Non si ferma la protesta degli agricoltori e degli autotrasportatori del Sud Italia contro il caro carburanti. Presidi lungo le arterie autostradali stanno rallentando la circolazione
Non si ferma la protesta degli agricoltori e degli autotrasportatori del Sud Italia contro il caro carburanti.
Presidi lungo le arterie autostradali stanno rallentando la circolazione.
Le conseguenze di questa azione, non violenta, si riscontrano già nei nostri supermercati e centri commerciali dove gli scaffali dell'agroalimentare sono praticamente vuoti (nelle foto a Benevento centri commerciali con scaffali vuoti).
Ovviamente le conseguenze di ciò sono dovute all'accaparramento che la gente ha fatto nei negozi, in vista di probabili carenze o manzanza di merce e così tutti gli scaffali hanno risentito degli abnormi prelievi.
E' stata la paura, rispetto all'impossibilità di potersi approvvigionare, a creare questa brutta situazione.
La gente ha comprato tre, quattro volte, il normale e forse un giorno parte di questa roba dovrà anche buttarla visto che difficilmente riuscirà a consumarla oppure a contenerla in frigoriferi e congelatori, di norma, già colmi.
Per il momento però la situazione è di guerra e mette ansia ed angoscia.
Tornando all'evento, le mobilitazioni richiedono al governo d'intervenire su rincari dei prezzi del diesel giudicati non più sostenibili.
La protesta è arrivata anche nel Sannio con gli autotrasportatori che si sono attivati bloccando diversi punti strategici della viabilità provinciale. In particolar modo, le proteste stanno interessando la Statale Appia, all'altezza di Tufara Valle, e l'imbocco dell'autostrada a Castel del Lago.
Il transito delle autovetture viene consentito, anche se lentamente.
Più complicata, invece, è la situazione dei mezzi pesanti, con diversi camion e tir che sono fermi.
I manifestanti, in particolare, bloccano gli altri autotrasportatori in transito chiedendo loro se intendano aderire alla protesta.
In caso di diniego viene comunque consentito il passaggio.
Delle ripercussioni, come detto, si stanno creando nella catena dei rifornimenti.
Code sono state registrate ai distributori di benzina da parte sia degli automobilisti che degli operatori che utilizzano i mezzi da lavoro.
In alcuni distributori, le scorte di gasolio stanno cominciando a esaurirsi con il rischio che possano crearsi situazioni già vissute in altre regioni del sud come Calabria e Puglia.
La protesta degli autotrasportatori, come detto, nasce dalla crescente insostenibilità dei costi del carburante, una voce di spesa molto importante per un comparto che dipende direttamente dal trasporto su gomma.
Anche il mondo dell'agricoltura ha deciso di mobilitarsi.
Da giovedì prossimo, 22 ottobre, e fino a data da destinarsi ci sarà il fermo autonomo di agricoltori e autotrasportatori contro il caro gasolio.
I presidi degli agricoltori saranno organizzati lungo la Statale 87, sulla Statale 212 e a Benevento a Ponte delle Tavole.
"La Campania si compatta" è lo slogan degli agricoltori che in maniera unita effettueranno la protesta contro il prezzo del gasolio indispensabile per le produzioni agricole.
La protesta si estenderà anche al capoluogo regionale: migliaia di agricoltori provenienti da Benevento e dal resto della Campania sono attesi a Napoli giovedì 22 ottobre per una grande mobilitazione organizzata da Coldiretti Campania.
In una nota congiunta, c'è anche la presa di posizione della Fai Cisl Irpinia-Sannio, con Alfonso Iannace, Flai Cgil, con Carlo Augusto Ceccarelli, e Uila Uil con Alfredo Di Rubbo, che chiedono un urgente intervento delle istituzioni per evitare delle ripercussioni sull'intero sistema produttivo.
"Il caro gasolio - scrivono - non è più una emergenza settoriale, è un problema mondiale che sta mettendo in ginocchio l'intera filiera agroalimentare e dei trasporti.
Una crisi che ha radici internazionali, con pesanti ripercussioni in Europa, in Italia e, in queste ore in modo drammatico, anche sul territorio sannita.
Come organizzazioni sindacali di categoria, comprendiamo e riteniamo giuste le mobilitazioni che il mondo dell'autotrasporto, articolato e non solo, sta mettendo in campo in tutta Italia.
Sono proteste che nascono da un disagio reale: non è più sostenibile lavorare con costi del gasolio alle stelle, pedaggi insostenibili e retribuzioni che non tengono il passo.
Tuttavia, non possiamo nascondere che questa situazione, seppur legittima nelle sue ragioni, sta provocando in queste ore gravissime ripercussioni sul sistema produttivo.
Nel Sannio, territorio a forte vocazione agricola e agroalimentare, si registra già il rallentamento e in alcuni casi il rischio di fermo aziendale dovuto al mancato transito delle materie prime.
Dalla semola di grano duro ai mangimi, dagli imballaggi ai prodotti freschi, le aziende della trasformazione e dell'agricoltura sannita, settore trainante della nostra economia, stanno subendo ritardi che rischiano di tradursi in fermo produttivo, cassa integrazione e riduzione di lavoro.
E' una spirale pericolosa che colpisce tutti: autotrasportatori, agricoltori, operai dell'industria alimentare, braccianti.
Per queste ragioni, si sollecitano con forza le istituzioni a tutti i livelli, nazionali, regionali e territoriali, a partire dal Governo, dalla Regione Campania, dalla Prefettura e dalla Provincia di Benevento, ad attivare, con urgenza, tutte le iniziative di propria competenza per affrontare strutturalmente il caro gasolio, garantire corridoi di transito per le merci deperibili ed essenziali e scongiurare il blocco totale delle filiere.
Si chiede l'apertura immediata di un tavolo di crisi nazionale e regionale con le parti sociali per definire misure di sostegno al reddito dei lavoratori, credito d'imposta sul gasolio professionale e ammortizzatori sociali preventivi.
Si conferma, da parte sindacale, la massima disponibilità e responsabilità a trovare, attraverso il confronto, le adeguate soluzioni che possano contemperare le giuste rivendicazioni dell'autotrasporto con la necessità di non interrompere le produzioni e di non scaricare la crisi sulle spalle dei lavoratori dell'agricoltura e dell'agroalimentare.
Non possiamo permettere che la crisi del gasolio diventi crisi del lavoro nel Sannio".