| Benevento, 15-03-2026 09:23 |
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Pinuccio Soreca, cosi' come tutti lo chiamavano, amava quanto faceva e si vedeva. Raramente ho incontrato un collega della sua mitezza
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Nostro servizio |
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Peppino De Lorenzo, questa domenica, ricorda altri due medici che hanno operato qui da noi e da poco scomparsi.
Si tratta di Giuseppe Soreca ed Emilio D'Alessandro.
Giuseppe Soreca
E' un altro collega andato via, prematuramente, solo un mese fa. Ancora oggi incontro non poca fatica a credere che lui non ci sia più.
Pinuccio (nella foto di apertura), così come tutti lo chiamavano, amava quanto faceva e si vedeva.
Raramente, nel corso della vita e della professione, ho incontrato un collega della sua mitezza.
Lui non era per me un semplice collega in quanto il rapporto con tutta la sua famiglia, da quando entrambi eravamo ragazzi, è stato di quelli che non esistono più.
Ricordo il padre, don Pasquale, funzionario dell'Ufficio delle Imposte, in quel tempo, quest'ultimo, non ancora conosciuto quale Agenzia delle Entrate, la mamma, scomparsa prematuramente e tutte le zie.
Sono tanti i ricordi che, in questo momento, affollano la mia mente e che non possono, di certo, fare parte delle attuali povere pagine.
In definitiva, Pinuccio Soreca ha fatto parte di una famiglia tradizionale.
Di qui, la sua educazione, l'incarnato riserbo, il rispetto verso qualsiasi interlocutore, nonché la dedizione nei riguardi del malato.
Oggi riposa dopo avere lasciato alla moglie ed alle due figlie l'esempio di una vita degnamente vissuta.
Chi ha conosciuto Pinuccio Soreca ed i suoi familiari non può mai stancarsi di ripetere di avere avuto la magica fortuna di essere vissuto negli anni Settanta, Ottanta, nel periodo, per intenderci, della ripresa, dopo l'ultimo conflitto mondiale e per questo, è difficile, per quanti sforzi possano essere posti in essere, potere accettare, con facilità, un mondo che corre velocissimo, senza sosta, né momenti di riflessione.
Emilio D'Alessandro
Emilio D'Alessandro (nella prima foto in basso), primario urologo al "Rummo" per tanti anni, per noi tutti era un personaggio.
Una figura che, a suo modo, per una vita intera, ha saputo, egregiamente, incarnare il sannita puro sangue, anche quando, negli ultimi anni della sua laboriosa esistenza, manifestando una severa difficoltà alla deambulazione, era stato costretto a girare le strade della città facendo uso di un veicolo a motore in dotazione ai disabili.
Ed anche in tali condizioni non si è perso mai d'animo riuscendo, in questo modo, ad affrontare, sempre ed in ogni momento, a testa alta, le vicissitudini della vita.
Non mancò anche un suo impegno sportivo quale presidente della squadra di basket femminile cittadina.
Fu anche appassionato di tennis e la sua grande gioia era viaggiare.
Storica la sua amicizia con Gianni Minà, noto giornalista e scrittore (nella seconda foto in basso).
L'arrivo di Minà al "Rummo", il che si verificava spesso, per noi costituiva una festa.
Emilio ci invitava tutti, medici ed infermieri ed insieme si trascorreva qualche ora diversa dal solito.
La discussione, che abbracciava i campi più svariati, era, nel contempo, allietata da dolci e prelibatezza a volontà.
Per ricordare, in questo momento, degnamente, Emilio D'Alessandro, è gradito riportare il ricordo scritto dai nipoti nel momento della dipartita lo scorso ottobre. D'Alessandro era celibe.
In esso, si legge: "Addio al dottore Emilio D'Alessandro, medico del mondo e dell'anima. Figura storica della comunità beneventana, Emilio D'Alessandro ha incarnato per decenni un modo raro e profondo di essere medico: intuitivo, presente, mai invadente.
Amico di tutti, rispettato persino dai suoi avversari, ha vissuto una vita fatta di viaggi, passioni e relazioni autentiche.
Presidente del basket femminile di Benevento, appassionato di tennis e viaggiatore instancabile.
Cuba e Gianni Minà tra i suoi riferimenti più cari.
Emilio ha lasciato un'impronta discreta, ma indelebile.
Diceva spesso: "La gratitudine è una malattia del cane, non trasmissibile all'uomo".
E quando la vita lo sorprendeva, sorrideva e concludeva: "E' nat' cos' ".
A chi lo ha conosciuto resta il privilegio di aver fatto parte della sua vita.
Grazie, zio Emilio, soprattutto per averci voluto nella tua.
Con amore, i tuoi nipoti e pronipoti."
Emilio D'Alessandro, spentosi all'età di 86 anni, riposa nel cimitero di Paduli.
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