Dissesto. La questione non si esaurisce nei numeri, riguarda modelli e risultati di governo. Un piano di riequilibrio implica che l'amministrazione in carica si assuma la responsabilità diretta del risanamento
Un'analisi della situazione economica del Comune di Benevento dal titolo "Oltre il Dissesto, Benevento gravida e famelica", nella nota inviata alla Stampa da Nicola Boccalone, presidente dell'Associazione "Benevento Domani" (foto).
"I saldi finali positivi del piano di estinzione dell'Organismo Straordinario della Liquidazione (Osl) - si legge - meriterebbero più di una riflessione ferragostana, per la verità!
Magari con una lettura approfondita e una immersione nell'intimità dei conti per un'auspicata disponibilità al confronto nella finestra settembrina.
La fotografia economica, con il fermoimmagine al 31 dicembre 2016, è il punto di partenza dei successivi dieci anni ininterrotti di gestione, con approdo al conto consuntivo al 31 dicembre 2025: Il lascito!
Dieci anni di gestione, svincolati del tutto dal peso del passato (dissesto), con il favore della finanza, risorse Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) e delle norme che hanno accelerato le procedure di spesa.
Questa la matrice per leggere il lascito di dieci anni di amministrazione che, tra l'altro, raccoglie anche il "bonus" positivo (saldo) del dissesto.
La questione, però, non si esaurisce nei numeri, riguarda modelli e risultati di governo.
Un piano di riequilibrio implica che l'amministrazione in carica si assuma la responsabilità diretta del risanamento, con tempi elastici legati alla capacità gestionale.
Il dissesto, al contrario, affida la gestione a un organo terzo, l'Osl, con tempi rigidi e un ruolo di spettatore per l'amministrazione, che subisce più che governare i processi.
Una buona gestione del piano di riequilibrio riduce i tempi della gestione straordinaria, alleggerisce il carico fiscale e permette di riavviare investimenti a beneficio di cittadini e imprese.
Non sfugge che la lettura "con il senno di poi" ha il suo valore.
La situazione contabile ereditata nel 2016 era sicuramente da corsia di emergenza-urgenza sotto il profilo finanziario (con piani di risanamento non approvati nel 2014), ma senza un proprio tentativo concreto di rianimazione si è passati alla sua tumulazione, con buona pace della continuità amministrativa.
Al di là di questi aspetti preliminari, preme al cittadino, però, sapere cosa possa fare un'amministrazione in carica tra l'avvio della fase di dissesto e la sua definizione per migliorare la qualità della vita dei cittadini, a prescindere dal modello adottato.
Benevento ha già convissuto con l'esperienza di un dissesto dichiarato nel settembre 1993 con un passivo di 300 miliardi delle vecchie lire, che è stato poi definito nel 2005 con la contrazione di un mutuo da 35 milioni di euro per tornare in bonis.
Le amministrazione dell'epoca, dal 1993 al 2006, con le Giunte Viespoli e D’Alessandro, segnarono la realizzazione di interventi pubblici per circa 100 milioni di euro, con opere che hanno lasciato un’immagine di Benevento ancora attuale ed apprezzata.
Fu il tempo del Progetto Integrato "Benevento: Il futuro nella storia" che segnò interventi quali corso Garibaldi, Palazzo Paolo V, piazza Roma, Arco del Sacramento, Lungosabato Boulevard, piazza Ponzio Telesino, la riqualificazione del viale degli Atlantici, Teatro De Simone, Villa Comunale, Parco Verde, piazza Arechi II, Stadio Meomartini e interventi coerenti Madonna delle Grazie-Convento San Pasquale. Rimasero e restano ancora da definire le aree nodali quali piazza Duomo e piazza Orsini: Si faranno.
Fu anche la stagione del Programma di Riqualificazione Urbana e Sviluppo Sostenibile del Territorio (Prusst), fortemente inclusivo e partecipato.
I servizi pubblici furono segnati dalla trasformazione delle vecchie municipalizzate in nuove strutture societarie quali Gesesa, Amts e Asia.
Ancora, le tasse locali di allora restavano in linea con la media nazionale. Dato non certo di poca rilevanza.
Il Conto Consuntivo 2025, punto d'arrivo del decennio appena trascorso, presenta rigidità della spesa corrente per personale e servizi, sostenuta da entrate tributarie al limite.
L'avanzo di amministrazione vincolato di circa 64 milioni di euro, con addirittura un negativo di 157.826,97 euro quale quota di indisponibilità (disavanzo) da ripianare (pagina 66 rendiconto 2025), e la liquidità di cassa, al 31 dicembre 2025, di circa 40 milioni raccontano una "capacità di spesa" evidentemente fuori ritmo.
Sul fronte Pnrr, il capitolo è ancora tutto da scrivere, con riflessi giuridico-contabili legati alla messa in esercizio delle strutture ancora in corso di realizzazione: Un peso che si farà sentire sulla vita quotidiana della città e sui bilanci futuri.
A quasi dieci anni dall'apertura del dissesto, nel 2017, i risultati dovrebbero ormai essere leggibili in termini di efficienza gestionale.
Ma i conti del 2025 restituiscono a Benevento l'immagine di una donna gravida e famelica insieme: Gravida di opere finanziate, a farsi e da mettere in esercizio; famelica di imposte e tasse, già tirate al massimo".