Le grandi problematiche del Terzo Settore in cui siamo soliti allocare, spesso sbagliando, tutte quelle Associazioni ed Enti che agiscono senza scopo di lucro, trattate a Giurisprudenza

Ospite di "Dialoghi di Diritto Civile e Costituzionale" il professore Emanuele Rossi della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Per evitare abusi sono state introdotte nuove incombenze ma non sono facili per tutti da rispettare. Chi fa volontariato non scrive bilanci. Per Antonella Tartaglia Polcini la funzione deve prevalere sulla struttura

Il Corso di laurea in Giurisprudenza di Unisannio, nell'ambito dei "Dialoghi di Diritto Civile e Costituzionale", ha ospitato Emanuele Rossi, professore ordinario di Diritto Costituzionale alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa.
Il tema trattato è stato di assoluta attualità visto che si è trattato di affrontare le problematiche, non poche e non sempre di facile soluzione, relative a quello che la gente ha imparato a conoscere oramai come Terzo Settore.
In questo "contenitore" siamo soliti mettere, anche talvolta sbagliando, tutto ciò che riguarda il volontariato inteso anche come welfare e comunque gli Enti, le Associazioni che non lucrano e che non fanno profitto nel momento in cui agiscono ponendosi a disposizione della gente, del prossimo, dei più fragili, della propria comunità, disinteressatamente.
E' tutto molto più complesso di come lo abbiamo descritto noi, ma è quello che arriva alla pubblica opinione ed è quindi giusto ed importante che se ne parli, in maniera dotta e competente, per cercare di fugare dubbi ed anche per non cadere in "trappole" che talvolta vengono tese e nelle quali cascano i disponibili, i buoni di cuore, gli altruisti a cui come minimo viene sottratto il tempo che è quello che oggi, più di ieri, ha un valore umano molto forte.
Nello specifico il professore Rossi ha trattato il tema: "Pluralismo sociale, sussidiarietà e Terzo Settore nel sistema costituzionale".
Accanto a lui i promotori di questa iniziativa dei "Dialoghi", Antonella Tartaglia Polcini, professore ordinario di Diritto Civile e Vincenzo Casamassima, professore associato di Diritto Costituzionale.
Al termine dell'incontro con gli studenti di Giurisprudenza e con i Dottorandi di Ricerca, abbiamo rivolto qualche domanda al professore Rossi profittando della sua disponibilità.
Agli studenti di Unisannio, gli abbiamo detto, lei ha portato quest'oggi una problematica importante che è quella del "Terzo Settore", un segmento della organizzazione sociale che sta diventando così importante nella vita di tutti giorni, e per questo si parla anche di sussidiarietà, in quanto appare essere in grado d'intervenire o comunque così noi lo percepiamo, lì dove lo Stato, inteso nella sua accezione più ampia e quindi Regioni, Province, Enti Locali, Asl e via dicendo, non riesce a soddisfare appieno i bisogni della gente e soprattutto delle persone e della famiglie più fragili.
In tutto questo c'è una tutela anche del volontario che impiega senza risparmio il suo tempo libero da altre attività o incombenze familiari e che, non essendo quasi pagato, rischia di entrare nel novero di chi viene sfruttato per sostenere le attività di queste associazioni che non traggono e non dovrebbero trarre profitto dalle loro attività?
Intanto, la prima cosa che si può dire, ci ha risposto il docente, è che il modello a cui noi stiamo andando sempre più incontro, è un modello di welfare mix, di welfare community e cioè dove i servizi necessari per la tutela dei diritti sociali delle persone, sono forniti insieme da enti pubblici, enti locali, Asl e da soggetti privati.
E questo non nella forma necessariamente di competizione, di alternativa l'uno dall'altro. 
Questo è un modello che ha dei suoi vantaggi.
Ci sono molti Enti che operano con queste caratteristiche ma ci sono anche quelli che lo fanno senza scopo di lucro e che sono quelli che fan parte del Terzo Settore e che dovrebbero essere maggiormente valorizzati perché chiaramente perseguono lo stesso interesse che è quello generale, proprio dell'Amministrazione pubblica.
Questi enti senza scopo di lucro o Enti del Terzo Settore, hanno poi varie tipologie.
Ce ne sono alcuni che hanno uno spiccato carattere volontaristico in cui coloro che prestano l'attività lo fanno a titolo completamente gratuito.
