Il Tribunale di Benevento ha emesso le sentenze di primo grado nel processo per il tentato omicidio di un 17enne di Vitulano

Il Tribunale di Benevento ha emesso le sentenze di primo grado nel processo per il tentato omicidio di un 17enne di Vitulano

Riducendo la pena rispetto alle richieste del pubblico ministero, sono stati condannati Donato D'Agostino a 8 anni e 20 giorni, Nicola Palermo a 8 anni, Osvaldo Masone a 8 anni ed Antonio Ianaro a 6 anni

Il Tribunale di Benevento ha emesso le sentenze di primo grado nel processo per il tentato omicidio di un 17enne di Vitulano.
Riducendo la pena rispetto alle richieste del pubblico ministero, sono stati condannati: Donato D'Agostino a 8 anni e 20 giorni (assistito dagli avvocati Angelo Leone e Luca Russo); Nicola Palermo a 8 anni (assistito dagli avvocati Vittorio Fucci e Franesco Altieri); Osvaldo Masone a 8 anni (assistito dagli avvocati Camillo Cancellario e Fabio Russo); Antonio Ianaro a 6 anni (assistito dagli avvocati Sergio Rando e Michele Russo).
Il giudice ha inoltre disposto il risarcimento dei danni in favore della parte civile, da quantificare in separata sede, riconoscendo anche una provvisionale di 5mila euro.
Il pubblico ministero Marilia Capitanio aveva chiesto, dopo il riconoscimento delle attenuanti, otto anni di reclusione per Ianaro e dieci anni per ciascuno degli altri tre imputati.
Il processo nasce a seguito di quanto verificatosi nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 2025.
In particolare, secondo l'accusa, da Benevento sarebbero partite quattro auto: un'Alfa Romeo Mito, due Fiat Panda e una Fiat Grande Punto, con a bordo un gruppo di ragazzi, per dirigersi al locale "Xuè" di Montesarchio, al fine di affrontare un gruppo rivale.
Una volta arrivati sul posto, i giovani avrebbero aggredito due ragazzi.
Durante l'azione, il 17enne sarebbe stato colpito ripetutamente con calci e pugni e raggiunto alla testa con una mazza da baseball, anche quando si trovava già a terra.
Il giovane finì in coma, riportando lesioni tali da far ipotizzare il tentato omicidio.
La ricostruzione degli inquirenti, sarebbe basata sulle immagini di una telecamera, sull'analisi dei cellulari e sulle dichiarazioni di alcuni testimoni.
Gli avvocati difensori dei quattro imputati valuteranno di appellare la sentenza.