Andrea Pisani inaugura la XVIII edizione di Benevento Social Film Festival mostrando una particolare empatia per i giovani. Ho iniziato a fare questo lavoro che ne facevo parte e mi sentivo un ribelle che voleva fare un sacco di cose
Ha avuto inizio stamane la XVIII edizione di Benevento Social Film Festival, una rassegna che proseguirà fino al prossimo 11 ottobre con incontri mattutini e pomeridiani in varie sedi.
Di particolare importanza l'incontro che Andrea Pisani ha avuto con i giovani nel Teatro Comunale che avevano in precedenza assistito alla proiezione dei cortometraggi finalisti al concorso del Festival.
Con l'attore e cabarettista abbiamo avuto una breve interlocuzione prima del suo ingresso a teatro, un artista che apre in pratica questo Festival oramai maggiorenne.
Che messaggio possiamo mandare ai giovani, in questo Festival dedicato al sociale? gli abbiamo chiesto.
Sono molto attento ai giovani, ci ha risposto.
Ho iniziato a fare questo lavoro che ne facevo parte e quindi mi sentivo un ribelle che voleva fare un sacco di cose.
Non le ho fatte tutte quelle che volevo, però un po' si ed ora che ho quasi 40 anni, li compio il prossimo anno, cerco di continuare ad avere un contatto con i giovani, non mollo il loro linguaggio anche facendo i video sui social e cerco di attorniarmi di persone più giovani di me per non rimanere scollato da quello che è la realtà di chi va a scuola, di cosa guarda, perché mi sento sempre un po' attaccato ancora a quella cultura lì.
Penso che chi fa il nostro lavoro quel bambino che ha dentro deve vivere sempre.
Le mie fidanzate mi hanno detto che in me il bambino vive troppo. Per ora lo lascio vivere.
Mi piace maturare e quindi avere magari dei contenuti anche più adulti ma sempre tenendo la follia e la gioia di fare questo lavoro tipico di quando ero più ragazzo.
Questa interlocuzione, gli abbiamo detto, è comunque importante perché li stacchiamo, seppur per poco tempo, dai telefonini che sono definiti un po' la piaga dei nostri tempi.
Per i minori sono oramai considerati oggetti pericolosi alla salute mentale ed alla capacità di crescita...
Non siamo abbastanza esperti nessuno di noi per poter definire che cosa è esattamente il telefonino, ci ha risposto.
Siamo all'alba di questo oggetto e non riesco quindi né a demonizzarlo né a osannarlo. E' sicuramente un mezzo che fa parte delle nostre vite.
Per chi fa il nostro lavoro, è oramai imprescindibile pensare di far finta di non far qualcosa che possa funzionare anche sui social.
Capisco che possa essere un problema perché comunque vediamo le conseguenze della dipendenza da questo tipo di oggetto però sappiamo che anche le risorse che questo tipo di oggetto ci pone a disposizione.
Quindi, forse, l'arte serve anche per cercare di comprendere meglio questo cambiamento che alcuni esperti dicono che faccia male, altri dicono che però è una risorsa per migliorarsi, per scoprire tante cose.
Anche con l'Intelligenza Artificiale siamo lì a dire, ma cos'è una risorsa o una minaccia?
Un po' come tutte le cose.
E' un po' come un bicchiere di vino, che può essere una risorsa, come una minaccia.
Bisogna vedere quanto uno ne beve e quindi non riesco a dare una etichetta ai social definendoli piaghe, però bisogna imparare di più per conoscere meglio il mezzo.
I giovani possiamo invogliarli di più magari ad andare a teatro, a socializzare di più, ad andare al cinema, abbiamo detto a Pisani?
Empatizzo in generale con le persone a cui dicono cosa fare.
E' sempre difficile invitare la gente a fare qualcosa se non gli viene spontaneo.
E forse quindi bisognerebbe di più interrogarsi per capire perché non viene spontaneo, per un giovane, andare a teatro rispetto al fatto di dirgli di andare a teatro perché tanto se tu glielo dici lui non lo fa e se lo fa è solo per farti un favore.
E' come quando si leggevano "I promessi sposi" da ragazzo.
E' un libro incredibile però se ci obbligano a leggerlo ci sta sulle scatole.
Quindi interroghiamoci perché non leggiamo i libri e proviamo a partire dalle basi piuttosto che dire, leggete i libri, tanto se glielo diciamo non è che poi alla fine lo facciano o se lo fanno una volta poi si stufano e smettono.
E' più culturale che sociale la cosa.
Magari anche dalle scuole, abbiamo interrotto noi...
Sì, in qualche modo sì, ci ha risposto. Nessuno mi deve convincere ad andare al cinema perché a me il cinema piace e ci vado.
Capisco chi non ci va ma come faccio a convincerlo ad andare? Non lo so.
Forse iniziando a rendere speciale quei luoghi, a far capire che l'aggregazione è importante, che una risata in una sala è più bella che vedere un film su un divano...
Come la differenza tra una partita di pallone vista allo stadio o vista a casa in televisione..., abbiamo ribadito.
Sì è così, ci ha risposto Pisani. Ma non bisogna spiegare a nessuno quanto è bello andare allo stadio. Lo sanno tutti.
Una risposta al suo interrogativo di fondo non ce l'ho.
Sicuramente non credo che semplicemente invitarli a farlo, a socializzare di più cioè, sia la soluzione.
Bisogna capire perché non accade più.