La segretaria cittadina del Partito Democratico interviene sul decesso dell'operaio caduto da un'impalcatura al sesto piano di un edificio lungo corso Garibaldi
La segretaria cittadina del Partito Democratico interviene sul decesso dell'operaio caduto da un'impalcatura al sesto piano di un edificio lungo corso Garibaldi.
"Sapere che una vita si spegne così, tra le impalcature di un cantiere - si legge nella nota inviata alla Stampa - deve farci provare rabbia, non abitudine.
La sicurezza sul lavoro non è una voce di bilancio su cui risparmiare o un dettaglio burocratico. E' il confine minimo che separa la civiltà dalla barbarie.
Lo dico con estrema franchezza, fa rabbia persino dover scrivere queste righe, con la consapevolezza amarissima che le parole non cambieranno nulla, non restituiranno un padre o un marito alla sua famiglia e non fermeranno da sole il prossimo incidente.
Ma il silenzio sarebbe ancora peggio, perché significherebbe rassegnarsi.
Ciò che fa più male è constatare quanto siamo diventati freddi.
Morire di lavoro è un dramma antico, una ferita che ci trasciniamo da secoli, eppure abbiamo finito per farci il callo.
Scorriamo queste notizie con una sorta di anestesia sociale, derubricandole a tragica routine, come se cadere da un impalcatura in una giornata caldissima di fine estate fosse un rischio calcolato da pagare alla quotidianità.
Questa assuefazione è la sconfitta più grande per tutti noi.
Mentre gli inquirenti accerteranno i fatti e le responsabilità, a noi resta il dovere morale di non voltarci dall'altra parte.
Ogni lavoratore ha il diritto sacrosanto di tornare a casa la sera e, finché questo non sarà garantito a tutti, ogni cantiere incustodito sarà una sconfitta per l'intera comunità.
Un uomo che era uscito di casa per guadagnarsi da vivere non vi farà più ritorno.
Un pensiero forte, sincero, va ai suoi cari e a tutti quelli che gli volevano bene".