Costruita da zero quella che sarebbe stata la buona narrazione della comunicazione che poi ci siamo portati avanti sino ad oggi. Ho assistito all'ascesa di una persona di cui ho stima e che credo meritasse di giungere lì dove oggi è arrivata
Nella sede di "Cronache del Sannio" al corso Garibaldi, si è tenuta la presentazione del libro "Senza maschera. L’ascesa social di Giorgia Meloni raccontata dal suo stratega" di Tommaso Longobardi.
Il volume, con prefazione di Giorgia Meloni, ripercorre le dinamiche comunicative che hanno accompagnato l'ascesa social del presidente del Consiglio, offrendo spunti di riflessione sul rapporto tra politica, media e piattaforme digitali e sulle strategie attraverso cui si costruisce e si consolida il rapporto tra leader e cittadini.
Prima che l'evento avesse inizio ne abbiamo parlato con il giovane autore, 35 anni, che da circa otto anni è protagonista della comunicazione prima di Giorgia Meloni, leader e fondatrice del nuovo partito, "Fratelli d'Italia" e poi della stessa ma nella veste di presidente del Consiglio dei Ministri.
Giovanissimo, all'epoca aveva 27 anni, lei ha assunto un ruolo importantissimio addirittura nell'ambito dell'organigramma della Presidenza del Consiglio di Ministri, quello, per comprenderci, di addetto stampa di un presidente del Consigio, di questo presidente del Consiglio che ci pare di intuire non sia cosa semplice...
Che cosa le è costato portare avanti questo incarico?
Ho conosciuto Giorgia Meloni all'inizio del 2018, ci ha risposto Longobardi e l'ho conosciuta nel contesto in cui la comunicazione politica era di grande rilevanza.
Siamo nel periodo elettorale, ci siamo inseriti noi e Giorgia Meloni venne anche a Benevento una prima volta proprio nel 2018 (l'altra è stata nel 2020 a cui si riferiscono le due foto in basso). Eravamo quattro gatti, una ventina di persone...
Ricordo benissimo, ci ha risposto l'autore, perché c'ero anche io a Palazzo Paolo V a Benevento ed eravamo proprio agli inizi del mio lavoro con lei che era cominciato solo da pochissimi mesi.
Sono arrivato con le politiche di quell'anno e sono entrato nel contesto in cui si stava cambiando la comunicazione ed all'interno del suo staff non c'era la parte digital e quindi si è aperto questo contest che ho preso in mano io dando corpo a quello che sarebbe poi diventata tutta la sua macchina digitale.
Più che un costo per me è stato un onore costruire da zero quella che poi sarebbe stata la buona narrazione della comunicazione che poi ci siamo portati avanti sino ad oggi ed ho potuto assistere all'ascesa di una persona di cui ho stima e che credo meritasse di giungere lì dove oggi è arrivata.
Un ruolo difficile il suo? Come si svolge? Prima di muoversi, prima di pubblicare qualcosa, deve confrontarsi con il premier?
Certamente sì, ci ha risposto Longobardi. All'opposizione avevamo più facilità nell'intercettarci perché giravamo sempre insieme ed io stavo con lei che approvava al momento e facevamo tutto insieme.
Una volta al Governo il contesto è divenuto più complesso perché ci sono tutti i passaggi da adempiere e quindi la cosa va affrontata in un modo anziché in un altro ma chiaramente è tutto legato al contesto politico piuttosto che istituzionale.
Perché è andato via, gli abbiamo ancora chiesto?
In realtà non ho lasciato la comunicazione di Giorgia Meloni, ci ha risposto, ma solo il ruolo, l'incarico, a Palazzo Chigi che era prettamente legato al contesto istituzionale e che quindi chiaramente non mi permetteva di avere anche una mia autonomia professionale.
Ne sono uscito solo per una questione contrattuale e professionale e questo mi permette di essere più indipendente lavorativamente ma continuando a stare con lei come consulente.
"Senza Maschera", il titolo di questo suo secondo libro, che cosa significa? Un racconto senza veli e senza ipocrisie?
Sì, senza veli e senza costruzioni, ci ha detto l'autore, nel senso che il libro racconta proprio questo a differenza di altri libri sulla comunicazione che narrano come si sono costruiti i leader politici. Io faccio esattamente l'opposto.
Racconto come non ho costruito Giorgia Meloni ma cosa abbiamo cercato di fare in questi anni sulla comunicazione e cioè valorizzare quello che già c'era e quindi senza costruire barriere, cose artificiose che non servivano ad una personalità forte come è quella di Giorgia Meloni.
Prima le abbiamo chiesto quanto le è costato tutto questo ma diciamo anche cosa le è rimasto dopo questa esperienza..., abbiamo ancora chiesto al giovane autore.
Mi è rimasto tantissimo, ci ha risposto e certamente la percezione di quanto poi sulla comunicazioe non valga quello che si costruisce ma quello che poi c'è di concreto e che vale la pena di diffondere. Molti dicono che la comunicazione stia sopra ad ogni cosa.
Io credo che la comunicazione sia molto importante oggi più che mai ma proprio nel momento in cui essa prende questa centralità bisogna ristabilire quanto sia importante la parte della politica e quanto essa debba continuare a stare sempre al di sopra della comunicazione mostrando la politica vera, quella che è fatta di idee di un percorso che ci si porta alle spalle piuttosto che una comunicazione che prevalga su ogni cosa, ha concluso Longobardi.
L'incontro è stato aperto da Mario Ferraro.
Ha fatto seguito il saluto e l'introduzione di Domenico Matera, senatore.
A dialogare con l'autore è stato Domenico Giordano.