Liberiamo i fiumi del Sannio. Domenica 18 ottobre, all'Oasi Wwf di Campolattaro parte "Unchaining the rivers"
Liberiamo i fiumi del Sannio.
Domenica 18 ottobre, all'Oasi Wwf di Campolattaro parte "Unchaining the rivers".
Asnu e Wwf Sannio mappano per la prima volta le barriere che interrompono Tammaro, Tammarecchia, Calore Irpino, Sassinoro e Lenta.
La presentazione è aperta a tutti, con ingresso gratuito e pranzo offerto.
"Briglie, traverse e piccole dighe, molte delle quali ormai abbandonate - si legge nella nota inviata alla Stampa - spezzano i fiumi del Sannio in tratti isolati.
Bloccano la risalita dei pesci, trattengono i sedimenti e impoveriscono gli habitat lungo le sponde.
Oggi nessuno sa con precisione quante siano, dove si trovino e a chi appartengano.
"Unchaining the rivers", il progetto promosso da Asnu insieme a Wwf Sannio, nasce per colmare questo vuoto.
Nei prossimi mesi, il gruppo di lavoro censirà per la prima volta queste strutture e individuerà quelle che si possono rimuovere, per restituire ai fiumi la loro continuità naturale.
Il progetto dura dodici mesi, da luglio 2026 a giugno 2027.
Prevede l'indagine di oltre 300 chilometri di fiumi e torrenti nel bacino del Calore Irpino, dove si stimano circa 40 barriere.
I rilievi sul campo, supportati da drone e immagini satellitari, porteranno a un geodatabase pubblico delle barriere e a una classifica delle priorità di rimozione, base per i futuri interventi".
"Nel Sannio non esiste una mappa delle barriere che interrompono i fiumi, e senza dati non si può decidere nulla", ha spiegato Alessia Ranucci, responsabile di progetto di Asnu.
"Vogliamo costruire questa conoscenza insieme a chi i fiumi li vive: i pescatori ci raccontano che negli ultimi dieci anni i pesci sono diminuiti e alcune specie sono scomparse. Rimuovere anche poche barriere inutili può riaprire chilometri di fiume".
Il progetto sarà presentato domenica 18 ottobre, dalle 10.00 alle 15.00, all'Oasi Wwf Lago di Campolattaro.
Non sarà una presentazione tradizionale.
Per mappare le barriere serve anche la conoscenza di chi frequenta i fiumi ogni giorno, come pescatori, agricoltori, escursionisti e residenti, che sanno cose che nessuna mappa racconta.