Teresa Meccariello, avvocato, ha depositato una petizione, indirizzata alle Presidenze della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica

Teresa Meccariello, avvocato, ha depositato una petizione, indirizzata alle Presidenze della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica

E' chiesto di valutare l'apertura di un'inchiesta parlamentare sull'incendio, divampato lo scorso 31 agosto, nell'impianto di gestione dei rifiuti della zona industriale di Airola

Teresa Meccariello, avvocato, ha depositato una petizione, indirizzata alle Presidenze della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, chiedendo di valutare l'apertura di un'inchiesta parlamentare sull'incendio, divampato lo scorso 31 agosto, nell'impianto di gestione dei rifiuti della zona industriale di Airola.
La petizione, presentata ai sensi dell'articolo 50 della Costituzione, è stata trasmessa anche alla Commissione Parlamentare d'Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli altri illeciti ambientali e agroalimentari nonché alla Regione Campania.
"Da cittadina - ha spiegato Meccariello - ho fatto il mio dovere.
Ora mi aspetto che la Politica e chi siede nelle istituzioni in rappresentanza di questo territorio faccia lo stesso.
Non bastano i soliti proclami perché di quelli ne abbiamo avuti fin troppi.
Il rischio è che tra qualche giorno su questa nube tossica cali il silenzio".
Nella petizione, come detto, viene chiesto in particolare di valutare l'apertura di un'inchiesta parlamentare sul "caso Airola", finalizzata ad accertare le cause ed a verificare eventuali omissioni o mancati adeguamenti sul fronte della sicurezza nell'area industriale, anche alla luce del precedente rogo del 2021.
Vengono anche richieste eventuali audizioni dei soggetti coinvolti e verifiche sui piani di emergenza e sulle garanzie fideiussorie ambientali. "Questa è la seconda volta dopo il 2021 - ha evidenziato - non possiamo aspettare la terza.
La faccenda non riguarda più solo e soltanto Airola o la Valle Caudina: il caso Airola è e deve essere un caso nazionale perché è il fallimento di una regione di un modello".
La petizione si rifà anche al precedente incendio del 13 ottobre 2021, quando la zona Pip di Airola fu interessata dal devastante rogo che distrusse lo stabilimento della Sapa e l'adiacente struttura logistica.
Un precedente che, secondo Meccariello, rende necessario verificare se dopo quell'evento siano state adottate idonee misure preventive e di sicurezza sull'intera area industriale.
Nell'esposto viene sottolineata anche la portata sovracomunale dell'emergenza.
Il 1° settembre si è tenuta in Prefettura a Benevento una riunione straordinaria di coordinamento con i sindaci degli undici Comuni interessati, oltre ai vertici delle Forze dell'ordine, dei Vigili del Fuoco, dell'Asl, dell'Arpac e della Prefettura di Avellino.
Meccariello ha richiamato, inoltre, il possibile effetto cumulativo degli inquinanti derivanti dai roghi del 2021 e del 2026, ipotizzando possibili ricadute sui terreni, sulle falde acquifere e sulla catena alimentare della Valle Caudina.
Un aspetto sul quale, viene sottolineato, sarebbe necessario effettuare verifiche approfondite.
Nel documento vengono richiamate anche le possibili conseguenze sanitarie, ambientali ed economiche dell'incendio.
La petizione sollecita, infatti, l'istituzione di un registro epidemiologico, un monitoraggio sanitario che tenga conto dell'impatto cumulativo dei roghi del 2021 e del 2026, il sostegno alla richiesta dello stato di calamità e misure specifiche a tutela della filiera agroalimentare della Valle Caudina.
Tra i punti più significativi, c'è anche la richiesta di valutare il riconoscimento della Valle Caudina come area ad alto rischio di crisi ambientale, con un piano straordinario di risanamento e bonifica.
L'obiettivo indicato è ottenere tutele rafforzate per il territorio, risorse per la bonifica di suoli e falde e misure economiche a sostegno delle aziende agricole, zootecniche e commerciali eventualmente danneggiate.
Nel documento si propone, inoltre, un piano straordinario per proteggere l'immagine e le produzioni del territorio.
"Dopo la Terra dei Fuochi del 1994, il rogo dell'impianto Stir nel 2019, per citare solo i casi più emblematici, ci ritroviamo nel 2026 a parlare ancora delle stesse cose, che si sommano a tante altre mancanze strutturali", ha commentato ancora Meccariello.
"Non abbiamo mai chiesto la luna, ma cose semplici che in un Paese civile si chiamano servizi pubblici essenziali, come la rete ferroviaria, una viabilità adeguata, la tutela del territorio e i livelli essenziali delle prestazioni".

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