Ieri ti ho ritrovato e oggi te ne vai di nuovo, senza sapere se tornerai vivo. Vale la pena sopportare tutto questo? Vale la pena sacrificare la propria vita per una causa che non ci appartiene? gli disse Grandoli

Ieri ti ho ritrovato e oggi te ne vai di nuovo, senza sapere se tornerai vivo. Vale la pena sopportare tutto questo? Vale la pena sacrificare la propria vita per una causa che non ci appartiene? gli disse Grandoli

Amore, rispose sereno Guidoni, il destino o chi per esso mi ha donato un grande potere da mettere al servizio di questo popolo. Lo facevo prima, quando ero un comune mortale e lo devo fare adesso che sono diventato Iatros. Ma proprio grazie a questo cambiamento sono sicuro di farcela. Ramit e il suo esercito mi seguiranno come un’ombra e mi proteggeranno, ribatte il personaggio di Luca De Lipsis

                                                                Iatros
                                                    Il dio della coscienza
                                                       di Luca De Lipsis

Breve introduzione
"Iatros il Dio della coscienza" è una storia che si muove tra fantastico e reale, trovando nella prima sfera le soluzioni alle crude problematiche della seconda, alla maniera dei supereroi, il mondo al quale la storia è ispirata.
Il genere è un "medico-fantasy" che abbraccia tematiche oscure e reali come il traffico di organi umani ad opera di un'organizzazione criminale che sfrutta lo stato di estrema povertà del terzo mondo.
Fioravante Guidoni, il protagonista della storia, è un giovane medico napoletano che lavora per un'associazione di volontariato operante in zone disagiate dell’Asia.
Durante la sua missione umanitaria, il medico si troverà a dover affrontare un'organizzazione terroristica dedita al commercio illecito di organi prelevati attraverso l'assassinio di esseri umani.
A causa di una mutazione genetica che subisce durante un incidente accaduto poco prima del suo sequestro, Guidoni acquisisce dei poteri sovrannaturali (come la capacità di narcotizzare e paralizzare i nemici con un semplice contatto) grazie ai quali, con la collaborazione di un popolo indigeno a lui fedele, riuscirà a fermare i malvagi meccanismi dell'organizzazione criminale e ad uccidere i suoi capi.

