Guidoni la prima cosa che vide al centro della piazza fu un militare in ginocchio, circondato da tre uomini che lo tenevano per i capelli. Aveva il volto tumefatto e sanguinava dalla bocca

Guidoni la prima cosa che vide al centro della piazza fu un militare in ginocchio, circondato da tre uomini che lo tenevano per i capelli. Aveva il volto tumefatto e sanguinava dalla bocca

Doveva assolutamente fuggire. Emise un grosso respiro per recuperare le forze e, camminando radente al muro che in parte lo sosteneva, si diresse verso l’uscita. Si affacciò fuori dalla porta dell’ambulatorio e vide che lungo il corridoio non c’era nessuno. Sentì soltanto deboli lamenti provenire dalle stanze di degenza...

                                                            Iatros
                                                Il dio della coscienza

                                                    di Luca De Lipsis

Breve introduzione
"Iatros il Dio della coscienza" è una storia che si muove tra fantastico e reale, trovando nella prima sfera le soluzioni alle crude problematiche della seconda, alla maniera dei supereroi, il mondo al quale la storia è ispirata.
Il genere è un "medico-fantasy" che abbraccia tematiche oscure e reali come il traffico di organi umani ad opera di un'organizzazione criminale che sfrutta lo stato di estrema povertà del terzo mondo.
Fioravante Guidoni, il protagonista della storia, è un giovane medico napoletano che lavora per un’associazione di volontariato operante in zone disagiate dell’Asia.
Durante la sua missione umanitaria, il medico si troverà a dover affrontare un'organizzazione terroristica dedita al commercio illecito di organi prelevati attraverso l’assassinio di esseri umani.
A causa di una mutazione genetica che subisce durante un incidente accaduto poco prima del suo sequestro, Guidoni acquisisce dei poteri sovrannaturali (come la capacità di narcotizzare e paralizzare i nemici con un semplice contatto) grazie ai quali, con la collaborazione di un popolo indigeno a lui fedele, riuscirà a fermare i malvagi meccanismi dell'organizzazione criminale e ad uccidere i suoi capi.

