Ottanta voglia di Strega... Ma il Premio Strega quanti anni ha? Se la Repubblica è nata nel 1946 e ha 80 anni, lo Strega che è nato nel 1947 avrà 79 anni? Sì, ma non è facile spiegare la differenza tra numeri cardinali e numeri ordinali...

Ottanta voglia di Strega... Ma il Premio Strega quanti anni ha? Se la Repubblica è nata nel 1946 e ha 80 anni, lo Strega che è nato nel 1947 avrà 79 anni? Sì, ma non è facile spiegare la differenza tra numeri cardinali e numeri ordinali...

Nella magnifica cornice del Teatro Romano scelta la sestina che al Campidoglio e non più nella tradizionale Villa Giulia, si contenderà il prestigioso riconoscimento letterario. Molto probabile la vittoria di Michele Mari con "I convitati di pietra"

Qualche dubbio viene sempre, per quelle incertezze sulla matematica che affliggono i più.
Ma il Premio Strega quanti anni ha?
Se la Repubblica è nata nel 1946 e ha 80 anni, il Premio Strega che è nato nel 1947 avrà 79 anni?
Infatti è così, ha settantanove anni, ma ciò non toglie che questa sia l’ottantesima edizione.
Sguardi persi si colgono nei visi dei tantissimi presenti. Ma non è facile, così su due piedi, spiegare la differenza tra numeri cardinali e numeri ordinali.
Il Teatro Romano, stasera, è quello delle grandi occasioni.
La rappresentanza politica è al completo.
Non manca il gotha degli intellettuali beneventani, quasi tutti provenienti dal mondo della scuola. Ovviamente ci sono i curiosi, i presenzialisti incalliti, una spruzzata di giornalisti e qualcuno che forse è capitato lì per caso, solo perché ci sono tutti.
Dopo una giornata incerta, tanto tuonò che uscì il sole.
Un sole così accecante che, tramontando esattamente dietro al palco, metteva tutto in controluce, rendendo difficile la vista dello schermo, del presentatore, della giuria che raccoglieva voti e distribuiva posizioni e, ovviamente, anche degli scrittori che, a quattro a quattro, si sono succeduti sul palco a presentare i loro libri.
Stefano Coletta dirige il traffico con la stessa autorità da quattro anni.
Gli scrittori, come bravi studenti, entrano e sostengono con diligenza il loro esamino.
Dicono del loro libro quel tanto che basta per suscitare qualche curiosità, e forse conquistare qualche lettore.
Ma veniamo a una breve descrizione del meccanismo di questo premio, necessaria soprattutto a capire dove si inserisce, nel lungo iter concorsuale, questa tappa beneventana.
I libri possono concorrere solo se vengono presentati da uno dei 460 "Amici della Domenica".
Sono così chiamati quell’insieme di scrittori, critici e intellettuali vari che costituiscono lo zoccolo duro di questo premio, e che una volta si ritrovavano tutti nel salotto di Casa Bellonci.
Quest’anno gli "Amici della Domenica" hanno presentato al concorso ben 79 libri di altrettanti scrittori. Si tratta di un numero elevato, molto più alto che nel passato, quando in genere i libri candidati non arrivavano alla decina.
Ovviamente per giungere alla finale, c’è necessità di procedere a qualche selezione preliminare.
La prima scrematura è un lavoro interno alla direzione del premio.
I libri scelti a concorrere non possono superare i dodici.
Si tratta di quelli che vengono chiamati "semifinalisti".
Tra loro vanno scelti i cinque libri, la famosa "cinquina", che poi nella serata finale si contenderanno il primo premio.
L’attuale meccanismo prevede che la serata della semifinale si svolga a Benevento.
Qui, nel Teatro Romano, vengono presentati tutti i dodici autori e, al termine della serata, vengono proclamati i finalisti.
In genere questo appuntamento cade nei primi giorni di giugno, mentre, nei primi giorni di luglio, si terrà a Roma la serata finale.
Serata finale che, quest'anno, non si terrà a Villa Giulia ma, per la prima volta, si svolgerà al Campidoglio.
Scelta fatta per celebrare l'ottantesimo del Premio.
Ma veniamo ai dodici autori che il pubblico beneventano ha avuto il piacere di conoscere nel corso della serata.
Si tratta di Maria Attanasio, con "La Rosa Inversa (Sellerio); Ermanno Cavazzoni, autore di "Storia di un’amicizia" (Quodlibet); Teresa Ciabatti, con "Donnaregina" (Mondadori)" Mauro Covacich, autore di "Lina e il sasso" (La nave di Teseo); Michele Mari, autore del favorito "I convitati di pietra" (Einaudi); Matteo Nucci, con il libro già presentato a Benevento, "Platone. Una storia d’amore" (Feltrinelli); Alcide Pierantozzi, autore del commovente libro "Lo sbilico" (Einaudi); Bianca Pitzorno, con "La sonnambula" (Bompiani); Christian Raimo, "L'invenzione del colore" (La nave di Teseo); Elena Rui, autrice dell'intrigante "Vedove di Camus" (L’orma); Nadeesha Uyangoda, autrice singalese del libro "Acqua sporca" (Einaudi) ed infine Marco Vichi, con "Occhi di bambina" (Guanda).
