loro posto nel mondo.
Hanno accompagnato mani che cercavano un braccio a cui appoggiarsi, hanno letto ad alta voce pagine che altrimenti sarebbero rimaste chiuse, hanno imparato il silenzio giusto e la parola giusta al momento giusto.
E in quelle stanze, tra un caffè, una passeggiata, sono nate amicizie vere, di quelle che restano, di quelle che si raccontano con la voce che trema un po'.
Loro stessi, spesso, ci dicono che quell'anno è stato tra i più formativi della loro vita: non per le competenze acquisite, ma per gli sguardi incrociati, per le mani strette, per le case che li hanno accolti come si accoglie un figlio o un nipote che torna.
Legami che non si sciolgono con la fine del progetto.
Non è raro che, terminato il servizio, quei ragazzi tornino a bussare a quelle stesse porte, non per dovere, ma per il puro desiderio di restare parte di questa famiglia allargata che è Uici e Univoc di Benevento.
E' questa, forse, la vera eredità del Servizio Civile.
Non un anno di lavoro concluso ma un legame che resta acceso molto tempo dopo che il progetto è finito".