Visioni diverse per affrontare il futuro. Anche i nuovi arrivi degli extracomunitari, approdati o restituiti da altre nazioni ai territori di prima accoglienza, sono ostacolati o favoriti in relazione alle diverse visioni per affrontare il futuro
Quale futuro?
E' il titolo della riflessione inviataci da Giulio Cesare Pedicini (foto).
"Gentile direttore - scrive - nel secolo scorso, dopo la seconda guerra mondiale, le popolazioni del Mezzogiorno, in seguito alla meccanizzazione dell'agricoltura ed anche in virtù del miglioramento delle condizioni di vita, subirono un forte spopolamento soprattutto da parte delle giovani generazioni che privilegiarono l'emigrazione interna ed estera, lasciando nei campi la sola popolazione anziana e pochi altri che hanno ritenuto di proseguire nell’attività familiare, ritenendo l'agricoltura ancora appagante.
Parallelamente la politica, per dare riscontro alle esigenze di formazione degli altri cittadini, ha istituito organismi operanti nel terziario e nell’amministrazione, che oggi resistono passivamente, alimentati anche dal ricambio generazionale, all'interno delle singole famiglie.
La denatalità, che ha interessato anche il Mezzogiorno, ha reso numericamente debole l'ambiente produttivo con gli attuali addetti, oggi divenuti vecchi, che si rifornisce con i pochi figli, proseguendo nell'attività dei genitori.
Queste tre motivazioni in questi tempi manifestano i loro effetti nella società presente, sempre più anziana con la crescente età media della popolazione.
Gli operatori economici locali conoscono bene la difficoltà di reperire personale nella nostra regione e la sola presenza di manovalanza dequalificata, di una certa età o anziana, non può essere sufficiente, stante la totale assenza di forze lavorative giovani per il ricambio degli anziani.
Fortunatamente, quelli che resistono non possono più spostarsi in altre località per aver stabilizzato la propria condizione in famiglia e nel proprio ambiente.
Il fattore compensativo stabilizzante potrebbe essere individuato nell'equilibrio raggiunto, con la totale rinuncia ad eventuali ipotesi di promozione, il che comporta anche l’abbattimento delle pretese economiche, per la constatata impossibilità di soddisfarle in assenza di avanzamento qualitativo della produzione.
In verità, deve confermarsi che non vi sono, da qualche tempo, più giovani in ricerca di occupazione, perché, con la scuola dell'obbligo estesa a diciotto anni, tutti sono stati avviati verso studi superiori o universitari, per cui non vi sono più ragazzi da proporre all'apprendistato, ed anche gli alunni delle scuole professionali trovano sbocco nella continuità scolastica universitaria.
Potrebbe desumersi che il depauperamento dell'offerta lavorativa sia conseguenza di un'elevazione del livello culturale delle giovani generazioni, se tale spinta non fosse stata attivata dalla politica, per conseguire una maturazione degli operatori, alla ricerca di fattori che incidessero per migliorare la qualità della produzione.
Tutto ciò astraendosi totalmente dal fattore umano che, forte di una maggiore cultura, si sente anche partecipe del processo produttivo, con conseguente anelito di valorizzazione della professionalità raggiunta.
Certamente ciò non è sufficiente a compensare lo squilibrio che si registra tra le attese personali e la possibilità di poterle soddisfare economicamente per la generalità dei lavoratori.
Quale futuro si prospetta a queste giovani generazioni non appagate, se non l'emigrazione verso altri lidi, alla ricerca di un'occupazione qualsiasi, che non assumono nel proprio ambiente, non potendo ammettere di aver proseguito studi senza spazi operativi di applicazione, e dover constatare, già in fase di avvio, un proprio fallimento?
Su chi ricade la responsabilità di quanto si è determinato?
Certamente il primo motivo che incide sulla mancata attrazione del nostro ambiente produttivo è conseguente al basso livello economico del trattamento garantito ai giovani in cerca di occupazione, anche se fossero corrisposti salari previsti dai contratti nazionali di categoria.
Allora deve convenirsi che i salari non sarebbero commisurati alle aspettative, oppure che le aspettative o pretese siano superiori alla possibilità di poterle soddisfare.
Certamente questa ultima eventualità è conseguente al livello di benessere goduto in famiglia o nella società del circondario, che pretende di conseguire vantaggi anche superiori al valore della prestazione che riesce a fornire.
C'è quindi uno squilibrio tra le pretese economiche e l'offerta che si può fornire, che nella propria realtà non si è disposti ad accettare, mentre in altra località si è disposti a subire, per pura necessità ed urgenza di non sopportare altri condizionamenti.
Queste circostanze determinano un grave squilibrio nell’ambiente, che si vede depauperato delle risorse di ricambio generazionale, andando ad alimentare ed a rinforzare altre realtà.
Ciò costituisce una sottrazione di valori economici che potremmo definire "costi di allevamento e formazione" sostenuti a favore di terzi, con connesso depauperamento del territorio di origine, conseguente alla sottrazione di risorse produttive.
In esso si racchiude il problema del Mezzogiorno e delle aree interne, che subiscono una forte emigrazione verso territori ed ambienti più favorevoli.
Questa fuga verso l’esterno si manifesta anche sotto il profilo culturale, perché i più dotati e di maggiore spessore trovano spazi aperti, pronti ad essere colmati in ambienti più avveduti, in altre realtà, che hanno avuto minore afflusso dalle autoctone risorse intellettive, attratte dai reparti produttivi, anche in giovanissima età, per la carenza di nuove presenze, anche in conseguenza di una ridottissima natalità dei territori più ricchi e benestanti.
E' il benessere raggiunto alla base di questi problemi o l'egoismo personale degli esseri umani, che fa prevalere una azione di tutela di quanto conseguito e da godere, rispetto ad un naturale evolversi di una famiglia con figli?
Certamente la denatalità costituisce un grave problema, sia per l'impossibilità di sostituire gli operativi presenti nell'apparato produttivo, sia, e soprattutto, per l'impossibilità di poter garantire il futuro dell'assistenza previdenziale oggi assicurata, che gli attuali operativi non potranno vedere erogata.
Il mondo continuerà a svilupparsi così come è sempre avvenuto, ma con gli eventi che hanno inciso e caratterizzato la sua evoluzione.
Ci sono visioni diverse per affrontare il futuro, per cui anche i nuovi arrivi degli extracomunitari, approdati o restituiti da altre nazioni ai territori di prima accoglienza, sono ostacolati o favoriti in relazione alle diverse visioni per affrontare il futuro.
In questo momento, come sempre, soffiano venti di guerra, che non ci interessano direttamente, ma dagli stessi siamo interessati per l'apporto che la nostra nazione fornisce in termini vari: Di assistenza, di forniture, di armamenti, eccetera.
Sarà la guerra a determinare un abbattimento delle pretese, oppure sarà una nuova pandemia che già si profila all'orizzonte?
Saranno i danni subiti a far emergere altre priorità, abbattendo il livello di benessere goduto ed equilibrare gli scompensi?
Cosa dobbiamo dire ai nostri figli sulla base della nostra esperienza per indirizzarli correttamente nel prosieguo della loro esistenza?
Non ci sono omaggi da ricevere, ma necessità di prepararsi per affrontare gli eventi.
La cultura personale e collettiva costituisce un sicuro riferimento di ancoraggio da affiancare al lavoro da svolgere, in ogni campo per non registrare arretramenti.
Ciò soprattutto riguarda le zone interne del Mezzogiorno d'Italia.
Ognuno matura nel tempo, per cui anche la visione del futuro delle giovani generazioni forse potrebbe essere maggiormente illuminata".