Città-Spettacolo ha avuto il merito di riaccendere i fari su un grande amico della nostra città e della Rassegna. Annibale Ruccello nel 1986 perse la vita in un incidente stradale sull'autostrada proprio mentre veniva al Festival
Città-Spettacolo ha avuto il merito, tra gli altri, di riaccendere i fari su un personagigo di grande spessore artistico e culturale molto caro, peraltro, alla nostra città.
Parliamo di Annibale Ruccello, classe 1956, che purtroppo nel 1986 perse la vita in un terribile incidente sull'autostrada.
Proveniva da Roma e stava venendo proprio a Benevento per Città-Spettacolo, epoca Pietrantonio.
L'ultimo lavoro di Ruccello, con il riallestimento di Enrico Ianniello (nella seconda foto in basso) è stato portato in scena stasera all'Hortus Conclusus.
Parliamo di "Mamma, piccole tragedie minimali".
Protagonisti di questa lettura, due attori, volti molto noti della nostra televisione.
Parliamo di Enrico Ianniello, appunto, protagonista della fiction "Un passo dal cielo" nel ruolo del vice questore Vincenzo Nappi e ne "Il commissario Ricciardi", nel ruolo del medico anatomopatologo e di Fabrizia Sacchi (entrambi nella foto di apertura), anche lei molto nota per aver preso parte alle fiction "Medicina Generale" e "Il Commissario Ricciardi" nel ruolo di Lucia Caputo, la moglie del brigadiere Maione.
A Ianniello abbiamo detto che ci è parsa particolarmente importante la riproposizione di questo testo di Ruccello.
Città-Spettacolo è oramai abbastanza grande, celebra quest'anno il 47esimo anniversario e Ruccello è stato tra i protagonisti e ha certamente contribuito a fare la storia di questo Festival.
Poi nel 1986, giusto 40 anni fa, il terribile incidente che ci privò, a noi ma al mondo dello spettacolo, della sua presenza attiva ed indimenticata.
Ora questo ultimo lavoro è stato ripreso da lei e ce lo propone stasera nell'Hortus Conclusus, abbiamo detto a Ianniello.
Non sono in grado di darle un mio ricordo diretto di Ruccello perché all'epoca avevo solo 15 anni, ma è un qualcosa di più questa riproposizione perché mi è stato, tra virgolette, chiesto di farla.
Di questo spettacolo noi presentiamo solo una prima fase di lettura.
Abbiamo cominciato le prove da poco e debutteremo a fine settembre.
Mi è stato chiesto di farlo da Igina Di Napoli ed Angelo Curti.
Igina Di Napoli è la persona che non solo collaborava con Ruccello in quegli anni, ma era in macchina con lui quando avvenne l'incidente mortale.
E quindi il senso di questa riproposizione è molto di più che duplice.
L'altra fortuna è poi che cominciando a provare ci siamo trovati davanti un testo molto moderno.
Ruccello è riuscito ad anticipare delle tematiche che all'epoca erano tra luci ed ombre, parliamo della metà degli anni Ottanta.
Oggi invece sono pienamente in luce e dunque grande lungimiranza per questo giovane autore oltre ad una forma teatrale notevole ed anche comica e di godibilità immediata.
Possiamo dare un accenno riguardo la proposta di stasera, abbiamo ancora chisto a Ianniello?
Proponiamo il testo di "Mamma" così come è stato depositato alla Siae nel 1986 da Ruccello.
Sono tre molologhi, di tre madri, più un parte iniziale che è quella legata maggiormente alla sua attività antropologica. Sono delle fiabe (Ruccello era laureato in Filosofia ndr).
Conduceva questo lavoro anche come antropologo facendo ricerche sul territorio e collaborando anche con Roberto De Simone.
Da lì parte "Mamma" e per noi è stato importante perché è stato come se ci raccontasse un prima ed un dopo.
Una cultura ancora radicata in una cultura popolare, storica, tradizionale e poi una ultima mamma completamente perduta dove gli argomenti si accavallano senza alcuna connessione.
Che cosa c'è di più moderno di questo?
A proposito di questa modernità del testo, che cosa possiamo dire alla generazione dei nostri giovani che con ogni probabilità non vive momenti particolarmente felici? Forse una volta era anche tutto più semplice?
Questo non lo so, ci ha risposto Ianniello.
E' ben difficole passare un messggio ad un'altra generazione per due motivi. Primo perché è già difficile in sé e secondo perché io quando penso ai miei figli penso che si troveranno davanti a delle sfide che io non riesco ad immaginare.
Non ho proprio idea, quando mio figlio mi dirà di volersi iscrivere a Medicina piuttosto che a Biotecnologie, che cosa succederà, non lo so e soprattutto non so che fine faranno questi studi con la Intelligenza Artificiale...
L'unico consiglio che dò ai miei figli, senza teoria ma solo pratica, è quello di collegarsi ad una storia nel senso di un racconto.
Riscoprite le vostre origini famiiari e vedrete che i dubbi che avete voi oggi, li ha avuti anche qualcun altro prima di voi.
Questo vi aiuterà ad affrontare un futuro che io non so come sarà.
Probabilmente bisognerebbe anche puntare ad una ripresa dei valori, abbiamo detto all'attore?
Sì, ma sa è difficile parlare dei valori perché ciascuno di noi ne ha uno, ci ha risposto.
Alcuni sono universali ed alcuni particolari ma che spesso vanno anche in conflitto.
Il discorso sui valori per me è sempre molto complicato, ha concluso Ianniello.
Un breve colloquio lo abbiamo avuto anche con Fabrizia Sacchi (nella prima foto in basso).
Come può inquadrarci la figura di questo giovane autore, Ruccello, che pur avendo lasciato questo mondo a soli 27 anni, ci ha trasmesso tanto? Sono trascorsi 70 anni dalla sua nascita e 40 anni dalla sua morte...
Le sue opere rappresentano un vero e proprio patrimonio, ci ha risposto Sacchi.
Sono testi originalissimi, personalissimi e vergati con una scrittura che è sangue.
Per noi attori che abbiamo la fortuna di interpretarlo, in scena è un incontro incredibile e fortissimo quello con la scrittura di Ruccello che non ti permette mai di abbassare la guardia.
Devi stare sempre ad un altissimo livello di concentrazione e di sintonia con il testo.
Lui ha scritto veramente dei capolavori e qualcosa di veramente carnale.
Allora questa rappresentazione di stasera è un avvio... abbiamo ancora detto a Sacchi.
E' proprio così, ci ha risposto, perché in realtà non è uno spettaciolo.
E' una lettura ed è appunto il primo approccio con il testo "Mamma" che è formato da una introduzione, tre fiabe e tre monologhi da parte di mamme.
Un lavoro peraltro attualissimo se si considera che è stato scritto 40 anni fa...
E' proprio così, ci ha rispoto Sacchi, altrimenti non si spiegherebbe perché Ruccello viene messo in scena continuamente, non si è mai smesso.
Che cosa possiamo dire ai nostri giovani, che non vivono un momento semplice, a seguito della lettura di questo testo? abbiamo detto all'attrice.
I nostri giovani ci ha risposto infine, non vivono un momento semplice per congetture a carattere mondiale.
C'è una crisi ambientale e di valori.
Io però ho una figlia di 20 anni. Conosco lei, conosco i suoi coetanei, gli amici e credo che la generazione dei ventenni possa essere per noi di grandissima speranza. Lo sento. Lo saranno, ha concluso Sacchi.