Incontriamo gli spazi aperti naturali seguendo i corsi d'acqua dove si specchiano i ponti che uniscono i quartieri, scrive Vinceno Carbone, architetto, considerando il parco del mito delle streghe e Dante Ferretti, l'Hortus Conclusus e Mimmo Paladino

Incontriamo gli spazi aperti naturali seguendo i corsi d'acqua dove si specchiano i ponti che uniscono i quartieri, scrive Vinceno Carbone, architetto, considerando il parco del mito delle streghe e Dante Ferretti, l'Hortus Conclusus e Mimmo Paladino

La "città pubblica" dev'essere gratuita e non escludente. Ugualmente gli spazi aperti, urbani o naturali, sono in grado di rafforzare il dialogo che gli stretti marciapiedi non permettono

Spazi aperti, città pubblica, arte pubblica, attrazione internazionale con sullo sfondo l'ecologia urbana.
E' questo alla base dell'intervento di Vincenzo Carbone, architetto che sottolinea come sia interessante analizzare come l'arte pubblica concorra ad articolare il percorso di sviluppo di una città.
Per Benevento, la riflessione non poteva non considerare il parco del mito delle streghe e Dante Ferretti, l'Hortus Conclusus e le sculture di Mimmo Paladino.
Hortus Conclusus, che rappresenta spazio pubblico dell'arte contemporanea e della musica.
"Gentile direttore - scrive - incontriamo gli spazi aperti naturali seguendo i corsi d'acqua dove si specchiano i ponti che uniscono i quartieri.
Dallo storico Ponte sul Calore di Vanvitelli di Benevento (ricostruito), si vede quasi tutta la città: La parte antica, la parte bassa, le confluenze, le zone umide e le linee alte degli argini artificiali.
Il Ponte sul Calore ricorda quello ad "arco" che descrive Calvino nelle "città invisibili" che associa l'arco all'interazione tra il tutto e le parti. L'interazione è un punto chiave e le influenze tra natura, costruito, e socialità lo dimostrano.
Il tutto è sempre maggiore della somma delle parti.
E' evidente che il principio dell'interazione spinge a cambiare anche la pianificazione, in special modo le regole relative agli spazi aperti, infrastrutture verdi e blu e aree naturali perché, rispetto ad anni fa, le priorità sono diventate la concretezza e la dimensione performativa.
Iniziando dagli spazi aperti, si cattura la visione di Benevento e della forma antica compatta che per via dei fiumi è diventata nel tempo città policentrica.
Nella città antica compatta, il dedalo delle viuzze disegnava slarghi e palazzi con giardini privati e orti chiusi.
Oggi, invece, gli spazi pubblici come verde e servizi, sono così importanti che danno la percezione del grado di benessere ed equità che la comunità ha raggiunto o che deve raggiungere.
Siamo tutti d'accordo che, la "città pubblica", dev'essere gratuita e non escludente; ugualmente, siamo d'accordo, che gli spazi aperti (urbani o naturali) sono in grado di rafforzare il dialogo che gli stretti marciapiedi non permettono.
Di riflesso, sappiamo che gli spazi aperti sono come il negativo delle vecchie foto: Danno la forma agli edifici e ai quartieri, disegnano le linee dritte o sinuose dell’interesse pubblico come figure del quadro dove la luce degli spazi fa da orientamento ed è protagonista.
Come fu la luce per Caravaggio.
Al di là di ciò, in questo periodo, gli interrogativi e le dinamiche sono molte, altrettanto le aspettative.
Ad esempio, ci si chiede come scegliere l'uso degli spazi aperti, esistenti e nuovi?
Come includere l'arte pubblica negli spazi? Serve solo per l'apertura internazionale della città o rafforza anche l’appartenenza ad un luogo? O c'insegna ad averne cura?
Mano a mano emerge consapevolezza nell'ecologia urbana, priorità al di là di tutto e al di là anche del cambiamento climatico.
Si ricava una metodologia non nuova che la società dei consumi ha fatto dimenticare e che va recuperata.
La salvaguardia dell'acqua dei fiumi che diventa acida e salata, la conservazione dell'acqua delle piogge in cisterne sotterranee per essere riutilizzata, l'uso ottimale del suolo agricolo e urbano, la permeabilità delle superfici artificiali, sono temi noti da tempo.
Possiamo affermare che sono noti da quando non si usavano espressioni "ombrello" come rinnovamento urbano e resilienza.
Poi abbiamo cominciato a vivere diversamente, come gli abitanti di Leonia della città di Calvino dove l’orgoglio quotidiano di quegli abitanti era allontanare i rifiuti dalla città e metterli da un’altra parte, fino a quando una mattina non scoprirono che il cumulo di rifiuti era dovunque e li sommergeva.
In conclusione, la complessità urbana e la creatività hanno sempre rigenerato.
Due città, secondo il mio punto di vista, rappresentano meglio di altre esempi di rinascita con l'arte pubblica.
La prima è Arnhem, cittadina olandese bombardata nella seconda guerra mondiale.
In questa città, il festival dell’arte pubblica nasce dopo la guerra dal bisogno di ripensare lo spazio come luogo da attraversare.
L'intuizione fu chiara: riportare le persone chiuse in casa all'esterno dimostrando come lo spazio pubblico può creare relazioni durature.
La seconda è Gibellina, cittadina della Sicilia distrutta dal terremoto del 1968.
Dopo il devastante terremoto del Venezuela, degli ultimi giorni, il pensiero va al Belice.
L'arte pubblica, voluta dall'allora sindaco di Gibellina, aiutò la comunità ripiegata.
Alberto Burri creò il "Cretto di Burri"; Mimmo Paladino, artisti e architetti come Ludovico Quaroni, dettero il loro contributo.
Oggi, 2026, Gibellina è capitale Italiana dell’arte contemporanea.
Qual è la conclusione?
Più di una realtà, borgo o città, sia dell'entroterra che della costa, s'impegnano a costruire visioni.
Matera per il 2026 è capitale Mediterranea della Cultura e del dialogo; Calcata, borgo medievale del viterbese abbandonato nel 1935 per il rischio di crolli, si ripopola nel 1990 e diventa borgo degli artisti, casa dell'architetto Paolo Portoghese e museo-laboratorio all'aperto.
Le leggende dicono che sia anche il paese delle "streghe".
Il mito delle streghe, accosta il borgo di Calcata del viterbese alla città di Benevento, alla scenografia di Dante Ferretti all'arte pubblica contemporanea, alle sculture di Mimmo Paladino nell'Hortus Conclusus (foto), spazio pubblico dell'arte e della musica".

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