Peppino, devo darti una notizia per me bellissima. Mi sono fidanzato. Non nego che, d'improvviso, mi trovai spaesato avendolo conosciuto, fino ad allora, quale classico scapolo d'oro
Peppino De Lorenzo, questa domenica, rinverdisce la figura di uno dei più autorevoli rappresentanti del giornalismo sportivo sannita che il nostro territorio abbia avuto.
Si tratta di Nicola Russo il cui ricordo è sempre vivo e presente non solo nei tanti amanti dello sport, ma anche in moltissimi beneventani.
"Il mio rapporto con Nicola Russo (nella foto di apertura) è durato una vita ed è stato sempre improntato ad un affetto che non ha mai avuto un solo attimo di flessione.
Del resto, a Nicola non si poteva volere che bene essendo lui un uomo buono, veramente buono, di carattere mite, per nulla incline, come spesso si verifica nei tempi attuali, a rendersi artefice di una minima manchevolezza.
Era originario di Torrecuso, ove nacque il 2 giugno 1943.
La sua attività giornalistica, passione, quest'ultima, per lui innata, iniziò in giovane età, nel 1963, con il "Gazzettino di Benevento", diretto da Antonio Esposito.
Dopo la collaborazione con varie testate, tra cui "Il Mattino", protrattasi per 22 anni, e "Campania Sport", nel 1980, fondò "Sannio Sport", divenuto una sua creatura, distribuito, gratuitamente, in occasione delle partite in casa del Benevento, prima, al "Meomartini" e, successivamente, al "Vigorito" (nella prima foto in basso, Nicola Russo in giovane età).
In questa occasione, sarebbe oltremodo difficile elencare gli innumerevoli incontri cui, fino alla morte, ha dato vita e quanti articoli ha pubblicato, oltre, come detto, alla stesura, mai interrotta, del suo "Sannio Sport", nonché numerosi libri che, oggi, restano a sua futura memoria.
Il fatto che, non essendoci, anni fa, le attuali disposizioni legislative in materia pensionistica, legge Fornero in primis, gli fu possibile andare in quiescenza, ancora in valida età, dal suo lavoro all'Istituto Autonomo Case Popolari, il che gli permise di dedicare tutto il suo tempo all'informazione sportiva e, segnatamente, al Benevento, della cui storia, come ricordato, ha anche pubblicato volumi di notevole interesse.
Nicola sapeva molto bene che io non fossi uno sportivo e di non avere mai assistito ad una partita di calcio anche se, poi, in casa, venissi circondato da tifosi incalliti, considerando figlio e nipoti.
Tra i tanti ricordi che a lui mi legano, uno, nello specifico, senza, è ovvio, sminuire gli altri, occupa un posto particolare.
Una sera, di tanti anni fa, lo invitai ad una trasmissione televisiva che, settimanalmente, curavo su "TeleLuna", di cui ero direttore responsabile.
Ero convito che l'argomento trattato fosse essenzialmente sportivo e, per questo, invitai Nicola alla prudenza in quanto, essendo io digiuno di sport, mi sarei potuto trovare in difficoltà.
Non fu così in quanto lui mi anticipò che quella fosse l'occasione per parlare di una sua esperienza importante.
Infatti, nel pieno della trasmissione, pacatamente, mi disse: "Peppino, devo darti una notizia per me bellissima. Mi sono fidanzato".
Non nego che, d'improvviso, mi trovai spaesato avendolo conosciuto, fino ad allora, quale classico scapolo d'oro.
Dopo l'iniziale smarrimento, mi ripresi e, senza indugio, replicai: "Sono contento. Quale il suo nome?".
E lui: "Imma".
Di lì a breve, si sposò e la sua unione è stata serena (nella seconda foto in basso, Nicola ed Imma il giorno delle nozze).
Per diversi anni, poi, sapendo che io fossi in possesso della registrazione di quella indimenticabile trasmissione, Nicola, per poterla duplicare, nel tempo, mi fece richiesta a ripetizione.
Conoscendo il legame che, personalmente, ho per le mie cose, dinanzi al mio indugio, un giorno, mi disse: "Stai tranquillo. Non la perderò. Mi occorre solo qualche ora e la riavrai".
Così fu e ne rimasi contento.
Oggi, gelosamente, conservo uno dei modelli, a me destinato, del "Premio Ciro", quest'ultimo da lui ideato (nella terza foto in basso), nonché l'orologio da tavolo, bomboniera del suo matrimonio (nella quarta foto, in basso).
Tanti i momenti particolari in cui ebbe modo di chiedere la mia collaborazione professionale per i suoi congiunti e spero di non avere mai deluso le sue aspettative.
Pochi giorni prima della sua scomparsa, attanagliato oramai dalle sofferenze, con il garbo che lo contraddistingueva, mi fece pervenire una lettera, datata 26 maggio 2018, in cui, per scusarsi di non potere essere presente alla cerimonia di presentazione del mio libro "Quarant'anni tra le sbarre", mi scriveva: "Carissimo Peppino, impossibilitati a partecipare alla presentazione del tuo libro, ti auguriamo un grande successo, riservandomi di dare ampio risalto alla ripresa delle pubblicazioni di Sannio Sport. Un abbraccio affettuoso. Nicola Russo e Immacolata" (nella sesta foto in basso, la lettera).
La promessa non si realizzò, in quanto Nicola si spense di lì a breve.
Ogni volta, riferendosi alle mie rivendicazioni nel periodo in cui feci parte della politica locale, era solito definirmi: "Il discolo di Palazzo Mosti".
Nel concludere, rivolgendo il mio pensiero a Nicola, cui ho voluto un mondo di bene, mi è gradito soffermarmi, volutamente, su di un elemento che non va trascurato.
Imma, come lui la chiamò nel corso di quella indimenticabile trasmissione, nella sua semplicità, si è rivelata una donna eccezionale, sì, veramente eccezionale.
Lo ha seguito con affetto, gli ha permesso di vivere anni sereni, di fare esperienze stupende.
Imma è stata capace, anche se priva di esperienze nel settore, di riuscire a proseguire la pubblicazione di "Sannio Sport", quella creatura cui Nicola era legato.
Non intendo dilungarmi.
E' certo, però, che questa donna, per l'esempio che, con semplicità, ha saputo offrire e continua ad offrire, è la compagna ideale che tanti uomini vorrebbero avere accanto.
Brava, Imma. Ammirandoti, mi compiaccio con te con lo stesso affetto che mi ha legato a Nicola".