Plauso ai Comuni del territorio che con coraggio e senso di responsabilità verso le proprie comunità, hanno formalmente depositato il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale contro il Decreto del presidente della Regione Campania

Plauso ai Comuni del territorio che con coraggio e senso di responsabilità verso le proprie comunità, hanno formalmente depositato il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale contro il Decreto del presidente della Regione Campania

Il provvedimento impugnato, commenta il Comitato Sannita Acqua Bene Comune, è l'ennesima forzatura politica per imporre l'affidamento trentennale del Servizio Idrico Integrato alla società mista Sannio Acque, un'operazione che il Comitato contesta duramente

Il Comitato Sannita Acqua Bene Comune, con una nota a firma di Giovanni Seneca (nella foto), ha espresso il proprio più vivo e convinto plauso ai Comuni del territorio che, "con coraggio e senso di responsabilità verso le proprie comunità, hanno formalmente depositato il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale contro il Decreto del presidente della Regione Campania numero 71 del 23 settembre 2026".
"Il provvedimento impugnato - prosegue il comunicato - è l'ennesima forzatura politica per imporre l'affidamento trentennale del Servizio Idrico Integrato alla società mista Sannio Acque, un'operazione che il Comitato contesta duramente e senza sosta da oltre otto anni.
Siamo di fronte ad uno sciagurato progetto di privatizzazione della nostra risorsa al quale i Comuni sanniti di Sassinoro, Fragneto Monforte, Fragneto l'Abate, San Lupo, Moiano, San Giorgio La Molara, San Marco dei Cavoti, Baselice, Pietraroja, Castelvetere in Val Fortore e Circello si sono opposti con determinazione.
I numeri che emergono dal ricorso descrivono una realtà allarmante, già censurata a più riprese dalla Corte dei Conti: si vorrebbe consegnare l'intero patrimonio idrico di 78 Comuni, fatto di reti, sorgenti e impianti pagati con i soldi dei cittadini, nelle mani di una "scatola vuota" sottocapitalizzata da appena 22mila euro di capitale sociale, controllata da soli 3 piccoli Comuni soci fondatori e dal socio privato Acea Sannio.
Il Comitato sottolinea la gravità della distorsione democratica e patrimoniale denunciata nel ricorso: i restanti 75 Comuni della provincia verrebbero forzatamente spossessati dei propri acquedotti, restando totalmente estromessi dalla governance e dal controllo pubblico.
Una dinamica che non solo tradisce la volontà referendaria del 2011, ma rischia di scaricare sui cittadini bollette esorbitanti e sui pochissimi enti aderenti insostenibili oneri finanziari di ripiano perdite.
Alla luce di queste macroscopiche illegittimità procedurali, il Comitato Sannita Acqua Bene Comune annuncia che i propri legali stanno già vagliando la documentazione per presentare un atto di intervento ad adiuvandum a sostegno del ricorso dei Comuni.
La nostra battaglia in difesa dell'acqua pubblica non si ferma.
Saremo al fianco delle amministrazioni resistenti in ogni sede, sia nelle piazze che nelle aule di tribunale, per bloccare questo precipitoso e illegittimo passaggio di consegne e ripristinare la legalità dell'azione amministrativa nella provincia di Benevento.
L'acqua è un diritto, non una merce da profitto e, come affermava Papa Francesco: Ogni tentativo di privatizzazione è inaccettabile".