Su quanto accaduto nei giorni scorsi, con una lite per una mancata precedenza al rione Pacevecchia che si è trasforma in una brutale aggressione, interviene un cittadino, Claudio.
"Gentile direttore - ci scrive - Benevento ama raccontarsi attraverso la misura dei suoi ritmi lenti, delle luci morbide che accarezzano i vicoli antichi, delle serate che scorrono tranquille tra il centro e le periferie residenziali.
E' una città che conserva ancora il privilegio raro della normalità, dove il senso della comunità riesce spesso a prevalere sul rumore della rabbia.
Proprio per questo, quanto accaduto lungo a Pacevecchia lascia un senso profondo di amarezza e incredulità.
Erano quasi le undici di sera quando una semplice manovra stradale si sarebbe trasformata, secondo una prima ricostruzione, in un episodio di violenza brutale e improvvisa.
Un professionista beneventano, mentre rientrava a casa insieme alla moglie, avrebbe incrociato lungo il tragitto l'aggressività incontrollata di uno sconosciuto.
Pochi istanti, forse una protesta pronunciata con il tono stanco di chi desidera soltanto concludere la giornata, e poi il precipitare degli eventi.
La strada si è fatta improvvisamente teatro di una scena difficile persino da immaginare in una città abituata alla discrezione più che all'odio. Colpi violenti, urla, paura.
Un uomo finito sull'asfalto sotto gli occhi della moglie, intervenuta nel tentativo istintivo di difenderlo e a sua volta travolta dalla furia dell'aggressore.
Non è soltanto la cronaca di un pestaggio.
E' il racconto di una ferita civile che inquieta ancora di più perché esplode in un contesto che sembrava immune a certe derive.
Benevento non perde la propria identità pacata per un singolo episodio, ma fatti simili obbligano inevitabilmente a interrogarsi sul clima di tensione che troppo spesso serpeggia silenzioso nelle nostre vite quotidiane.
Colpisce soprattutto la sproporzione della violenza.
Un gesto di insofferenza trasformato in rabbia cieca, senza freni, senza misura, senza umanità.
In pochi minuti, una serata qualunque si è trasformata in un’esperienza traumatica per una coppia che stava semplicemente tornando a casa.
A rendere ancora più amaro il racconto è il contrasto tra la consueta compostezza della città e l'immagine di quella strada attraversata dalla paura.
Le sirene dei Carabinieri, gli automobilisti fermi, l'ansia dei soccorsi: frammenti che sembrano appartenere più alle cronache delle metropoli esasperate che non al volto rassicurante del capoluogo sannita.
Eppure la violenza, quando emerge, ha proprio questa capacità: insinuarsi all'improvviso anche nei luoghi che si credono al riparo, rompendo il fragile equilibrio della convivenza civile.
Resta ora il lavoro degli investigatori, impegnati a ricostruire l'esatta dinamica e a individuare il responsabile.
Resta soprattutto una domanda più profonda, che attraversa inevitabilmente la coscienza collettiva: come può un banale episodio di traffico trasformarsi in un'esplosione tanto feroce?
Forse è proprio questo il dato più inquietante. Non la violenza in sé, già gravissima, ma la sua improvvisa normalizzazione.
Il rischio che l'aggressività diventi risposta immediata, riflesso incontrollato, linguaggio quotidiano.
E' per questo che una città come Benevento, da sempre legata ai valori della misura, del rispetto e della socialità, non può permettersi di considerare simili episodi come semplici fatti di cronaca.
Perché ogni gesto di brutalità che passa sotto silenzio finisce, lentamente, per impoverire il volto stesso della comunità".
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