Ci sono poi altri Enti che, pur essendo senza scopo di lucro, lo fanno in modo professionale come le cooperative sociali e le imprese sociali. In questo caso certamente è prevista una forma di retribuzione necessaria, perché queste persone lavorano e vivono la loro professione in questo senso. E' chiaro però che sono caratterizzati dal fatto che il loro lavoro ha comunque una finalità sociale ed anche la loro retribuzione tiene conto della finalità non di scopo di lucro della organizzazione in cui sono inseriti.
Quindi è una difficile composizione in cui ci vuole, come ha detto lei, molto buonsenso ed equilibrio ed anche capacità dell'Ente pubblico di saper gestire con attenzione queste relazioni e rapporti anche per evitare poi da un lato lo sfruttamento dei lavoratori, dall'altro che qualcuno ne possa profittare.
Quali sono secondo lei gli aggiusti più immediati, se ce ne sono, da fare per questo Settore, abbiamo ancora chiesto al professore Rossi?
Credo che la legislazione ed anche l'Amministrazione sia andata nel senso di prevedere una serie di adempimenti anche di carattere amministrativo.
Potremmo dire anche adempimenti burocratici molto consistenti.
Questo penalizza molte di questa realtà che nascono spontaneamente, magari senza il commercialista abbiamo aggiunto noi, senza il commercialista ci ha risposto Rossi, è proprio così, in cui quando le persone ci si impegnano lo fanno perché vogliono fare del bene non perché vogliano scrive bilanci e quindi non sono organizzati, ma bisogna farlo.
Bisogna dunque cercare di trovare un equilibrio maggiore tra libertà, autonomia, organizzazione ed adempimenti burocratici. Questo, forse, consentirebbe di evitare il rischio di una fuga dal Codice del Terzo Settore ed è invece un bene che si stia sotto le regole di questo Codice. Evitare questo rischio è molto importante e per fare questo bisogna cercare di facilitare l'incedere.
Lei ha parlato, abbiamo ancora detto al relatore, anche della possibilità di istituire magari una Autority solo per questo settore, che effettui quei controlli che gli altri organi dello Stato non sono in grado di fare.
Occorre proprio un'altra Autorità, abbiamo detto al docente, nel nostro sistema già "circondato" da chi dovrebbe far rispettare quelle regole che spesso sono eluse?
Secondo me, ci ha risposto, considerando il volume anche di affari che questo mondo sviluppa ed il numero di persone che coinvolge, bisognerà farlo.
Ricordo che quando con Stefano Zamagni eravamo al Terzo Settore, lui sosteneva che bastasse il 5 per mille del 5 per mille che i contribuenti danno, se si prendesse una piccolissima quota di quell'importo che è destinato agli Enti del Terzo Settore, si potrebbe far nascere questa Autorità. Questo penso possa aiutare molto a rasserenare gli animi.
Sin qui il professore Rossi.
Antonella Tartaglia Polcini, nel suo intervento ha citato Emilio Betti, giurista e storico, per dire che nella esigenza di beni e di valori c'è la necessità per agire assieme ai cosiddetti bisogni.
La Riforma del Terzo Settore indica il far prevalere la struttura sulla funzione, mentre io ritengo che debba precedere proprio la funzione perché bisogna rilevare per prima cosa gli interessi.
Questo è il punto dal quale partire.
I volontari, si è chiesta la professoressa di Diritto Civile, sono dei missionari?
Riguardo agli Enti di questo settore taluni sono più ricchi di altri che addirittura non reggono alle spese e devono sciogliersi.
Ed allora bisogna dire come devi essere, prima ancora di a cosa servi.
Antonella Tartaglia Polcini, parlando delle problematiche legate a questo Settore, ha ricordato che l'Associazione dell'Unesco, ad esempio, pur non perseguendo lo scopo del lucro, del guadagno, non ha potuto iscriversi nel registro del Terzo Settore e quindi agganciarsi a quei benefici previsti dalla normativa, perché tra i fondatori vi sono anche Enti pubblici.
Ed allora questo che ci dice che dobbiamo privatizzare tutto e che dobbiamo convincerci che le risorse per queste attività a farsi bisogna cercarle altrove?
Domanda a cui bisogna dare ancora risposta.
Tartaglia Polcini, dopo aver ringraziato il professore Rossi per la sua partecipazione all'incontro ed il professore Vincenzo Casamassima, ha concluso dicendo che questi incontri servono proprio a dare una visione armonica alle diverse espressioni giuridiche.
A questo punto si è aperto il dibattito tra i presenti a cui hanno partecipato con delle domande al relatore, Giovanni Barretta, dottorando di ricerca in Storia del Pensiero Economico, Giovanni Portoghese, avvocato e Maria Palluotto, dottoranda di Ricerca in Storia Economica.

Argomenti