La statua a Traiano giunse a Benevento, in qualità di dono di Mussolini, sul finire del 1934. La richiesta dell'opera era stata inoltrata perché la città aveva lo splendido Arco onorario dedicato al celebre imperatore romano

La statua a Traiano giunse a Benevento, in qualità di dono di Mussolini, sul finire del 1934. La richiesta dell'opera era stata inoltrata perché la città aveva lo splendido Arco onorario dedicato al celebre imperatore romano

La caduta del regime rese decisamente anacronistica l'idea di collocare la statua nei pressi dell'Arco. Si era fuori tempo massimo per un’operazione di retorica imperialistica e così il reperto rimase quasi dimenticato nel Chiostro di Santa Sofia. Poi si decise per la Rocca dei Rettori. Qualsiasi ipotesi di spostamento di questa statua, è errata. Nessuno tocchi Traiano: Sta bene lì

Nel viaggio relativo alle sculture di bronzo esistenti in città, in questa ottava "fermata", si parla della statua a Traiano (nella foto di apertura) posta dinanzi alla Rocca dei Rettori.
Si tratta di una statua molto controversa e anche contestata, ma che ora, nel bene e nel male, fa parte a pieno titolo del nostro panorama urbano.
Ad essa dedichiamo questo articolo, che prosegue la serie, iniziata un mese fa, dedicata ai bronzi beneventani, ossia di quelle statue che arricchiscono la nostra città, ma di cui spesso si ignorano sia l'autore che la storia.
La statua di bronzo dell'imperatore Traiano fu realizzata dalla Fonderia Artistica Laganà di Napoli, intorno al 1934.
Si trattava di una delle fonderie più all'avanguardia della scena artistica italiana.
Fu fondata nel 1890 da Giovanni Amedeo Laganà, un mecenate e collezionista nato a Palermo nel 1869.
In questa fonderia realizzarono importanti lavori alcuni dei migliori scultori del tempo, da Ettore Ximenes a Gaetano Geraci, da Giuseppe Renda a Vincenzo Gemito.
Inoltre la fonderia si era specializzata in riproduzione in bronzo di opere antiche.
Per questa sua capacità tecnica, venne incaricata di realizzare alcune repliche di statue di imperatori romani da collocare nella nuova via dell’Impero (attuale via dei Fori Imperiali) fatta costruire a Roma dal regime fascista, tra il Colosseo e piazza Venezia.
La fonderia realizzò sia la statua di Giulio Cesare, il cui originale in marmo è ai Musei Capitolini di Roma, sia la statua di Traiano.
Anche in questo caso l'originale è in marmo (nella quinta foto in basso), ed è conservato nel Museo Archeologico di Napoli.
Nota come il Traiano di Minturno, fu ritrovata in quella località in una data non precisata, ma ricadente nel XVIII secolo.
Benché esistano altre statue dell’imperatore Traiano, questa conservata a Napoli risulta una delle più suggestive.
Per questo motivo fu scelta per una serie di riproduzioni, di cui ci sono note almeno tre copie: Una a Roma (nella sesta foto in basso), lungo la via dei Fori Imperiali, una ad Ancona, nei pressi dell’Arco dedicato a Traiano nel porto di quella città, ed infine questa che si trova a Benevento.
La statua giunse a Benevento, in qualità di dono di Mussolini, sul finire del 1934.
La richiesta di questa statua era stata inoltrata perché la città aveva lo splendido arco onorario dedicato al celebre imperatore romano.
Provvisoriamente la statua di Traiano fu collocata nel Chiostro di Santa Sofia (nella seconda foto in basso) che, grazie ad Alfredo Zazo, nel 1929 era stato trasformato in Museo del Sannio.
Fu sicuramente lui il regista di tutta l'operazione "Traiano", visto che in quegli anni dirigeva non solo il Museo del Sannio, ma anche il Comune di Benevento in qualità di commissario prefettizio.
L'anno successivo vennero inviati al Ministero dell'Educazione Nazionale, due progetti (nella prima foto in basso) a cura dell'Ufficio Tecnico Comunale con la collaborazione dell’architetto Frediano Frediani, per dare una collocazione scenografica all’Arco e alla statua di Traiano donata alla città.
I progetti, fortunatamente, non furono approvati dal Ministero dell’Educazione.
Nel 1936 venne approntato un terzo progetto, sulle indicazioni del Ministero, e nel 1938 furono iniziati gli scavi di demolizione nell'area, scavi dai quali vennero fuori le due statue di Traiano e Plotina ora conservate al Museo.
Poi ci fu la guerra, e l’opera di sistemazione dell’area conobbe una inevitabile pausa.
Nel frattempo la caduta del regime rese decisamente anacronistica l’idea di collocare la statua nei pressi dell'Arco.
Si era fuori tempo massimo per un'operazione di retorica imperialistica, così la statua di Traiano rimase quasi dimenticata nel Chiostro di Santa Sofia.
Ad un certo punto si decise di collocarla sotto la Rocca dei Rettori.
Non abbiamo documentazioni su questo spostamento, ma riteniamo che sia stata un'idea da ascrivere a Mario Rotili che, al pari di Alfredo Zazo, fu contemporaneamente direttore del Museo e sindaco della città.
Così, da circa settant'anni, Traiano ha trovato una sua sistemazione (nella terza e quarta foto in basso).
Da sottolineare che lo scrivente ritiene ottima la soluzione trovata, sia per la valorizzazione della statua, che si esalta dal fondale serio e compatto della muratura retrostante, sia per la sistemazione più generale di quel triangolo che va dallo spigolo della Rocca al Leone Sannita sulla colonna.
Di conseguenza ritiene errata qualsiasi ipotesi di spostamento di questa statua, vuoi per motivi spaziali, vuoi per motivi ideologici.
I monumenti non sono oggetti di arredo urbano come una panchina o un semaforo, che si possono spostare a piacimento.
Anche la loro collocazione è memoria storica che va assolutamente rispettata.
Nessuno tocchi Traiano: Sta bene lì.

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