Gli ex responsabili del Consorzio "Maleventum", incaricato della gestione dei centri di accoglienza per migranti, sono accusati di aver sottratto fondi destinati ai servizi assistenziali per fini personali.
Secondo l'inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Benevento e dalla Procura Regionale per la Campania della Corte dei Conti, il danno erariale complessivo ammonterebbe a 1,3 milioni di euro.
Otto persone sono state ufficialmente indagate e hanno ricevuto notifiche d'invito a dedurre da parte delle autorità competenti.
L'indagine trae origine da un procedimento penale avviato nel dicembre 2018, che il Tribunale di Benevento ha concluso lo scorso aprile con una sentenza di condanna.
Tra i destinatari delle notifiche figurano Paolo Di Donato, identificato come amministratore di fatto e figura chiave del Consorzio Maleventum, insieme agli ex amministratori e rappresentanti legali Renza Fusco, Elio Ouechtati, Giuseppe Caligiuri e Giovanni Pollastro.
Anche Felice Panzone, ex funzionario della Prefettura responsabile della gestione dei centri di accoglienza, è stato coinvolto.
A Panzone è stato contestato di aver anticipato controlli degli ispettori al personale dei centri, compromettendo le verifiche previste ed evitando di avviare le sanzioni dovute per le gravi irregolarità riscontrate.
Sotto accusa anche gli altri ex dirigenti dell'area immigrazione, per non aver imposto le penalità contrattuali nei casi di inadempienze.
Tra il 2014 e il 2018, la Prefettura di Benevento ha trasferito al Consorzio oltre 20 milioni di euro stanziati dal Ministero dell'Interno per la gestione dell’accoglienza.
Tuttavia, gli accertamenti hanno rivelato che una parte significativa delle risorse sarebbe stata deviata dagli amministratori del consorzio verso spese personali, tra cui viaggi, soggiorni, acquisti in negozi di lusso e trasferimenti di denaro a familiari.
Le ispezioni nei centri hanno, inoltre, evidenziato gravi carenze, tra cui condizioni igienico-sanitarie inadeguate, sovraffollamento, mancanza di beni e servizi essenziali e il non rispetto delle norme minime di sicurezza.
Queste inefficienze sarebbero state frutto del taglio deliberato ai costi dei servizi assistenziali in favore dell'arricchimento personale degli indagati, comportando un uso improprio dei fondi pubblici erogati per scopi umanitari.
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