Pasquale Viespoli (foto), già sindaco per due consiliature di questa nostra città, si mostra sconfortato nel commentare l'esito del Consiglio comunale dell'altro giorno e denuncia il fatto che il "contorno", in una vicenda così grave, non si è visto né sentito proprio.
Parla solo Mastella e nessun altro, ci ha detto.
Ma come è possibile?
Siamo in presenza di una sorta di centralismo democratico, come si diceva una volta alle Botteghe Oscure (sede del Pci).
In tutto questo non va poi trascurata la commistione tra questione amministrativa e politica.
A me pare, prosegue Viespoli, che stia emergendo non più una campo largo o stretto che dir si voglia, ma quello che si apre davanti all'Amministrazione comunale e al Consiglio medesimo, credo sia un campo minato che determina in ogni caso uno scenario di insicurezza, di fragilità, di difficoltà a reggere rispetto ad una vicenda che è dentro lo scenario di una politica che è sempre più lontana, più incapace e quindi sempre più distante e sempre meno partecipata e vissuta dai cittadini.
Questo scollamento, a maggior ragione, si evidenzia quando si aprono pagine che sanno di stantio, di vecchio, di superato laddove si richiede invece il linguaggio della onestà intellettuale, della verità e la capacità di prendere atto che, già in una condizione di normalità, un governo, una coalizione non ce la fa, non regge rispetto all'impatto con le grandi questioni, con i grandi problemi e quindi la città oggi vive una fase di disorientamento che avrebbe bisogno, per essere superata, di uno scatto di responsabilità, di cultura istituzionale, di spirito di servizio verso la comunità che percepisce il peso, il valore, il significato, l'importanza, lo spessore della difficoltà che stiamo attraversando ed invece, si continua con l'autoreferenzialità, peraltro già nota e che ci porta a sentire sempre le stesse affermazioni, le stesse parole, la stessa approvazione di sé, della propria storia e geografia.
In tutto questo, francamente, i problemi però stanno là e sono tutti irrisolti.
La questione è che da una parte c'è un ceto politico che o è assente o non risponde all'altezza dei problemi e dall'altra c'è una città smarrita.
Non si vuole prendere atto che, al di là del rilievo penale sul caso Santamaria, c'è un metodo che va in crisi e questo al di là delle persone, ci ha detto ancora Viespoli.
E' dunque il metodo, le persone, il taglio che si dà al governo dei problemi. Esso si fa attraverso le intermediazioni e non attraverso le soluzioni.
Emerge un sistema che confermato peraltro anche nell'ultima seduta del Consiglio comunale, è cioè quello dello scambio ed è questa la privatizzazione della politica e delle istituzioni.
Santamaria non è una causa, è una conseguenza proprio rispetto alla impostazione, al metodo che si utilizza.
E' questa la cultura di governo e dove c'è intermediazione c'è sempre potenziale corruzione.
C'è un sistema oramai che è la fotocopia personalizzata della vecchia crescita del partitismo oggi ridotto al leaderismo di territorio ma questo metodo è potenzialmente corruttivo ed allora, anziché cogliere la circostanza per recuperare tutti umiltà e responsabilità di fronte alla città, ci si ritrova di fronte ad un governo cittadino chiuso in se stesso, nel suo fortino autoreferenziale.
La cosa più grave in tutto questo è il silenzio.
Il disorientamento della città è dettato anche da questo.
Non c'è la pluralità di voci che coglie una vicenda in sé molto grave e sembra quasi che ci sia una sorta di assuefazione.
Non c'è più l'indignazione.
Per concludere, ci ha detto Viespoli, a conferma di quanto ho detto, sembra ci siamo completamente dimenticati della vicenda gravissima della Provincia sotto la presidenza di Antonio Di Maria e Nino Lombardi, parimenti mastelliani.
Il prodotto di ciò che stiamo vivendo lo danno proprio questi due gravissimi episodi che ci dicono che non ci troviamo di fronte a casi isolati ma dinanzi ad un sistema.
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