Capitolo 3

Fu il frastuono degli spari a risvegliare Guidoni.
Si alzò dalla barella barcollante per poi ricadere al suolo colto da una violenta vertigine.
Facendo leva sulla spalliera di una sedia, si rimise in piedi e si diresse incerto verso la finestra.
La prima cosa che vide al centro della piazza fu un militare in ginocchio, circondato da tre uomini che lo tenevano per i capelli.
Aveva il volto tumefatto e sanguinava dalla bocca. Indossava la stessa divisa dell’esercito governativo.
Anche i tre assalitori erano dei soldati ma la loro divisa era di colore rosso.
Guidoni pensò subito ad un agguato teso dalla Grande Organizzazione.
Scorse sullo sfondo il negozio di alimentari: Aveva l'insegna a terra e l’ingresso era vuoto.
Poi udì delle urla provenienti da un edificio vicino, da dove vide uscire decine di persone inseguite da altri miliziani rossi.
Urla, pianti e colpi di mortaio rimbombarono nel cielo del villaggio.
Dall'altro lato della strada, scorse in lontananza un blindato dirigersi verso l'ospedale a gran velocità. Improvvisamente, il mezzo fu inondato da una sventagliata di mitra, ad opera di cecchini nascosti tra le mura dei palazzi.
Uno di loro lanciò una bomba che a contatto con il cofano del veicolo esplose facendolo saltare in aria.
I militari che occupavano l'abitacolo furono sbalzati fuori, per poi ricadere al suolo dilaniati dall'esplosione.
Subito gli attentatori uscirono dalle loro postazioni e circondarono le vittime dell'agguato, provvedendo a finire con un colpo di pistola alla nuca i pochi sopravvissuti ancora agonizzanti.
Altri camion pieni di ostaggi circolavano lungo le principali vie di comunicazione.
Ogni tanto si fermavano sul ciglio della strada per catturare i fuggitivi disperati che incontravano.
Guidoni si rese conto che l’ospedale non era più un posto sicuro. Doveva assolutamente fuggire.
Emise un grosso respiro per recuperare le forze e, camminando radente al muro che in parte lo sosteneva, si diresse verso l'uscita.
Si affacciò fuori dalla porta dell’ambulatorio e vide che lungo il corridoio non c'era nessuno.
Sentì soltanto deboli lamenti provenire dalle stanze di degenza.
Vi guardò dentro, rendendosi conto che i pochi malati sopravvissuti versavano in uno stato di totale abbandono.
Purtroppo non poteva fare nulla per loro.
Si sentiva ancora spossato dagli esiti dell'avvelenamento. In una delle camere vide un frigorifero. Lo aprì e trovò una bottiglia d'acqua.
Ne bevve un sorso e versò il resto sulla fronte per rinfrescarsi.
Ogni tanto percepiva i rumori inconfondibili dei mitra provenienti dall'esterno.
Le milizie del Cbn stavano opponendo una strenua resistenza ma Guidoni capì che non poteva perdere altro tempo perché presto sarebbero state sopraffatte.
Fin quando i soldati erano impegnati nella battaglia sarebbe stato per lui più facile trovare una via di fuga.
Questa consapevolezza lo aveva improvvisamente risvegliato.
Si diresse verso la rampa delle scale quando, d'un tratto, fu investito da un improvviso boato che lo fece rotolare giù per diversi gradini.
Si rialzò stordito per la deflagrazione e si ritrovò sporco dei calcinacci delle mura.
Fortunatamente i frammenti dell'edificio lo avevano ferito di striscio.
Un colpo di mortaio aveva centrato un'ala dell'ospedale, sventrandola. Dalle mura squarciate poteva vedere la strada.
Fu colto dal terrore. Uscire da quella situazione sembrava davvero improbabile, vista la determinazione con cui i terroristi avevano assaltato il villaggio. Ripensò alle parole di Falcon che li aveva descritti come belve impazzite, ben organizzate e imprevedibili.
Poi il suo pensiero si rivolse a Gisy.
Doveva assolutamente salvarla da quella carneficina.
Sempre che non fosse già stata catturata dai membri dell'Organizzazione, ipotesi verosimile, dal momento che nell'ospedale non c'era più nessuno. Lui era scampato al sequestro perché probabilmente era stato ritenuto in fin di vita.
Questa distrazione dei nemici lo aveva salvato, anche se adesso stava rischiando una morte ben peggiore.
Mentre rifletteva sul da farsi udì un rumore di vetri rotti proveniente dal piano sottostante.
Si acquattò dietro la ringhiera delle scale e rivolse lo sguardo verso la vetrata della porta d’ingresso, andata completamente in frantumi.
Vide un soldato ferito steso sul pavimento che si dimenava tra i vetri rotti, cercando di schivare i colpi di arma da fuoco indirizzati a lui dall'esterno.
Guidoni si fece coraggio e si avvicinò al militare, afferrandolo e trascinandolo fuori dalla portata dei cecchini.
Indossava la divisa del Cbn. Era un soldato di Falcon. Aveva il braccio destro sanguinante e l'uniforme lacerata.
Brandelli di carne erano immersi in una colata di sangue.
Guidoni cercò delle garze e gliele strinse intorno al braccio per fermare l'emorragia. Il militare era ancora vivo ma parlava a fatica.
Ci hanno assalito. Ci hanno assalito, sussurrò all’orecchio di Guidoni afferrandolo per il camice.
Chi sono questi soldati?
Sono i militari della Grande Organizzazione. Due ore fa sono entrati nel villaggio e ci hanno assaltati.
Eravamo in pochi perché il resto dell'esercito è uscito in perlustrazione. Conoscevano le nostre mosse, questi bastardi...
Siete riusciti a comunicare con Falcon e gli altri membri della spedizione?
Stanno venendo ma ci vorrà ancora un po' di tempo... I terroristi saranno già fuggiti. E avranno già fatto razzie di uomini e bambini.
Quasi tutti i militari di presidio sono morti negli scontri a fuoco. I pochi sopravvissuti stanno opponendo l'ultima resistenza.
I miei colleghi che fine hanno fatto? Li avete messi in salvo o sono stati sequestrati?
Ma il militare non rispose e iniziò ad ansimare.
Allora Guidoni prese la bottiglia d’acqua che aveva in tasca e gliela versò sul viso. Per un attimo il soldato sembrò riprendersi.
Come posso aiutarvi? Io sono rimasto solo in infermeria ma non ho un cellulare per poter comunicare con l’esterno, né armi per potermi difendere.
Prendi il mio fucile e le chiavi della Jeep... E' posteggiata qui all’angolo. Fai attenzione! I cecchini sono nascosti ovunque.
Guadagna l'uscita e dirigiti verso la capitale. Se sei fortunato incrocerai il comandante.
Tu vieni con me, replicò Guidoni, Sei ferito. Ho fermato l’emorragia ma hai perso molto sangue. Ti porterò al sicuro.
Raggiungeremo gli uomini di Falcon e potrai ricevere cure adeguate.
Non ti preoccupare per me, dottore, rispose il militare agonizzante, Noi siamo pronti alla morte ma voi no...
Voi siete il seme della rinascita di questo popolo, i nostri angeli bianchi. Devi salvarti e continuare la tua opera per il bene della comunità.
Non ti lascio qui solo... Non aveva ancora finito di proferire la parola che vide i suoi occhi riversi.
Tastò l'arteria del collo e constatò che non batteva. Il militare era morto. Allora lo adagiò sul pavimento, gli chiuse gli occhi con le mani e recitò una breve preghiera.
Poi imbracciò il fucile e con le chiavi in mano guadagnò velocemente l'uscita per arrivare al veicolo, l'unica sua ancora di salvezza.
Uscì lungo la strada, rasentando il muro. Tutto intorno vi era uno strano silenzio di morte.
Fattosi coraggio, si mise a correre in direzione della Jeep e, una volta a bordo, la mise in moto.
Poi diede un violento colpo di accelerazione e sterzò in direzione della strada principale. Il veicolo sobbalzò prima di riprendere a gran velocità la sua fuga.
Percorse a velocità sostenuta parecchi chilometri investendo con le ruote corpi umani esanimi e pezzi di artiglieria.
Era quasi giunto ad un incrocio in direzione della strada residenziale che si allontanava dal villaggio, quando dai lati degli alberi partì una serie colpi che colpirono le ruote della Jeep.
Altri proiettili si conficcarono nella lamiera. Guidoni tentò di sterzare ma la macchina cominciò a sbandare.
Proseguì la sua folle corsa finché prese in pieno il tronco di un albero piazzato in mezzo alla strada.
La Jeep si sollevò da terra come una scheggia impazzita prima di ricadere al suolo, carambolando su se stessa numerose volte.
Il corpo di Guidoni fu sbalzato fuori e cadde rotolando in un precipizio.
L'auto andò a sbattere contro un albero prendendo fuoco. Subito gli uomini della Grande Organizzazione accorsero in strada.
Scesero nel burrone e circondarono il corpo del medico, steso in una pozza di sangue.
Respirava ancora...

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