La recente riapertura dei Giardini della Rocca dei Rettori, sul lato orientale, è occasione per visitare un luogo ricco di angoli suggestivi ma anche di memorie storiche e di suggestioni artistiche.
La prima cosa da notare sono le due bellissime colonne tortili, di epoca tardo imperiale, che provengono da un edificio non ancora identificato. Attualmente sono collocate sulla sinistra entrando dal cancelletto che guarda verso la Villa Comunale.
Ovviamente uno sguardo bisogna darlo al bel doccione di forma antropomorfa, di stile tardo gotico (nella seconda foto in basso).
Si tratta di uno di quegli elementi architettonici, destinati allo scolo delle acque piovane e che in Francia prende il più suggestivo nome di Gargoyles.
Elemento di grande suggestione e poco conosciuto, è anche ciò che rimane, sotto la Rocca, dell’antica Porta Somma (nella prima foto in basso).
Da qui, poi, si può procedere ad ammirare i giardini. Ciò che a questi spazi manca è giusto qualche pannello decorativo, che oggi non sono neppure difficili da realizzare e installare.
Pannelli che potrebbero raccontare la storia di questo luogo, ma anche arricchire la percezione dello spazio con qualche opera artistica, come quella che qui si propone, opera di un famoso pittore francese del Settecento: Hubert Robert (un suo dipinto della Rocca nella foto di apertura).
Nel corso del Settecento, soprattutto nella seconda metà, si intensificarono i viaggi in Italia da parte di nobili, intellettuali e artisti, per vivere quell’esperienza di iniziazione culturale che era il Grand Tour (giusto per restare in tema), cioè un lungo viaggio alla scoperta dei tesori della penisola.
In questo itinerario non poteva mancare la Campania, complice soprattutto la più grande scoperta archeologica di tutti i tempi: la città sepolta di Pompei.
Non pochi furono i viaggiatori che si allungarono a Benevento, per vedere anche le nostre rovine, in primis l'Arco di Traiano.
Uno dei più noti viaggiatori di quel tempo fu Jean-Claude Richard de Saint-Non, meglio noto come l'Abate di Saint-Non.
Rimase particolarmente affascinato dal meridione d'Italia e ad essa dedicò un celebre libro dal titolo "Voyage pittoresque ou Description des Royaumes de Naples et de Sicile".
Il volume, di grande formato, è arricchito da bellissime incisioni (saccheggiate dai collezionisti ndr), tratte da quadri e disegni di alcuni artisti del tempo, che seguirono l’Abate nei suoi viaggi.
Tra i tanti artisti che affiancarono il Saint-Non ci fu anche un singolare e importante pittore francese: Hubert Robert.
Nato a Parigi nel 1733, trascorse un lungo periodo in Italia, soprattutto a Roma, da dove prese i fondamenti del suo stile e della sua poetica.
Affascinato dalle rovine classiche del passato, che di certo a Roma abbondavano soprattutto in quel tempo, divenne un vedutista di capricci architettonici, vedute cioè basate su elementi antichi riconoscibili, ma ricontestualizzati in composizioni originali e fantasiose.
Unendo uno spirito scenografico tardo barocco ad una sensibilità già preromantica, creò un suo stile personale, ma di notevole fascino, che ne decretarono il successo a livello internazionale, al punto che venne soprannominato "il genio delle rovine".
Rimase a Roma per circa un decennio, tra il 1754 e il 1765, prima di ritornare in Francia, dove divenne anche uno dei primi curatori e direttore del Louvre.
Sicuramente in questo intervallo di tempo del suo soggiorno romano, ma più specificamente dopo il 1760, va ipotizzato un suo viaggio in Campania, in compagnia del Saint-Non, che lo portò a visitare anche Benevento.
Di questa sua visita, è rimasta testimonianza una piccola tela, oggi conservata in una collezione privata, che raffigura una sua fantasiosa reinterpretazione della Rocca dei Rettori.
Che si tratti della Rocca non vi è alcun dubbio, anche perché l'opera si intitola "A Capriccio of the Tower of Benevento".
Ovviamente, conoscendo la Rocca, scatta immediata la curiosità, quasi come in un giochino enigmistico, di cogliere le somiglianze e le differenze.
Alla fine, ciò che prevale è la poetica dell’artista, tesa non tanto a documentare luoghi reali, ma a rappresentare la sua idea di grandezza, un po' decadente, del passato, di un passato mitizzato proprio attraverso la maestosità scenografica delle sue rovine.
Rimane comunque intatto il piacere di ritrovare una memoria beneventana, nel catalogo di uno dei più singolari e affascinanti pittori europei della seconda metà del XVIII secolo.
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