Ottocento anni fa si spegneva un uomo ma nasceva un faro perenne per l'umanità. In questo cambiamento d'epoca pieno di grandi sfide, Francesco continua a parlarci con disarmante attualità, ha detto l'arcivescovo Michele Autuoro

Ottocento anni fa si spegneva un uomo ma nasceva un faro perenne per l'umanità. In questo cambiamento d'epoca pieno di grandi sfide, Francesco continua a parlarci con disarmante attualità, ha detto l'arcivescovo Michele Autuoro

Francesco appartiene a tutti, a chi crede ed a chi non crede ed anche ai lebbrosi di oggi che sono i migranti. Egli ancora oggi è una figura universale, è uno di noi e seppe anche esorcizzare la morte chiamandola sorella, ha invece rimarcato il sindaco Clemente Mastella che si è attenuto strettamente a tratteggiare la figura del patrono d'Italia

A casa dei Francescani, oggi non si poteva che parlare di lui, di Francesco, il patrono d'Italia.
Nel giorno del suo nome, peraltro, il Governo nazionale ha ripristinato, con legge dello scorso anno, la festività che era stata abolita nel 1977 una festività che, cadendo quest'anno di domenica, dà diritto ai lavoratori tutti ad un trattamento economico aggiuntivo per festività non goduta secondo i contratti collettivi nazionali di lavoro.
Insomma un buon avvio anche da un punto di vista economico per le famiglie.
Questo lo ha sottolineato anche l'arcivescovo Michele Autuoro che all'Omelia, dopo aver fatto gli auguri ai Frati Minori nel giorno della loro festa, ha sottolineato come ci ritroviamo in una atmosfera di grazie ed anche di gratitudine visto che quest'anno la data è dell'onomastico del Santo, è nuovamente indicata come festività nazionale.
Ottocento anni fa, ha proseguito l'arcivescovo all'Omelia, si spegneva un uomo ma nasceva un faro perenne per l'umanità.
In questo cambiamento d'epoca pieno di grandi sfide, Francesco continua a parlarci con disarmante attualità.
A noi oggi ci ricorda che il crocifisso di San Damiano, oggi qui riprodotto ai lati dell'altare, gli disse di andare e di riparare la mia casa in rovina.
E Francesco ci indica le vie per farlo, confermando il primato di Dio e l'attività contemplativa.
Il suo operato era nell'instancabile ricerca del volto di Dio.
Ha portato sulla sua carne le stigmate richiamando la Chiesa ad essere sempre nello stato di purificazione richiamandola ad esserlo dei poveri per i poveri.
Il vescovo di Benevento era qui quando Francesco gli apparve in sogno per annunciargli che saliva dal Padre.
Solo una Chiesa vicina agli ultimi risplende come una Chiesa di tutti.
Francesco, ha detto monsignor Autuoro, dice alla società civile ed anche alle autorità cittadine qui presenti, che la Chiesa che ci è stata consegnata è quella dell'incontro sconvolgente con i lebbrosi, come annunciato nel Vangelo.
Questo è lo sguardo che il patrono d'Italia chiede oggi alla società civile.
Su come vengono trattati gli ultimi, si vede l'interesse delle autorità per le popolazioni amministrate.
La Chiesa di Benevento ha radici profonde e si ricorda come papa Leone XIII fosse stato l'ultimo delegato apostolico di questa città enclave, uno stato speciale che badava anche alla cura dei poveri e dei deboli.
Papa Leone XIV ha rivolto un appello alla famiglia umana: Impariamo ad ascoltarci gli uni con gli altri.
Evitiamo che i poteri economici oscurino la centralità dell'uomo.
Francesco ci ha sempre insegnato l'arte del dialogo anche quando egli, disarmato, andò all'incontro con il sultano.
Dobbiamo imparare a costruire ponti e non muri e cercare sempre ciò che ci unisce e non ciò che ci divide, ha concluso l'arcivescovo.
Affidiamo dunque la Chiesa di Benevento all'intercessione del poverello di Assisi, San Francesco, affinché preghi per la nostra Benevento.
Subito dopo l'Omelia c'è stata la cerimonia dell'accensione della lampada votiva da parte del sindaco Clemente Mastella, cerimonia sottolineata in tutte le sue fasi più salienti, dai canti del Coro della Gioventù Francescana di Benevento.
Prima della conclusione della celebrazione, ha preso la parola il sindaco Mastella che forse ha deluso un po' i giornalisti, quasi del tutto assenti in verità, che si aspettavano evidentemente qualche riferimento, ancorché larvato e "protetto" atteso il momento non di natura politica (ma non dimentichiamo l'imprevedibilità di Mastella che peraltro, sempre in questa Basilica, comunicò ai cittadini lo stato della sua malattia... e si disse che fu questo anche un gesto politico), alle vicissitudini che sta attraversando.
Così non è stato ed il suo riferimento è stato esclusivamente rivolto alla figura di San Francesco che è di grande frontiera e che mescola, con i suoi dati, trascendenza mistica.
In realtà Francesco si chiamava Giovanni, come il santo del principio della Chiesa, ha ricordato il sindaco.
Francesco attualizza il Vangelo in un tempo in cui si avvertono grandi difficoltà ma per farlo non sceglie mai la contrapposizione istituzionale.
Cosa rappresenta per me Francesco?
L'erede spirituale e pastorale di una chiesa povera e vicina alle persone.
Il patrono d'Italia tentò di parlare alla modernità.
In tema ambientale disse che la natura non è da sfruttare ma da rispettare come natura vivente, appunto.
Poi Francesco parlò anche di sorella morte.
La chiamò così con grande genialità trasformando la morte medesima in un gesto esorcizzante la grande paura dell'uomo.
Oggi noi lo festeggiamo anche con il ritorno della festività nazionale.
Nella sua vita Francesco ha trattato le donne alla pari, lui che è stato la parte migliore di noi.
Molti i politici legati a questo santo, ha proseguito Mastella e tra questi, in epoca recente, anche Alcide De Gasperi.
Fu un rivoluzionario che rifuggiva le guerre ed il monachesimo tanto è vero che inviò i suoi fratelli frati in giro per il mondo.
Francesco appartiene a tutti, a chi crede ed a chi non crede ed anche ai lebbrosi di oggi che sono i migranti.
Egli ancora oggi è una figura universale, è uno di noi, ha concluso Mastella.
A chiudere è stato padre Antonio Tremigliozzi, ministro provinciale della Provincia Sannito-Irpina dei Frati Minori, il quale nel ringraziare tutti i presenti ha annunciato la consegna alle autorità presenti di una targhetta fatta realizzare su madreperla, dai cristiani di Betlemme con la scritta: "Il tuo frate Francesco, ti augura salute e pace".
La benedizione è stata impartita da monsignor Autuoro con l'ostensorio contenente una reliquia del santo.

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