Studentessa del Biennio di Cinema all'Accademia delle belle Arti di Napoli, destinataria di un nuovo riconoscimento per la sua attività artistico-professionale

Studentessa del Biennio di Cinema all'Accademia delle belle Arti di Napoli, destinataria di un nuovo riconoscimento per la sua attività artistico-professionale

L'amministrazione comunale di Limatola ha rivolto un affettuoso e ammirato plauso all'indirizzo di Gaia Marotta

L'amministrazione comunale di Limatola ha rivolto un affettuoso e ammirato plauso all'indirizzo di Gaia Marotta, studentessa del Biennio di Cinema all'Accademia delle belle Arti di Napoli, destinataria di un nuovo riconoscimento per la sua attività artistico-professionale.
Marotta, in particolare, è risultata vincitrice nella sezione "Focus Occhio al Sud" nel contesto del "Social Word Film Festival", di Vico Equense.
Il suo corto "Licia" ha superato una fitta concorrenza di realizzazioni giunte da tutto il Meridione piazzandosi al primo posto come da giudizio della giuria.
"Gaia Marotta è un talento puro", ha commentato il sindaco, Domenico Parisi.
"Apprezziamo le sue capacità, apprezziamo il suo legame e il suo amore per il territorio che l'hanno portata a produrre lavori dedicati alla nostra Limatola giunti anche, come l'altro corto "Jeans", alla prestigiosa vetrina del Festival di Giffoni.
Anche alla luce di questo suo ennesimo risultato, vogliamo rivolgere a lei parole di forte apprezzamento augurandole sempre maggiori traguardi.
Come sindaco di Limatola non posso che esprimere tutto il mio orgoglio per una giovane studentessa che, con la sua opera, la sua dedizione e le sue grandi capacità, da lustro alla Comunità tutta".
"Licia", il titolo dell'ultimo "corto", della durata di circa dieci minuti, che, come spiega Gaia Marotta, è stato girato semplicemente con un telefonino e che ha come protagonista sua nonna.
"Il corto - ha spiegato la giovane regista - racconta le mattinate estive di Felicia, un’anziana e frizzante ottantenne.
Tra le faccende domestiche, Felicia si diverte a condividere aneddoti ironici e ricordi malinconici della sua infanzia trascorsa nel suo paese.
Con il procedere del racconto, dietro la sua apparente esuberanza emerge una fragilità più profonda.
Alcune vecchie fotografie, custodite in un cassetto di casa e segnate da strappi e scarabocchi sul volto, rivelano un rapporto complesso con la propria immagine, segnato da insicurezze mai risolte.
Licia è un film leggero, estivo e luminoso che sceglie di attraversare temi delicati con grazia e semplicità.
L'energia, l'ironia e la vitalità della protagonista trasformano il racconto in uno spazio intimo capace di accogliere anche ciò che pesa, senza mai appesantire.
La scelta del bianco e nero nasce dal desiderio di costruire uno sguardo interamente concentrato sulla protagonista.
In assenza del colore, è Felicia a "colorare" lo spazio attraverso i suoi racconti, i canti e la sua presenza.
L'adozione di un formato ristretto mira a creare un contenitore intimo, simile a un cofanetto di ricordi, che richiama lo spazio domestico della casa, il luogo fisico ed emotivo della narrazione.
La scelta di girare Licia con un telefono cellulare nasce dal desiderio di ridurre al minimo la distanza tra la macchina da presa e la protagonista. L'assenza di un apparato tecnico ingombrante ha reso possibile un gesto di ripresa quotidiano, discreto e intimo, capace di integrarsi naturalmente nello spazio domestico e nel tempo condiviso.
Il telefono diventa così uno strumento di prossimità, che permette allo sguardo di restare aderente ai gesti, ai silenzi e alle fragilità di Felicia, senza interrompere il flusso dei suoi racconti".

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