E' il tempo dell'emergenza, della paura, del ritorno alle mascherine, delle rivendicazioni, delle ordinanze sindacali... e quando verrà il tempo della riflessione?
Nicola Boccalone, presidente dell'Associazione "Benevento Domani" interviene nel dibattito in merito al vasto incendio che ha interessato la zona industriale di Airola.
"E' - scrive - il tempo dell'emergenza, della paura, del ritorno alle mascherine, delle rivendicazioni, delle ordinanze sindacali... e quando verrà il tempo della riflessione?
Le nubi che si sono alzate sopra Airola, quelle che hanno dato voce ai microfoni e volti alle telecamere, vanno lette in una cornice ben più ampia del singolo episodio.
Il materiale "abbancato", così si dice tecnicamente, che ha preso fuoco continua da giorni a saturare l'aria della Valle Caudina, del capoluogo e delle province limitrofe, con un odore acre che porta con sé tristezza e dolore.
Fermarsi al sito e ai suoi livelli gestionali, come spesso accade, significa accontentarsi di una risposta rapida.
La domanda su chi siano i responsabili non è certo una novità.
Proviamo, questa volta, ad allargare il perimetro delle considerazioni, magari anche perché è estate e agosto è il mese in cui certe cose sembrano succedere più spesso.
Quello di Airola non è un caso isolato.
Altri impianti nel Sannio e in Campania, prima di eventuali provvedimenti di sequestro, sono stati e altri ancora lo sono, strumenti utilizzati dal sistema per servizi di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti in Campania.
L'impianto di Airola rientra in questa cornice, così come quello di Sassinoro, altro recente disastro.
Il riferimento è al ciclo integrato dei rifiuti, alle regole della Legge regionale numero 14/2016, pensate per configurare un sistema capace di assicurare piena autonomia gestionale per tutti i rifiuti prodotti in Campania, con sicurezza ambientale e contenimento dei costi a vantaggio dei cittadini campani.
Purtroppo sono passati dieci lunghi anni dal 2016 e il ciclo dei rifiuti è ancora disintegrato.
I rifiuti campani continuano a viaggiare verso il Nord, i costi lievitano e la tassa rifiuti è tra le più alte in Italia, penalizzando oltremodo un territorio già economicamente fragile.
Basti pensare che solo per la frazione organica, a fronte di circa 700mila tonnellate prodotte in Campania, solo 100mila vengono smaltite in regione: il resto viaggia verso il Nord, portandosi con sé anche i nostri soldi.
A nulla sono serviti i fiumi di denaro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) e le agevolazioni normative per realizzare la filiera impiantistica adeguata.
Airola, la Valle Caudina, come Sassinoro ed altri, portano le stimmate della sofferenza ma sono anche il simbolo del fallimento delle politiche, si fa per dire, ambientali regionali degli ultimi dieci anni, ripartite per i rifiuti tra ambiti territoriali (insopportabilmente eccessivi) e per le acque in distretti (imbarcano privati): questa è la cornice.
Airola è oggi l'effetto che, senza un cambio reale, potrebbe replicarsi nel tempo altrove.
Come dare torto a chi percepisce che il territorio è indifeso, barattato, strumentalizzato... per pochi eletti.
Al presidente Fico ci si rivolge per un cambio di passo, per il rispetto dei territori e un sistema efficiente e sicuro per la salute dei cittadini, accompagnato da rafforzate attività di monitoraggio e controllo.
Non serve entrare nei particolari di tutto quello che non è successo e che si è ereditato negli ultimi dieci anni.
Per approfondire basterà rivolgersi ad un rinnovato assessore, di stretta fede deluchiana, della sua Giunta (il riferimento è, probabilmente, all'attuale assessore Fulvio Bonavitacola, già vice presidente delle Giunte regionali targate De Luca ndr).
"Terra mia, Terra mia", il grido di dolore del grande Pino Daniele resta, ancora oggi, drammaticamente attuale".