Come ha avuto modo di spiegare la scrittrice Melania Mazzucco, presidente della giuria, quest'anno c'è stato, nelle opere presentate, un deciso ritorno al romanzo, nel senso che le opere narrative sono prevalse rispetto a quelle autobiografiche o memorialistiche.
Tuttavia, la maggior parte dei dodici libri scelti ancora conservano il tratto realistico di storie vere, e non certo quello della letteratura d’invenzione. In qualche modo è come se prevalesse il tratto inconscio, in chi gestisce questo premio, di non deragliare dal valore della letteratura premiata quale testimonianza della nostra condizione storica presente.
I votanti erano 800 (anche se hanno espresso il proprio voto una percentuale di circa l'85%), così distribuiti: 460 "Amici della domenica", 245 votanti dall’estero selezionati da 35 Istituti Italiani di Cultura nel mondo, 30 voti collettivi espressi da scuole, università e circoli di lettura, 65 voti di lettori forti scelti nel mondo delle professioni e dell’imprenditoria.
Alla fine, sempre Melania Mazzucco, ha comunicato i voti giunti che hanno portato alla seguente classifica.
I primi cinque votati sono stati Michele Mari, Matteo Nucci, Bianca Pitzorno, Teresa Ciabatti, Alcide Pierantozzi.
Sempre la stessa Mazzucco ha spiegato che, in base alle ultime modifiche del regolamento, nella finale deve essere presente anche un editore che rientra nella categoria “medio-piccola”. Per cui ai cinque già nominati, si aggiunge anche Elena Rui, con il romanzo Le vedove di Camus. Sarà così una sestina, e non una cinquina, che si contenderà il premio finale il prossimo 8 luglio al Campidoglio.
Ma a Benevento questo è già successo.
Inutile dire che questa scelta del Campidoglio ha una forte valenza simbolica.
Proprio lì, l’8 aprile del 1341, domenica di Pasqua, Francesco Petrarca fu incoronato poeta laureato da Orso dell'Anguillara, senatore romano, con una solenne cerimonia che rievocava gli antichi fasti romani.
Petrarca indossava un abito talare di velluto violetto donatogli dal re di Napoli Roberto d'Angiò.
Fu accompagnato da un corteo di nobili e giunto al Campidoglio tenne un discorso ufficiale (la Collatio), che fu poi seguita dall'incoronazione con una ghirlanda di foglie di alloro, la pianta sacra ad Apollo anche chiamata lauro, dalla quale è poi derivata la parola "laureato", cioè avere il capo cinto di alloro.
L'8 luglio, il vincitore che verrà proclamato in Campidoglio, non riceverà una corona di alloro, come Petrarca, ma una bottiglia di Liquore Strega che, a differenza dell’alloro, può solo provenire da Benevento.
Da quella bottiglia il vincitore dovrà ingollare un sorso di liquore, che sicuramente darà alla sua vittoria un po' più di calore.
I finalisti del Premio Strega, designati qui a Benevento, inzieranno ora lo Strega Tour che li porterà in 19 località italiane più una all’estero, esattamente in Messico, in collaborazione con la Feria Internacional del Libro di Guadalajara.
Inutile dire che, dato che i votanti sono gli stessi che già si sono espressi nella semifinale, ciò toglie molta suspence alla serata finale.
Come ha anche detto il sindaco Mastella, nel suo saluto iniziale, la vera finale dello Strega è quella che si svolge qui a Benevento.
Appare quasi scontato prevedere che il vincitore "quasi" annunciato, a meno di clamorosi ribaltoni, sarà Michele Mari il quale, con il suo romanzo "I convitati di pietra", si è già aggiudicato, proprio la settimana scorsa, la tredicesima edizione del Premio Strega Giovani, votato da una giuria di ragazze e ragazzi tra i 16 e i 18 anni, di 114 scuole secondarie italiane e estere.
Un ultimo cenno anche agli eventi collaterali, finanziati dagli sponsor, che sono stati illustrati nel corso della serata al Teatro Romano
A Gibellina, capitale italiana dell’arte contemporanea 2026, sono state esposte otto sculture realizzate per gli ottant'anni del Premio Strega, sculture poi trasferite a Roma al "Macro".
La consegna delle sculture agli autori finalisti avverrà in occasione della serata finale del Premio Strega.
Sempre al "Macro" di Roma, è in corso una mostra "Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega", curata da Maria Luisa Frisa e Mario Lupano.
La mostra è costituita dalla "biblioteca ideale" composta dagli oltre mille volumi selezionati dal 1947 a oggi, organizzati in una sequenza cronologica che racconta, in parallelo, vicende, protagonisti, polemiche e narrazioni mediatiche che accompagnano le settantanove edizioni fin qui disputate.

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