Oggi che la statua di San Francesco è scesa dal suo alto altare nella Basilica della Madonna delle Grazie ci piace e lo immaginiamo, dopo cent'anni, il patrono d'Italia, ripercorrere nuovamente le nostre martoriate strade cittadine
In occasione delle celebrazioni in onore del santo patrono d'Italia, nella Basilica della Madonna delle Grazie, che come si sa è gestita dai Frati Minori, la statua di San Francesco (nella foto di apertura e nelle altre), collocata nell'altare di sinistra del transetto, è stata collocata sull'altare maggiore, in una posizione che consente ai fedeli di osservarla più da vicino.
Si tratta ovviamente di una scelta che sottolinea l'importanza di questa settimana liturgica che porta alla celebrazione dell’ottavo centenario della morte del santo di Assisi.
In effetti, anche per lo scrivente, è stata la prima occasione di osservare da vicino questa statua e anche di apprezzarne la qualità.
La statua ha una pregevole fattura ed è in un eccellente stato di conservazione, considerando che ha anche superato un bombardamento nel 1943.
L'aspetto del santo forse non sarà molto somigliante, ma è di una dolcezza molto accattivante.
Ha il sapore delle buone cose di un tempo, quando il decoro prevaleva sul sensazionalismo di bassa lega.
Da sottolineare che è anche possibile leggere la targhetta alla base della statua che attesta l'autore dell'opera.
La targhetta (nella seconda foto in basso) dice: “Ditta scultore Luigi Guacci (nella prima foto in basso), cavaliere del lavoro, Lecce”.
In effetti si tratta di un nome ben noto, uno dei maggiori artisti della scultura in cartapesta, che a Lecce avviò una fiorente industria, organizzata come una vera e propria catena di montaggio, per produrre statue che finirono in tutte le chiese della penisola.
Nato a Lecce nel 1871, nel 1888, a soli diciassette anni, vinse una borsa di studio della Provincia di Lecce per la scultura.
Si trasferì quindi a Roma, dove frequentò l'Accademia di Belle Arti.
Dopo il ritorno a Lecce, intorno al 1899, trasformò la propria attività in un grande laboratorio artistico, che riunì numerosi artigiani e contribuì a trasformare la produzione della cartapesta in un’organizzazione quasi industriale.
Guacci interveniva nella concezione e nella rifinitura delle opere, mentre i diversi collaboratori erano specializzati nelle varie fasi della lavorazione.
La sua produzione comprendeva statue sacre, opere decorative, manufatti in legno, marmo e bronzo e, più tardi, anche bambole in cartapesta.
Le sue statue devozionali furono richieste non soltanto nel Salento, ma in numerose regioni italiane e anche all’estero.
Nel 1913 ricevette il titolo di cavaliere dell’Ordine al Merito del Lavoro.
Morì a Lecce il 12 giugno 1934, lasciando una bottega e una tradizione destinata a proseguire ancora per molti anni.
Ma come e quando giunse questa statua a Benevento?
In effetti le uniche notizie le possiamo ricavare da un libro scritto da Domenico Tirone, riprendendo e aggiornando una precedente cronaca del convento francescano scritta nel 1954 da Gabriele Terone.
Da questi testi apprendiamo che "il 6 giugno del 1926, padre Giuseppe Tocci compra dalla ditta Luigi Guacci, scultore in Lecce, la statua con aureola di San Francesco d'Assisi per il Terz’Ordine".
Più intrigante è la successiva notizia che dice "1° ottobre 1926, alle ore sei pomeridiane esce dal Tempio delle Grazie una solenne processione che accompagna alla Cattedrale la nuova Statua di San Francesco".
Abbiamo quindi sufficienti elementi per definire la carta d'identità di quest'opera.
Sappiamo la sua data di nascita, sappiamo chi l'ha realizzata e anche chi l’ha acquistata, il Terz'Ordine francescano.
In effetti la dicitura "comprò" al posto di "commissionò", ci fornisce una interessante informazione.
La statua apparteneva al "catalogo" della ditta, che ne aveva pure altre in diverse pose e grandezze.
Sicuramente quell'anno San Francesco, del quale ricorreva il settimo centenario della morte, era un articolo che "tirava".
Mai come in quel 1926, il centenario francescano fu molto sentito e celebrato, anche per precise spinte politiche.
Per il capo del governo del tempo, San Francesco era il santo più "italiano" di tutti e ne fece quasi il vessillo di un primato autarchico anche in campo religioso.
Sempre in quel 1926 fu stabilito che il 4 ottobre fosse festa nazionale, anticipando Papa Pio XII che proclamò San Francesco e Santa Caterina da Siena patroni d'Italia solo nel 1939.
Ma torniamo a Benevento.
Il San Francesco non fu l'unica statua "acquistata" dalla premiata ditta Guacci di Lecce.
Dallo stesso laboratorio proviene anche il Sant'Antonio da Padova che sorge nell'altare di fronte, sull’altro lato del transetto.
E' molto probabile, ma di questo non ho certezze, che provenissero dallo stesso laboratorio anche le due statue di San Cristoforo e di San Lorenzo.
Oggi, che la statua di San Francesco sia scesa dal suo alto altare ci piace, e lo immaginiamo, dopo cent'anni, quel San Francesco, ripercorrere nuovamente le nostre martoriate strade cittadine.