Assemblea pubblica con lavoratori e pensionati per discutere di “Imposte, addizionali regionali e comunali, Imu, Tari e costi dei servizi, acqua, asili nido”
Nella Biblioteca Provinciale “Antonio Mellusi”, si è tenuta l’assemblea pubblica con lavoratori e pensionati per discutere di “Imposte, addizionali regionali e comunali, Imu, Tari e costi dei servizi (acqua, asili nido)”, che incidono fortemente sui bilanci familiari, riducendo il potere d’acquisto di salari e pensioni.
Dopo l’introduzione del presidente dell’Associazione Diritti degli Anziani (Ada) di Benevento, Fiorella Severino, è intervenuto il responsabile della Uil Pensionati di Benevento Romolo De Pierro, il quale ha ringraziato il Comune di Benevento che proprio nei giorni scorsi ha concesso all’Ada l’utilizzo di una stanza al Palazzo del Reduce. Ha poi aggiunto che la tassazione della pensione in Italia segue regole precise, spesso poco conosciute e in continua evoluzione. Tra Irpef, addizionali regionali, detrazioni e nuove regole fiscali, il rischio è quello di sottovalutare quanto il fisco incide sull’assegno finale. Nel 2026 il sistema fiscale è stato semplificato con le nuove aliquote Irpef, ma questo non significa che la pressione fiscale sia diminuita in modo uniforme per tutti. Anzi, in molti casi le trattenute restano elevate e possono cambiare sensibilmente in base a redditi, residenza e scelte previdenziali. E’ poi intervenuto Alfredo Di Rubbo, nuovo coordinatore della Uil di Benevento, il quale ha sostenuto che in Italia la tassazione è troppo alta e che, in questo momento, a causa del blocco dell’autotrasporto, molte aziende sono in forte difficoltà per provvedere all’approvvigionamento delle materie prime per poter continuare la produzione.
Vi sono stati numerosi contributi da parte dei presenti, tra i quali Lorenzina La Rocca, Lilli Ziccardi, Saverio Ranaudo, Angelo Tammaro, Enrico Di Fede, Osvaldo Nastasi e Fioravante Bosco. Quest’ultimo, già segretario generale della Uil di Benevento, si è soffermato sul fatto che, mentre il Paese negli anni Sessanta e nei primi anni Settanta cresceva più velocemente del proprio indebitamento, successivamente, tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, la spesa pubblica è esplosa, soprattutto per gli interessi: i tassi erano molto alti e ogni anno lo Stato pagava cifre enormi solo per finanziare il debito esistente. Inoltre, la peggiore batosta arrivò nel 1970 con l’avvio dell’esperienza regionale che fece passare il numero dei dipendenti pubblici da 1.800.000 a 3.600.000. Oggi, il debito pubblico è arrivato a oltre 3.100 miliardi di euro, e solo nel mese di maggio 2026 è cresciuto di 26,6 miliardi di euro rispetto al precedente mese di aprile.