Molinara sarà protagonista al Festival del Lavoro nelle Aree Interne in programma a Soveria Mannelli in provincia di Catanzaro
Molinara sarà protagonista al Festival del Lavoro nelle Aree Interne, in programma a Soveria Mannelli (Catanzaro), appuntamento che quest'anno sarà dedicato al tema del suolo, inteso come identità, paesaggio, lavoro e futuro delle comunità.
Tra i contributi selezionati, figura il paper "Terre di Molinara. Un uliveto secolare tra identità, paesaggio e cooperazione", che sarà pubblicato negli atti del Festival come contributo scientifico.
Il lavoro racconta l'esperienza maturata a Molinara attorno alla valorizzazione di un uliveto secolare, proponendola come esempio di come il patrimonio agricolo e paesaggistico possa diventare leva di sviluppo, cooperazione e rigenerazione delle aree interne.
Il contributo sarà presentato da Rocco Cirocco, presidente della cooperativa agricola, il prossimo 3 luglio, nell'ambito della seconda sessione del Festival dedicata a "Politiche di piano e governance del suolo", offrendo l'occasione per condividere un’esperienza nata in un piccolo comune ma capace di dialogare con il dibattito nazionale sui territori interni.
"Le aree interne - ha spiegato Cirocco - hanno bisogno soprattutto di mettersi in movimento.
Il verbo giusto è "uscire": uscire dal proprio territorio per ascoltare, confrontarsi, imparare e, quando serve, raccontare ciò che si sta costruendo. Solo così si creano relazioni e si distinguono le idee che diventano progetti da quelle che restano semplici annunci".
La partecipazione al Festival rappresenta un’opportunità per portare l'esperienza di Molinara all'interno di un contesto di confronto tra studiosi, amministratori e operatori impegnati nelle politiche per le aree interne, con la convinzione che la crescita dei territori passi attraverso lo scambio di esperienze e la costruzione di reti.
La traccia dell’intervento si conclude con una riflessione che sintetizza il senso del lavoro svolto: "I paesi assomigliano ai vecchi ulivi.
Visti da lontano sembrano immobili, perfino storti.
Poi ci si avvicina, si osservano le radici, le ferite del tronco, i rami che continuano ostinatamente a generare nuova vita. E si capisce che non avevano bisogno di essere sostituiti, ma di essere compresi.
Forse è questa la prima responsabilità di chi si occupa di aree interne: ascoltare i luoghi, riconoscere ciò che custodiscono e accompagnarne l’evoluzione senza cancellarne l'anima.
Perché i paesi non chiedono di essere salvati.
Chiedono di essere capiti. E solo quando li abbiamo davvero capiti possiamo provare, con rispetto, a cambiarli".