Capitolo 11

Il mattino seguente, un'auto blu si fermò davanti all'ambasciata facendo scendere Ramit, che aveva preannunciato telefonicamente a Guidoni il suo arrivo.
Questa è una delle macchine di proprietà dell'Organizzazione, gli disse e ci servirà per entrare nel loro quartier generale.
Alla guida ci sarà Rich, che ricoprirà il ruolo di cavallo di Troia.
Mi ha detto che l'edificio è presidiato da un piantone ed è pieno di telecamere, dunque, quando lo vedranno entrare, sapendolo un nostro ostaggio, si insospettiranno subito della sua presenza e tu avrai poco tempo per completare la missione.
Usa i tuoi poteri quando ti assaliranno. E trova il loro capo.
Bisogna evitare che scappi. Quando lo avrai individuato, interverremo noi.
Guidoni era perfettamente consapevole dei rischi cui andava incontro.
Maestro, ma se da solo non ce la dovessi fare, ha in mente un altro piano per fermare l'Organizzazione?
Ragazzo, come ti ho già detto, sei la nostra unica speranza. Non abbiamo alternative. Ora vai, e in bocca al lupo!
Guidoni aveva indosso la tuta e portava un borsone all’interno del quale aveva riposto il casco mimetico e una mitragliatrice Mg 42.
Si avvicinò a Grandoli, che aveva ascoltato le disposizioni di Ramit piena di apprensione e la strinse a sé in un lungo abbraccio.
Lei appoggiò la testa al suo petto e iniziò a singhiozzare.
Ieri ti ho ritrovato e oggi te ne vai di nuovo, senza sapere se tornerai vivo. Vale la pena sopportare tutto questo?
Vale la pena sacrificare la propria vita per una causa che non ci appartiene?
Amore, rispose sereno, il destino o chi per esso mi ha donato un grande potere da mettere al servizio di questo popolo.
Lo facevo prima, quando ero un comune mortale e lo devo fare adesso che sono diventato Iatros. Ma proprio grazie a questo cambiamento sono sicuro di farcela.
Ramit e il suo esercito mi seguiranno come un’ombra e mi proteggeranno.
L'ultima cosa che desidero è perderti di nuovo. Anche questo mi darà la forza per tornare da te.
Grandoli sorrise e lo accarezzò sul volto.
Almeno sii prudente. I terroristi non scherzano. Io pregherò per te. Torna presto, gli disse infine lasciandolo andare.
Guidoni salutò gli altri colleghi prima di salire nella vettura.
Sul sedile anteriore, Rich fumava una sigaretta mentre, seduto posteriormente, un uomo di Ramit gli teneva la pistola puntata alla nuca.
Puoi scendere, soldato, disse Guidoni, io e il dottor Rich dobbiamo andare.
Lui sa che se non mi condurrà al loro quartier generale farà la fine di tutti i suoi pazienti, lo minacciò guardandolo negli occhi.
Sei proprio sicuro di riuscire a portare a termine la tua missione? domandò il medico sogghignando. Perché, se così fosse, ti direi che sei un esaltato, un pazzo. Ci saranno addosso appena mi vedranno entrare.
Tu non hai neanche idea di cosa sia capace di fare, rispose Guidoni con sicurezza, e comunque confido anche nella buona sorte.
Adesso parti, che non abbiamo più tempo da perdere.
Il palazzo dei terroristi sembrava un anonimo fabbricato a più piani cui si accedeva attraverso un porticato interno chiuso da una sbarra.
Come aveva preannunciato Rich, appena la macchina si fermò all'ingresso, un uomo in abito scuro si avvicinò all’abitacolo, intimando di abbassare il finestrino.
E' lei, dottore? esclamò sorpreso appena Rich si presentò. Che strano vederla oggi, mi avevano detto che aveva avuto un problema in ospedale e disperavamo che potesse ritornare.
Rich, senza scomporsi, rispose: Sì, in effetti ho avuto delle complicazioni ma fortunatamente le ho risolte. Fammi entrare, caro.
Chi è l'uomo al suo fianco. Perché non si identifica?
E' un grosso imprenditore. Deve proporre un affare interessante ai vertici dell’Organizzazione.
La guardia si irrigidì subito e abbassò il capo per vedere meglio di chi stesse parlando: Dottore, lei conosce le regole e sa che nessuno può entrare senza autorizzazione.
Così dicendo, aprì la giacca ed estrasse la pistola dalla fondina.
Fece appena in tempo a puntarla contro i due che una raffica di proiettili lo colpì alle spalle facendolo crollare al suolo in una pozza di sangue. In pochi secondi arrivarono i soldati ramitiani che circondarono la macchina.
Siete dei pazzi, farfugliò Rich, le telecamere interne hanno ripreso tutto e tra pochi minuti verrà dato l'allarme.
Guidoni, noncurante del pericolo imminente, indossò il casco e si mise la mitragliatrice a tracolla, poi fece scendere il medico.
Un ramitiano rovistò nella tasca dell'uomo steso a terra e trovò il telecomando che apriva il cancello.
Iatros, che si mise alla guida dell’auto, chiese a Rich dove fossero allocate le stanze dei capi.
Rich rise istericamente, mentre i ramitiani lo tenevano bloccato per le braccia.
Ultimo piano, mio eroe. Arrivaci se ci riesci. Buona fortuna!
Buona fortuna, gli gridò nuovamente mentre la macchina varcava l'ingresso del palazzo.
Iatros fermò la macchina in un parcheggio sotterraneo e velocemente entrò nel palazzo da una porta secondaria.
Si diresse verso l'ascensore. Era pronto al combattimento.
Avvertiva una certa preoccupazione ma poteva contare sulla propria forza e soprattutto sui poteri che aveva sviluppato.
Entrò nell'ascensore e premette l'ultimo pulsante della tastiera, seguendo le disposizioni di Rich.
