C'è un filo che, al di là degli episodi, della quantità e della qualità delle vicende, lega Comune e Provincia e riafferma la teoria e non il teorema, di occupazione del potere e di utilizzo della intermediazione finalizzata al consenso afferma Viespoli
La questione giudiziaria che ha travolto la Provincia sotto la presidenza di Antonio Di Maria, primo presidente dell'era mastelliana, con condanne molto pesanti che hanno interessato l'ex dirigente dell'Edilizia Scolastica della Rocca e sindaco di Buonalbergo, Michelantonio Panarese, non poteva sfuggire al commento di Pasquale Viespoli (foto), già sindaco della città capoluogo.
Un commento molto severo, con l'apertura ad un orizzonte oggettivamente molto più ampio, perché è francamente impossibile non legare la questione della Provincia a quella del Comune che ha portato all'arresto in carcere per Gennaro Santamaria, oggi ancora ai domiciliari, i cui effetti, trapela, sono ancora tutti da leggere e non sembrerebbero essere di poco conto e circoscritti alla persona.
Nella vicenda della Provincia, l'ultima ma non la sola, ci ha detto, si dimostra il degrado istituzionale che da anni riguarda la politica e le istituzioni locali.
Tacitiamo sin da subito il coro dei garantisti e dunque massimo rispetto per i principi costituzionali della non colpevolezza fino al terzo grado di giudizio, ma sul piano politico è evidente la presenza di una organizzazione, di una rete di rapporti, di collegamenti, di interessi politico-affaristici, che ha fatto strame di ogni forma di competizione nella concorrenzialità e nella legalità.
Siamo in presenza di un sistema di potere.
Ed è questo il filo che, al di là degli episodi, della quantità e della qualità delle vicende, lega Comune e Provincia e riafferma la teoria, e non il teorema, di un'occupazione totale del potere e di un utilizzo dell'intermediazione finalizzata al consenso.
E' il filo, dicevo, che lega Comune e Provincia nel degrado istituzionale e di una politica ridotta a merce di scambio.
Di fronte a questo dato, che colpisce anche per la dimensione delle pene inflitte dal Tribunale, dieci anni di galera mi sembra una pena enorme, e per il numero dei soggetti coinvolti, si delinea una diffusione che non testimonia il radicamento territoriale, ma lo sradicamento istituzionale.
Questa vicenda evidenzia poi, con ancora più forza, la condizione della città.
Da una parte c'è la realtà e dall'altra c'è il racconto di obiettivi, strategie, risultati e risorse che danno l'idea di un costante fermento, di un grande movimento, che magnificano le gesta di amministratori di un governo del territorio; dall'altra c'è l'arretramento accentuato rispetto a fenomeni non certamente solo a carattere locale, che riguarda i giovani, il lavoro, il declino, la precarietà, i vuoti esistenziali.
In mezzo, conclude Viespoli, il silenzio degli attori politici e di quelli che una volta erano i soggetti del pluralismo sociale, o i mondi vitali, o le categorie intermedie o i soggetti intermedi, a seconda della cultura di riferimento, accomunati dal silenzio e dal ruolo sempre più irresponsabilmente disinvolto, fino alla manipolazione, di pezzi sempre più significativi dell'informazione locale.