Più facile del previsto, pensò.
Tuttavia dovette ricredersi quando l’ascensore si arrestò al primo piano.
Appena si aprirono le porte, si trovò di fronte un gruppo di terroristi armati.
E tu chi sei? gli chiese uno di loro puntandogli immediatamente contro il fucile.
Iatros non si fece intimorire e, prima che quello potesse sparare, gli sferrò un calcio all’altezza delle ginocchia.
Il soldato emise un gemito e ondeggiando sulla gamba dolente cadde in terra. Iatros roteò su se stesso e assestò un altro colpo con il calcagno del piede sulla nuca. Il malcapitato batté la faccia sul pavimento senza più rialzarsi.
Gli altri militari, atterriti dalla reazione dell’intruso, imbracciarono le loro armi facendo fuoco.
La tuta che aveva indosso lo protesse da quei colpi sparati a distanza ravvicinata.
I soldati continuarono a sparare, arretrando di fronte alla sua avanzata.
Quando capirono che le armi da fuoco non potevano nulla su di lui, tentarono di assalirlo contemporaneamente. Iatros parò con il gomito il pugno assestatogli dal primo soldato, colpendolo a sua volta con una testata.
Scansò un secondo colpo e un terzo ancora, usando le tecniche che gli aveva insegnato Ramit. I pochi colpi che andavano in porto non gli facevano alcun male poiché era immune al dolore.
Doveva assolutamente liberarsi di loro.
In quattro gli furono addosso ma grazie all’abilità che aveva sviluppato e alla forza che possedeva se li scrollò di dosso facendoli cadere in terra.
Un altro soldato lo afferrò da dietro cingendolo per il collo ma Iatros gli diede un rapido colpo di testa così ben assestato da fargli zampillare sangue dal naso come una fontanella.
Ma chi diavolo è questo? urlò il soldato, tanto allibito quanto dolorante, portandosi le mani alle narici.
Adesso mi presento, fece Iatros brandendo la sua Mg.
Scaricò tutto il caricatore contro i terroristi ancora in piedi, uccidendoli all’istante.
In un istante, il corridoio fu seminato di cadaveri.
I rumori dello scontro avevano attirato altri membri dell’Organizzazione. Sentì il passo svelto dei militari dirigersi verso di lui.
Si appostò dietro i cadaveri stesi in terra e ricaricò la mitragliatrice.
Appena li vide arrivare si mise a sparare contro di loro, senza dare loro il tempo di organizzarsi. In pochi secondi ne uccise più di venti.
A quel punto, pensò che sarebbe stato più prudente continuare a piedi.
Doveva fare in fretta. Di lì a poco, altri terroristi avrebbero visto la carneficina e dato l’allarme.
Salì velocemente altre due rampe di scale.
Giunto al terzo piano, una porta di accesso si aprì violentemente. Iatros fu colpito in volto e cadde all’indietro ruzzolando per tre gradini.
La Mg 42 gli sfuggì dalle mani lasciandolo privo di armi.
Entrò un altro gruppo armato che, vedendolo ancora steso, si avventò su di lui colpendolo con calci e pugni.
Iatros, sebbene si trovasse in posizione di netto svantaggio, li afferrò uno per uno.
Ogni terrorista che veniva a contatto con lui cadeva in terra svenuto a causa del potere narcotizzante sprigionato dalle mani.
Ne stordì una decina.
Si rialzò ma fu subito colpito da un altro soldato sulla visiera del casco, con il calcio del fucile.
Il vetro resse l'urto e Iatros ricambiò l'aggressione sferrando un pugno che tramortì il suo avversario, facendolo cadere giù per la tromba delle scale.
Allora cercò di recuperare la mitragliatrice, passando sopra i corpi esanimi degli uomini che aveva addormentato, quando fu aggredito da un soldato che brandiva un grosso coltello.
L'assalitore provò a conficcarglielo nella schiena ma la lama si piegò in due senza riuscire nemmeno a scalfire la tuta.
Il militare guardò esterrefatto la punta del coltello prima di essere afferrato per il collo da Iatros per poi cadere anche lui a terra privo di sensi.
Iatros salì sul corrimano delle scale e, con le gambe protese in avanti, si gettò sul resto dei soldati che stavano indietreggiando timorosi.
Ne afferrò altri due, narcotizzandoli.
Un terzo indietreggiò fino a trovarsi con le spalle al muro. Il soldato protese le mani davanti iniziando a piagnucolare.
Ti prego, non mi uccidere, lo supplicò l’uomo inginocchiandosi davanti a lui.
Ti lascerò in vita soltanto se mi dirai dove sono gli uffici di colui che vi comanda.
Sali altre due rampe di scale, lì troverai i loro uffici. Ora abbi pietà di me! Lasciami andare... Per favore... Non so dirti di più...
Iatros prese la ricetrasmittente che il soldato indossava e lo intimò di chiamare il suo superiore:
Dì al tuo capo che mi avete catturato e che mi state portando verso l’uscita. Così guadagnerò altro tempo.
Il terrorista eseguì gli ordini impartiti.
Dalla ricetrasmittente si sentì una voce che rispose: Ben fatto, soldato. Poi la conversazione si chiuse.
Ho fatto quello che mi hai detto: Non mi uccidere, ti prego!
Non temere. Ti farò soltanto dormire un poco, rispose Iatros mettendogli la mano sul volto, Almeno avrai salva la vita.
Il terrorista dopo pochi secondi cadde in terra come un sacco di patate.
Iatros scavalcò gli altri corpi e proseguì il percorso fino a raggiungere l'ultimo piano.
Entrò in un corridoio deserto. Un silenzio inquietante tagliava l'aria.
Vide tre porte, che accedevano ad altrettante stanze...

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